Lunedi, 20 Gennaio 2020

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L'Industria Stenta A Ripartire, Occorre Investire In Attività Specializzate Per Rilanciare il PIL


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L'industria, in tre anni, ha perso 507.800 posti di lavoro e ad inizio 2011 il livello dello della produzione industriale è ancora inferiore del 19% rispetto a quello dell'estate 2007. È questo il quadro impietoso che esce dall'Ottavo Rapporto Industria CISLOttavo Rapporto Industria CISL, presentato oggi a Roma e realizzato dal Dipartimento Industria dell'Organizzazione sindacale.
Stando ai dati pubblicati la produzione industriale, comprese le costruzioni, è cresciuta in termini tendenziali del 6,4% nello scorso anno, recuperando solo in parte il crollo del 18,9% subito nell'annus horribilis 2009 e quello del 2008 (-3,4%). Per cui, seppur in maniera modesta, una certa ripresa industriale c'è stata, anche se, sottolinea la Cisl in maniera tutt'altro che omogenea tra i vari settori industriali.

La manifattura ad esempio ha recuperato in media il 6,8%, ma con valori che vanno dal +16,2% nella fabbricazione di macchinari ed attrezzature al +1% di legno, carta e stampa.
Le costruzioni invece continuano a soffrire e rappresentano un settore in cui la ripresa economica non si è avvertita, tanto che i livelli produttivi del 2010 sono stati inferiori a quelli dell’anno precedente.
Un ripresa economica che, secondo il rapporto, appare già fiaccata visto che, in questo primo semestre del 2011, alcuni comparti appaiono in difficoltà per quanto riguarda i volumi produttivi, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno. Tra questi soprattutto il settore della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (-7,1% su gennaio-maggio 2010), quello tessile, dell'abbigliamento e delle pelli (-3,7%), il comparto della fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%) e quello della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-1,2%). dall'altra parte però, vi sono anche settori in crescita come quello della fabbricazione di macchinari ed attrezzature (+13,3%), la metallurgia (+8%) e quello delle materie plastiche (+3,4%).

Sul fronte del fatturato si registra, in termini correnti, un aumento del 12% nei primi quattro mesi del 2011, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno, trainato soprattutto dalla domanda estera, il cui fatturato è cresciuto su base annua del 15,5%.

OCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE
Nel primo trimestre 2011 l'industria manifatturiera italiana risulta aver perso il 7,2% dei posti di lavoro rispetto all'analogo periodo del 2008, pari a circa 363 mila unità, di cui 273 mila lavoratori dipendenti. Stesso calo percentuale si registra nelle costruzioni, dove i posti di lavoro persi nel triennio sono stati 145 mila. Sommando i due valori si ottiene quel mezzo milione di posti di lavoro persi durante la crisi, di cui si parlava in apertura.
Il primo trimestre 2011 si dimostra positivo per il manifatturiero, in quanto l'occupazione è cresciuta su base annua dell'1,5% (+2,1% per il lavoro dipendente), soprattutto al Centro (2,4%) e al nord (+1,6%), mentre risulta ancora in calo al Sud (- 0,3%). Situazione diversa per le costruzioni che scontano nel primo trimestre 2011 gli effetti della crisi e vedono l'occupazione contrarsi ancora del 5,3% su base annua.
Per quanto riguarda la Cassa Integrazione, dopo la crescita esplosiva del monte ore registrata nel 2009 (+318% rispetto al 2008) e quella più contenuta del 2010 (+14,6%), è finalmente in calo su base annua del 19,3% nel primo semestre 2011. In ogni caso sottolinea il rapporto a giugno 2011 sono ancora 260 mila le persone coinvolte negli ammortizzatori sociali, di cui circa 174 mila con prospettive occupazionali incerte.


QUALI SOLUZIONI?
Secondo il rapporto il punto focale per uscire da questa situazione di stagnazione industriale è rappresentato dalla crescita del Pil. Alla Cisl sono convinti che sia possibile crescere a ritmi più sostenuti, come dimostrato anche da un recente studio della Banca Monte dei Paschi, realizzato in collaborazione con l’Università della Sorbona di Parigi, secondo cui l'economia italiana può arrivare ad un tasso di crescita del 2% (circa il doppio di quello attuale). Per fare questo però è necessario che il nostro Paese si specializzi in attività altamente produttive e sofisticate che potrebbero dare un contributo alla crescita media annua del PIL pro capite per un valore compreso tra lo 0,7% e l'1,7%.

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