Le imprese italiane sprecano 60 giorni
lavorativi l'anno in burocrazia, mentre ammontano ad un miliardo di
euro i maggiori oneri per i ritardi nei pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Sono questi alcuni dei dati denunciati oggi durante
l'assemblea generale di Confartigianato e riportati dal presidente
Giorgio Perrini, nella sua relazione
.
Le misure contro i costi della burocrazia, che dovrebbero, secondo
gli obiettivi di Governo e Agenzia delle Entrate essere tagliati
del 25% entro il 2012, vengono definite, nella relazione, come
troppo timide, quasi una tele di Penelope. Il risultato è cioè
quello di fare un passo avanti da un lato e due indietro dall'altro,
considerando anche il fatto che gli interventi di semplificazione
promossi dallo Stato
centrale vengono spesso sovente vanificati
dalla regolamentazione e dalla prassi amministrativa regionale e locale.
Secondo l'Organizzazione, inoltre, i
tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti delle
imprese fornitrici sono il triplo della media europea e rappresentano
un fenomeno che trascina e giustifica i ritardi nei pagamenti
delle imprese grandi verso le piccole. Piccole imprese che risultano
schiacciate da questo meccanismo in quanto non hanno la forza
contrattuale per far valere i propri diritti e piuttosto che perdere
clienti accettano la situazione, con conseguenze spesso pesanti,
soprattutto per quanto riguarda la gestione della cassa. Inoltre va
risolta questa ambivalenza dello Stato, inflessibile nei tempi e nei
modi della riscossione coattiva da un lato e decisamente inefficiente
nelle modalità di rimborso e pagamento, senza che per le imprese
esista un sistema di compensazione tra crediti e debiti vantati nei
confronti della Pubblica Amministrazione.
Non va meglio sul fronte della
giustizia civile, visto che per vedere riconosciuti i propri diritti,
le imprese (ma anche i cittadini) devono aspettare in media 1.108
giorni, vale a dire 3 anni e 13 giorni, ovvero il tempo di un procedimento in un Tribunale ordinario.
Senza contare, prosegue
Confartigianato, le conseguenze delle mancate liberalizzazione dei
servizi pubblici locali, che potendo sottrarsi alle regole del
mercato crescono molto più in fretta che l'inflazione .
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Sul fronte fiscale la relazione denunciare un carico tributario in Italia superiore di 3,5 punti di PIL alla media europea, pari cioè a 54 miliardi di euro di maggiori imposte per i contribuenti italiani. Mentre agli imprenditori la burocrazia fiscale richiede 285 ore lanno, equivalenti a circa 36 giorni lavorativi, cioè il 43% in più rispetto alla media Ocse.
Confartigianato chiede poi un maggior coordinamento delle attività ispettive nei diversi ambiti, visto oggi in Italia sono 29 gli enti che si occupano di controlli: 7 nellambito del lavoro e previdenza, 8 per l'ambiente, 4 per il fisco, altri 4 per agevolazioni e incentivi, 11 per la concorrenza, appalti e privacy e 9 per l'alimentazione.
Per quanto riguarda il problema dell'occupazione giovanile, Confartigianato chiede che sia accorciata la distanza tra questi due mondi, che ad oggi presenta da un lato oltre 2 milioni di giovani non studiano né lavorano ed allo stesso tempo, nonostante la crisi il 26,7% delle figure ricercate dalle imprese rimane irreperibile.
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