Secondo, Bribe Payers Index (B.P.I.) di Trasparency International, l'Italia per quanto riguarda la corruzione percepita è al 15° posto tra i 28 Maggiori Esportatori. Un risultato pessimo che, fa il paio con quello raggiunto dal nostro Paese nel Corruption Perception Index (C.P.I.) sempre realizzato da Trasparency International e che analizza la percezione della corruzione presente nel settore pubblico e nella politica. L'Italia infatti su 183 Paesi del Mondo analizzati si è piazzata 69° posto complessivo con un punteggio di 3,9 su 10 e al quartultimo posto in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.
Insomma l'Italia ottiene lo stesso punteggio del Ghana e si trova subito dietro Paesi come la Slovacchia, il Montenegro e la Croazia che di certo hanno subito negli ultimi decenni processi di ricostruzione nazionale più travagliati del nostro. Il tutto poi suona ancora più anacronistico se pensiamo che ai tempi di tangentopoli, quando le inchieste dei Pm fecero crollare una prima repubblica permeata di Corruzione, eravamo al 33° posto in classifica, ben 36 posizioni in meno di adesso.
In testa alla classifica
troviamola Nuova Zelanda con un punteggio di 9,5, seguita da pari merito da Finlandia e Danimarca con 9,4 e dalla Svezia con 9,3. Tra i Big Europei la Germania si trova al 14° posto, il Regno Unito al 16° e la Francia al 25°.
Secondo la presidente di Transparency International Italia (TI-It), Maria Teresa Brassiolo, è necessario che in Italia tutte le forze politiche, le istituzioni, il mondo imprenditoriale e la società civile si uniscano e lavorino per abbattere questo livello di corruzione. I risultati sarebbero quelli di rendere minori spesa pubblica e quindi debito, liberando risorse per impiegarle dove necessario e ottenendo pure l'effetto di attrarre maggiormente gli investitori stranieri. Soprattutto in questi tempi dove tutti cercano una ricetta per la crescita, inserire nei programmi politici e istituzionali l'obiettivo di contrastare la corruzione potrebbe rivelarsi la mossa giusta per liberare il Paese dal fango in cui si è impantanato.
Inoltre il contrasto agli sprechi pubblici, alla corruzione e all'economia sommersa, compresa quella in mano alla criminalità, risulta un fattore decisivo per la ripresa economica. Il conseguente recupero delle risorse finanziarie che deriverebbe da un'azione efficace di lotta alla corruzione potrebbe poi essere utilizzato per allineare il prelievo fiscale italiano (ora il terzo più alto in Europa) a quello medio, dando un ulteriore spinta alla crescita.
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