Lunedi, 9 Dicembre 2019

Back ECONOMIA Categorie Politica e Società Il PIL Del Mezzogiorno è Cresciuto di 18 Volte Dal 1861, ma Rimane Ancora Pari al 59% Del Nord

Il PIL Del Mezzogiorno è Cresciuto di 18 Volte Dal 1861, ma Rimane Ancora Pari al 59% Del Nord


graph2402.gif
  • Prec.
  • 1 of 2
  • Succ.

Ieri alla Camera la Svimez ha presentato il rapporto : “150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud 1861-2011” in cui viene analizzata l'evoluzione della “questione meridionale” dall'unità d'Italia ai giorni nostri.
Secondo il rapporto, nonostante il Sud abbia cercato di recuperare il divario col Nord, l'Italia al 2011 resta ancora un Paese spaccato a metà. Ma quando si è creato questo divario che pare oramai quasi insanabile?
Secondo la Svimez è nei primi 100 anni dell'Italia che si è creato il divario tra Il Nord e il Sud del Paese. Infatti, nel 1861 il Pil tra le due aree era simile, mentre 150 anni dopo, o quasi il Pil del Mezzogiorno è pari al 59% del Centro-Nord. E questo nonostante il Pil del Mezzogiorno sia cresciuto di 18 volte dall'Unità d'Italia ai nostri giorni.
La causa principale del divario rimane l'occupazione che continua a mancare al Sud. Se, infatti, il tasso di occupazione del Mezzogiorno nel 1951 era pari all’81% di quello del Centro-Nord, nel 2009, tale valore è sceso al 68,9%.
Ma c'è stato nel tempo un periodo in cui il Sud ha recuperato terreno, o quantomeno ha corso come il Nord?
Si! Infatti, la Svimez riporta che tra il 1952 il 1973 il Pil pro capite del Mezzogiorno è cresciuto del 4,6% all’anno, contro il 4,8% del Centro-Nord.
Ciò fu possibile grazie agli investimenti industriali, cresciuti al Sud del 7,9% contro il 6,3% del Centro-Nord, nel periodo considerato.
La quota che lo Stato ha destinato agli investimenti industriali per il Sud rispetto al totale nazionale, è raddoppiata, passando dal 15% degli anni 50 al 33% degli anni 70. Gli investimenti industriali e quelli statali hanno permesso un aumento del numero medio di addetti nelle imprese, nel Mezzogiorno di oltre 4 volte, passando da 11,6 a 48,7, mentre al Centro-Nord si scende dai 69,6 ai 52,4. Dietro questi numeri, sottolinea il rapporto, c'è l'operato della Cassa per il Mezzogiorno, nata a metà del secolo scorso con l’intento di creare le condizioni per l'attrazione di aziende e investimenti.
Si tratta, spiega il rapporto, di uno sviluppo senza occupazione, visto che dal dal 1951 al 1974 vi è una forte corrente migratoria dal Sud verso il Nord che sposta 4,2 milioni di persone, con punte di 240 mila all’anno negli anni 60.



COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI



DATI POSITIVI: SPERANZA DI VITA E ISTRUZIONE
I segnali più positivi derivano dai progressi raggiunti in termini di qualità della vita e scolarizzazione.
Per quanto riguarda la speranza di vita nel 1910 il divario tra Nord e Sud era piuttosto significativo. In Veneto si viveva 4 anni in più che in Campania e 8 anni più che in Puglia. Già nel 1970 la situazione era ribaltata con una speranza di vita al Sud di 69,9 anni, quasi due anni in più del Nord-Ovest (68). Sul fronte dell'istruzione nel 1861 gli analfabeti al Sud d erano pari al'87% della popolazione meridionale contro il 67% del Centro-Nord. Mentre nel 2009 il tasso di iscrizione all’Università del Sud ha raggiunto quota 51,5% contro il 42,% del Centro-Nord. Nel complesso, spiega il rapporto, guardando agli anni di istruzione pro capite, la differenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord nel 2010 si era ridotta a mezzo punto percentuale (9,6 anni contro 10,1).

 

Importo  € Durata mesi
Finalità Anno di nascita  
PrestitiOnlinePrestitiOnline è un servizio di CreditOnline Mediazione Creditizia S.p.A.
P. IVA 06380791001 - Iscrizione Albo Mediatori Creditizi presso Banca d’Italia n°631
RISORSE:

blog comments powered by Disqusblog comments powered by Disqus
  • Ultime Lavoro

  • Fisco e Tasse

  • Scuola ed Istruzione

  • Politica e Società

Alimentari

alimentari

Assicurazioni

assicurazioni

Energia

energia

Case ed Immobili 

immobili

Risparmio

moneybox
Facebook
Twitter
Rss
FriendFeed