Già lo scorso maggio l'Ocse aveva bacchettato i Paesi membri segnalando che il divario tra i ricchi e i poveri di uno stesso Paese stava aumentando e si rendeva perciò necessario agire per ridurre questo Gap.
L'Organizzazione per lo sviluppo economico è tornata sull'argomento con il rapporto “Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising”, sottolineando che questo divario ha raggiunto il suo livello più alto da oltre 30 anni, per cui i Governi devono agire tempestivamente per affrontare questa disuguaglianza. Oggi, nei Paesi Ocse, il reddito medio del 10% della popolazione più ricca è circa 9 volte quello del 10% più povero, e anche Paesi dove storicamente si registrava maggiore uguaglianza come Germania, Danimarca e Svezia hanno visto il gap passare da 5 a 1 a 6 a 1.
In Italia la differenza di reddito tra ricchi è poveri è di 10 volte, come in Giappone e nel Regno Unito, mentre Paesi dove la disuguaglianza è ancora maggiore sono Israele, Stati Uniti e Turchia con un rapporto di 14 a 1 e Cile e Messico dove il Gap tra i redditi di ricchi e poveri è di 25 a 1.
Vediamo più da vicino il caso italiano.
La disuguaglianza dei redditi tra le persone in età lavorativa è aumentata nei primi anni novanta e da quel momento è rimasta ad un livello elevato, nonostante, rileva l'Ocse, un leggero calo verso la fine di questo decennio. Nel 2008 il reddito medio del 10% più ricco della popolazione era di 49.300 euro, praticamente 10 volte tanto il reddito medio del 10% più povero (4.877 euro). Si è passati da un rapporto di 8 a 1 degli anni novanta all'odierno rapporto di 10 a 1.
Secondo quanto riporta l'Ocse l'aumento dei redditi da lavoro autonomo che si è avuto durante gli anni ha contribuito in maniera importante all'aumento della disuguaglianza dei redditi da lavoro. La loro quota sul totale dei redditi è aumentata del 10% dalla metà degli anni Ottanta e questi redditi da lavoro autonomo sembrano ancora predominare tra le persone con i redditi più alti, al contrario di quello che accade in molti Paesi Ocse.
Un altro aspetto, sottolineato nel rapporto è che sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro. Questo aspetto prettamente sociale ha contribuito per l'Ocse ad un terzo dell'aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie. La prima causa dell'aumento della disuguaglianza totale è però riconducibile alla disuguaglianza dei redditi da lavoro maschile.
Che fare allora?
Secondo l'Ocse
la prima leva da muovere per ridurre le disparità è quella dell'occupazione, creando posti di lavoro qualitativamente e quantitativamente migliori, che offrano buone prospettive di carriera e la possibilità concreta di sfuggire alla povertà. Un ambito in cui l'Italia di oggi fatica a muoversi, sia a causa di un sistema formativo poco adatto al mondo del lavoro sia a causa della scarsa mobilità all'interno dello stesso posto di lavoro, con molti lavoratori che si sentono sottoutilizzati e con possibilità di carriera minime, soprattutto per le donne.Infine l'Ocse sottolinea che l'aumento della quota di popolazione con retribuzioni più elevate, deve suggerire all'autorità la possibilità di riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità, di modo che chi ha di più contribuisca in maniera giusta al pagamento delle tasse. Insomma, pensare ad una patrimoniale come esiste in Francia e che il Governo Monti ha introdotto solo in minima misura nella manovra Salva Italia, anche a causa del forte veto politico di una parte del parlamento.
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