L'arma in più per l'Italia per uscire dalla crisi è la bellezza e la cultura del nostro Paese. Il 41,3% degli italiani, infatti, secondo una ricerca promossa dalla Fondazione Marilena Ferrari, ritiene il fatto di essere il Paese più bello del mondo, il principale motivo di speranza per l'Italia. A conferma di questa sensazione ci sono anche i numeri, con il mercato della bellezza made in Italy che genera un valore aggiunto di 74 miliardi di euro, pari al 5,4% del Pil (nel 2011). Una ricchezza che però sta perdendo terreno sul fronte industriale, tanto che in 10 anni il valore aggiunto è calato di quasi 8 miliardi (nel 2000 era pari a 82 miliardi, (il 6,1% del Pil di allora). Questo perchè abbiamo perso quote nel mercato dell'abbigliamento (-1,5%), in quello tessile (-2,2%), nelle calzature (-4%).
E ancora nella produzione di mobili (-5,9%). Si è perso, purtroppo, terreno in termini di quote di mercato internazionali in quelle che erano le eccellenze del made in Italy. Ciò ha avuto ripercussioni anche in termini di occupazione. Il mercato della bellezza occupa oggi 1,37 milioni di italiani (il 5,6% del totale degli occupati), mentre nel 2000 gli addetti occupati erano 1,45 milioni (il 6,3% del totale). Sono andati persi perciò circa 80 mila posti di lavoro. Ma cosa si intende per mercato della bellezza?
Il contributo più rilevante arriva dal comparto dei beni culturali che da solo vale un giro d'affari superiore ai 17 miliardi di euro e comprende il turismo culturale, i musei, le mostre , gli alberghi e i ristoranti delle città d'arte.
Segue l'edilizia con un valore di 8,2 miliardi, il tessile e l'abbigliamento (6,8 miliardi), la carta e l'editoria (6,6 miliardi). Scendendo ancora troviamo la meccanica (5,4 miliardi), l'elettronica (5 miliardi), la chimica (3,8 miliardi), legno (3,4 miliardi), gioielleria (3,1 miliardi) e agricoltura e alimentari (2,3 miliardi). Vi è poi un valore residuale di 11 miliardi che proviene da settori non inquadrabili nei precedenti, ma facenti parte del mercato della bellezza.
Come abbiamo visto il mercato ha risentito della crisi e di scelte strategiche sbagliate, negli ultimi dieci anni, ma rappresenta ancora un asset strategico per il Paese.
Per tornare a crescere, l'arte e la bellezza, spiega il Censis, “devono tornare a circolare”, ispirando addetti di settore, imprenditori con il sostegno del mondo della comunicazione.
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