Il Pacchetto di riforme “semplifica Italia” varato dal Consiglio dei Ministri un mese fa aveva come obiettivo quello di rendere meno asfissiante la burocrazia per cittadini e imprese. Un obiettivo primario perchè la burocrazia e le complicazioni del sistema italiano sono da molti ritenuti uno dei freni che ostacolano la rincorsa dell'Italia verso la crescita. L'ultimo studio in questo senso è arrivato dall'Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano che ha analizzato il livello di digitalizzazione dei Comuni italiani. Il risultato è come al solito impietoso e sottolinea che si potrebbero ottenere 2,3 miliardi di euro di risparmi l'anno, semplicemente permettendo il pagamento delle imposte e delle multe online, l'ottenimento dei certificati anagrafici e l'invio telematico delle pratiche allo Sportello Unico delle Attività Produttive.
I risparmi più significativi si otterrebbero con la digitalizzazione dei pagamenti dovuti agli Enti locali (ICI, IMU, Tarsu, multe varie e bollo auto) per un totale di circa 2 miliardi di euro l'anno.
Con l'utilizzo della rete, infatti, si eviterebbero i costi legati alla carta, alle stampanti, alle buste, alle etichette fino alle spese postali. Non è difficile capire che questi risparmi ridurrebbero anche l'impatto ambientale dei Comuni Italiani, ma questo è un aspetto che non è stato calcolato nell'indagine. É stato invece preso in considerazione il risparmio che si potrebbe ottenere evitando di mantenere documenti e pratiche in archivio. Complessivamente la digitalizzazione dei pagamenti porterebbe ad un risparmio diretto, considerando le voci appena elencate, di circa 950 milioni di euro l'anno. Cifra a cui si deve aggiungere il risparmio in termini di efficienza che la digitalizzazione comporterebbe sul lavoro degli impiegati.
Passando ai certificati anagrafici, l'indagine sottolinea che ogni anno ne vengono rilasciati 16,5 milioni. Con la digitalizzazione di tutti i processi connessi al rilascio, dalla richiesta all'erogazione, si potrebbero risparmiare 90 milioni di euro l'anno, di cui 65 costituiti da risparmi di costi e 25 connessi ad una maggiore efficienza degli addetti (800 FTE l'anno).
Infine l'integrazione piena tra front office e back office dello Sportello Unico delle Attività Produttive potrebbe garantire un livello di risparmio di circa 250 milioni di euro l'anno. Otto dei quali connessi a risparmi di costi vivi e i rimanenti derivanti dal miglioramento dell'efficienza degli addetti (7 mila FTE l'anno). Il tutto condito da una riduzione dei tempi medi di evasione delle pratiche di circa il 50% rispetto a quanto avviene ora con tmbri e scartoffie.
Va detto che dal 2003 ad oggi sono stati investiti fonti per introdurre la digitalizzazione negli enti locali (circa 750 milioni), ma il livello raggiunto finora non è sufficiente. L'indagine evidenzia che solo il 16% dei Comuni ha attivato sul proprio sito servizi di pagamento, ma di questi meno della metà permette ai cittadini di consultare la propria situazione debitoria. L'attivazione dei servizi di sportello unico ha raggiunto circa la metà degli enti locali, ma solo un'amministrazione locale su cinque è in grado di gestire l'iter completo delle pratiche a livello informatico.
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