L'Italia si trova ad affrontare sacrifici pesanti per il fatto di avere un debito pubblico enorme, intorno ai 1900 miliardi di euro (1896 miliardi e rotti, secondo il preciso contatore aggiornato in tempo reale sul sito dell'Istituto Bruno Leoni). Questa enorme spada di Damocle che pende sulle nostre teste è corresponsabile (assieme allo scarso andamento del Pil) delle varie manovre correttive che si sono succedute negli anni e che dal 2000 fino alla manovra estiva del governo Berlusconi hanno richiesto ben 2588 euro a testa per correggere il deficit di bilancio.
Tornando al debito pubblico e in particolare ai motivi della sua esplosione, si sente spesso la classe politica odierna scaricare la patata bollente su quella del passato, mentre qualche residuato della Prima Repubblica, che non ha nessuno con cui prendersela, spesso racconta che l'aumento del debito si è reso necessario per mantenere la democrazia in Italia o per favorire lo sviluppo sociale del Paese.
“Scarica barile” e “politologia” a parte è importante capire quando l'Italia ha iniziato a scavarsi la fossa aumentando oltre misura il proprio debito. In questo senso è molto interessante uno studio pubblicato da Eutekne.info
che basandosi sui dati Istat dimostra che il 56.5% del debito pubblico si è formato nella Seconda Repubblica, dai tempi di Tangentopoli ai giorni nostri insomma.
Nello specifico il 43,5% del debito pubblico si è formato durante la Prima Repubblica, Prima dell'insediamento del primo Governo Amato del 28 giugno 1992, il rimanente 56,5% del debito complessivo (al 31 dicembre 2010) è stato accumulato durante i governi della Seconda Repubblica. Risolto questo primo dubbio, lo studio ha analizzato anche i Governi della Seconda Repubblica che hanno contribuito maggiormente a creare o accumulare debito pubblico.
La classifica vede in testa i Governi presieduti da Silvio Berlusconi che complessivamente è stato a capo dell'esecutivo per 3018 giorni e ha accumulato debito di 505,113 miliardi di ero, vale a dire il 27,41% del totale del debito pubblico. Segue al secondo posto Romano Prodi che nei suoi giorni di Governo (1608) ha accumulato 162,391 miliardi di debito, l'8,81% del totale. Al terzo posto troviamo Amato che nei suoi 717 giorni di governo tecnico ha accumulato debito per 122.278 miliardi (6,64% del totale). Segue Ciampi con 377 giorni di governo tecnico e 113,370 miliardi di debito accumulato (6,15%), Dini con 485 giorni di governo tecnico e 101,530 miliardi di debito (5,51%) e D'Alema che nei suoi 551 giorni di governo ha accumulato debito per 38,589 miliardi di euro (1,99% del totale).
LA SPESA PUBBLICA
Sul fronte della spesa primaria solo due Governi, sostiene lo Studio, sono riusciti a ridurla e 2 a lasciarla pressoché invariata, al netto dell'inflazione. Quelli che l'hanno ridotta sono stati il Governo Ciampi (-0,54%) e il primo Governo Berluscono (-1,20%) mentre il Primo Governo Amato e il Governo Dini l'hanno lasciata più o meno invariata, sebbene in crescita rispettivamente del +0,47% e del +0,14%. Dal primo Governo Prodi (1996) la spesa pubblica è tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%), tornando a scendere con i Governi D’Alema (+2,87%) eil Secondo Governo Amato (+2,44%), per poi salire di nuovo sensibilmente nel secondo Governo Berlusconi. Nei cinque anni che vanno dal 2001 al 2006 la spesa pubblica è infatti cresciuta del 16,95%.
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