Se secondo la Banca d'Italia le il 22% delle famiglie non ha redditi sufficienti per coprire i consumi, non va meglio sul fronte dei risparmi, una volta vero e proprio marchio di fabbrica del popolo italiano.
Secondo quanto pubblica l'Istat, infatti, la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata lo scorso anno al 12%, il valore più basso dal 1995 ed in calo di sette decimi di punto rispetto all'anno precedente. La riduzione del tasso di risparmio è il risultato di una crescita del reddito disponibile (+2,1%) inferiore alla dinamica della spesa per consumi finali (+2,9%).
Sul fronte del reddito disponibile delle famiglie in termini reali (cioè tenendo conto dell'inflazione), ovvero il potere d'acquisto, il rapporto sottolinea che lo scorso anno è calato dello 0,5% rispetto al 2010.
Il calo è stato particolarmente evidente nell'ultimo trimestre dell'anno con una flessione su base annua dell'1,9% e dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. In termini nominali, come abbiamo detto, il reddito disponibile è aumentato dell'2,1%
Sul fronte delle imprese, l'Istat sottolinea che la quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 40,4%, anche qui si tratta del valore più basso dal 1995, con una riduzione di 1,1 punti percentuali rispetto all'anno precedente. L'attività di investimento delle società non finanziarie ha rallentato rispetto all'anno precedente, infatti gli investimenti lordi sono cresciuti nello scorso anno dell'1,6% rispetto all'8% del 2010. Il tasso di investimento, cioè il rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto lordo, è stato pari al 22,3% in contrazione di un decimo di punto rispetto all'anno precedente, ma ad un valore che è ancora inferiore di 2 punti percentuali rispetto ai livelli pre crisi. L'analisi del grafico mostra che dopo la riduzione massima osservata nel terzo trimestre 2009 (tasso intorno al 20,5) si è assistito ad un recupero fino al primo trimestre 2011 (tasso al 23%), quando poi c'è stata un inversione di tendenza che ha portato il valore al quarto semestre dell'anno al di sotto del 22%.
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