La Pubblica Amministrazione è protagonista, in questi giorni di estate, dell’agenda politica. Si susseguono ipotesi di tagli che preoccupano alcuni partiti e vedono d’accordo altri. Tutto è inserito nella più generale questione della Spending review.
Il ‘caso Pubblica Amministrazione’ va considerato in termini di bilancio finanziario. Vanno trovati in fretta 9 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva a ottobre, che avrebbe effetti disastrosi sulla già apocalittica situazione dei consumi in Italia.
Tuttavia, entra in gioco anche in fattore di crescita. Se si razionalizza la Pubblica Amministrazione, aumenta il Pil. Efficienza, in questi casi come in molti altri, vuol dire produttività. A dichiararlo è stato nientemeno che Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che è intervenuto all’assemblea degli industriali pugliesi, tenutasi a inizio luglio. “C'è una stima del centro studi di Confindustria -da cui risulta che una riduzione dell'uno per cento dell'inefficienza della Pubblica Amministrazione porterebbe automaticamente all'incremento dello 0,9% del Pil”.
Sono parole, queste, che hanno incontrato una fredda accoglienza dal mondo politico. In generale, c’è la tendenza ad aspettare di vedere i contenuti. I rischi, infatti, sono molteplici. I più scettici pensano che una razionalizzazione della Pubblica Amministrazione si possa risolvere in una ondata di licenziamenti che sì porterebbero un po’ di sollievo alle casse italiane, ma getterebbero nello sconforto migliaia di famiglie.
Cosa vuol dire questo? Grilli potrebbe aver suggerito, tra le righe, di accorpare le strutture e mondarle degli elementi deboli. In linea di massima sarebbe un intervento giusto, se non mettesse a repentaglio il tenore di vita del personale.
Parallelamente, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha ribattuto dicendo che più che tagli, il paese ha bisogno di una consistente patrimoniale. Insomma, i soldi vanno presi dove ci sono, senza che si gravi ancora di più sulle spalle dei lavoratori, già vessati dalle politiche di austerity decise e varate dal Governo.
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