Domenica, 26 Maggio 2013

Back Politica e Società Crescita e Credito Alle Banche: le Parole d’Ordine per Salvare l’Euro

Crescita e Credito Alle Banche: le Parole d’Ordine per Salvare l’Euro


Euro, crescita, credito alle banche

Crescita e accesso al credito per le banche. Sono questi gli ingredienti indicati da Stefano Micossi nelle pagine di Repubblica per tirare fuori l’euro dalla crisi profonda in cui versa. Stefano Micossi è un famoso economista italiano, docente al Collegio d’Europa (scuola di economia internazionale e d’elite), presidente del Comitato scientifico di Confindustria.
Stefano Micossi parte specificando l’obiettivo che, prima di ogni altro, va raggiunto: ridare credibilità all’eurozona. Per realizzare ciò è necessario mettere in campo, almeno all’inizio, misure a breve termine, considerato che ogni mese che passa la situazione peggiora (per colpa dello spread e di altri parametri fuori posto).
In via prioritaria specifica anche quali misure non vanno assolutamente prese. Vanno evitate nuove misure di austerity. Spagna, Italia, Grecia hanno già ‘subito’ abbastanza in termini di politiche restrittive.

Il risultato è stato sì una boccata di ossigeno per i conti pubblici, ma anche il peggioramento del clima di fiducia e il conseguente calo di consumi / calo del Pil. E’ ovvio che la sfiducia a livello nazionale contagia anche il clima estero, minando la credibilità dell’intero sistema. Che fare dunque?
L’economista pone l’accento sulla crescita. La crescita porta ricchezza, dilata la base imponibile e favorisce l’aumento delle entrate. Un paese in crescita, inoltre, acquisisce credibilità di fronte agli investitori.

Stefano Micossi propone alla Bce di abbassare i tassi di riferimento, portandoli vicini allo zero, e, conseguentemente di ricominciare ad acquistare i titoli di debito dei paesi in sofferenza. In questo modo verrebbero messi – almeno parzialmente – al sicuro dai venti burrascosi del mercato e si offrirebbe un’immagine un tantino più solida agli investitori internazionali e non.
Il secondo intervento che l’economista suggeriste coinvolge il Fondo Salva Stati. Esso non va semplicemente ampliato ma va anche modificato nella modalità di erogazione del credito. Attualmente il passaggio di denaro avviene attraverso la gestione delle tesorerie nazionali e questo pone in essere un vincolo tra banche e governi che si tramuta in un contagio di sfiducia.
Sul fronte della condivisione del debito la faccenda è ancora più seria: la Germania non intende procedere all’emissione degli eurobond. C’è però un sistema di condivisione che permetterebbe al paese della Merkel di non essere coinvolta nel rimborso del debito altrui: il Fondo europeo di rimborso, progettato dal Consiglio degli esperti economici tedeschi. Eccone il funzionamento: ogni paese trasferisce la quota del proprio debito eccedente il 60% del Pil al Fondo, questi in cambio trasferisce agli Stati titoli di debito a basso interesse. In questo modo l’unico elemento ad essere condiviso sarebbe la differenza tra gli interessi ‘vecchi’ (quelli del debito trasferito al Fondo) e gli interessi ‘nuovi’ (quelli dei titoli provenienti dal Fondo).
Sullo sfondo, opererebbe il ‘Fiscal compact’, accordo raggiunto di recente. Esso dovrebbe garantire che i paesi in sofferenza non creino altro debito.  
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