Nei giorni scorsi abbiamo visto come l'Italia si sia piazzata al 35° posto nel Global Innovation Index, la classifica di INSEAD che ordina i Paesi in base al livello di sviluppo dell'innovazione. Una posizione di certo non di rilievo che testimonia come il nostro Paese non sia certo tra i più competitivi in termini di innovazione e che fa il paio con quella ricevuta nel Global Competitiveness Report 2011-2012
elaborato dal World Economic Forum.
Il nostro Paese infatti nella classifica annuale della competitività raggiunge solamente il 43° posto, in risalita di cinque posizioni rispetto allo scorso anno, ma lontanissimo dai grandi Paesi industrializzati.
Subito prima di noi troviamo Paesi come Barbados, Polonia, Tunisia e Thailandia, ma ci finiscono davanti anche Porto Rico (35° posto), Estonia (33°) e Cile (31°). Insomma Paesi che non si possono definire certo potenze economiche! Ai vertici della classifica troviamo nell'ordine la Svizzera, che conferma il primo posto dello scorso anno, seguita da Singapore e Svezia, che invece rispetto alla classifica di un anno fa presentano posizioni invertite. La top ten è dominata dai Paesi Europei, con l'eccezione, (oltre che di Singapore) degli Stati Uniti al quinto posto e del Giappone al nono. Tra le grandi economie europee troviamo la Germania al sesto posto, il Regno Unito al decimo e la Francia al diciottesimo posto. Completano le prime dieci posizioni la Finlandia al quarto posto, l'Olanda al settimo e la Danimarca all'ottavo posto. Chiudono invece la classifica il Ciad, Haiti e il Burundi, rispettivamente al 142°, al 141° e al 140° posto.
Ma perchè l'Italia è così indietro in classifica, risultando il paese del G7 con il ranking più basso?
Secondo il rapporto il nostro Paese continua a fare bene nelle aree più complesse misurate dall'indice, soprattutto per quanto riguarda la raffinatezza del tessuto imprenditoriale (dove ci classifichiamo al 26° posto) e per la produzione di beni di elevato valore con uno dei sistemi imprenditoriali tra i migliori al mondo (siamo al secondo posto assoluto). Decisamente positiva è anche la dimensione del mercato italiano, il nono più grande al mondo, che permette al nostro Paese di sfruttare : “significative economie di scala”.
Aspetti negativi che penalizzano pesantemente la competitività italiana, definiti come debolezze strutturali dell'economia del nostro Paese, sono invece l'estrema rigidità del mercato del lavoro, che in quanto ad efficienza si pone al 123° posto e il sistema finanziario nel suo complesso che risulta non sufficientemente sviluppato per fornire i fondi necessari per lo sviluppo delle imprese (97° posto).
Altre debolezze istituzionali includono elevati livelli di corruzione, la forte presenza della criminalità organizzata e una mancanza di percezione di indipendenza nel sistema giudiziario, che aumenta i costi per le imprese e mina la fiducia degli investitori. Caratteristiche che ci relegano all'88° posto per quanto riguarda il sistema istituzionale.
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