Venerdi, 6 Dicembre 2019

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Governo Tecnico: Non Solo Democratico Ma Anche Legittimo Sia Storicamente Che Filosoficamente


governo tecnico, Roma

Nel precedente articolo abbiamo visto perchè il governo tecnico non può essere considerato un atto antidemocratico, facendo riferimento proprio alla Costituzione Italiana. Ora vogliamo vedere, allontanandoci dal panorama prettamente legislativo, perchè la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio è legittima sia storicamente che ‘filosoficamente’. La filosofia che sta alla base del governo tecnico è una ‘filosofia dell’emergenza’. L’associazione Monti-capo di governo nasce in virtù di una situazione critica che l’Italia sta vivendo, di un baratro sempre più vicino e che la politica non è riuscito ad allontanare.  

I precedenti sono numerosi: uno su tutti, il governo Ciampi del 1993, anch’esso tecnico, che ebbe lo scopo di portare il paese fuori dalla crisi politica scoppiata con Tangentopoli e dalla crisi economica che rischiava veramente di disintegrare il sistema Italia. Proprio come oggi. Anzi, la situazione attuale, a detta di tutti i soggetti economici e politici, è ancora più seria.

Soprattutto perchè non è possibile oggi agire per svalutare la moneta e correggere così il debito.
D’altronde, le ragioni filosofiche della nascita di un governo ‘sui generis’ hanno una loro consistenza sin dagli albori della democrazia. La ‘sospensione della democrazia’, che oggi si sostanziaerebbe con il rinvio alle elezioni in un prossimo futuro, era uno strumento in voga già nella Roma antica. A quel tempo l’elemento democratico era garantito dalla divisione del potere tra le varie cariche politiche (magistrature). Ciò, allora come oggi, assicurava concertazione nelle decisioni ma ‘rallentava’ il sistema. In situazioni di criticità, spesso dopo una sconfitta che minacciava l’esistenza stessa dello Stato romano, il senato eleggeva un dittatore a cui erano conferiti i poteri di tutte le magistrature. Si verificava, dunque, una sorta di ‘sospensione della democrazia’ in modo da garantire al processo decisionale una velocità altrimenti impossibile. Tutto ciò per superare l’emergenza e salvare l’Urbe.
Ritornando al presente, non è una guerra quella che l’Italia sta combattendo? Forse con sé stessa, più probabilmente contro il clima di sfiducia che si è abbattuto nel paese ( e sull'Unione Europea) e che rende costosissimi i nostri titoli di debito, ma pur sempre guerra perché questa volta il Bel Paese rischia sul serio la bancarotta. A ben vedere, Monti non è un dittatore, ma allo stesso modo, come succedeva nella Repubblica Romana e come è sempre successo in casi di emergenza, è stato necessario sacrificare il concetto di democrazia fine a sé stessa sull’altare della salvezza nazionale. E’ proprio da questo che si vede la maturità di un regime democratico: dalla sua capacità, se strettamente necessario, di alleggerire l’elemento democratico nella complessa miscela della ‘macchina Stato’.

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