Il mondo sta davvero cambiando. Metà dell’Occidente (gli Stati Uniti) continua a guardare con sospetto e avversione la Cina. L’altra metà (l’Europa) brama il suo aiuto per uscire dalle sacche della crisi. La Cina ci salverà? Attualmente, sembra l’unica in grado di rispondere allo specifico problema che affligge – più di ogni altro – i paesi dell’Eurozona: il debito sovrano. Più che una pura e semplice crisi economica, Italia, Spagna e compagnia bella, soffrono di una crisi di liquidità (come ha dichiarato Barack Obama lo scorso novembre). La stessa liquidità che a Pechino abbonda: le riserve in valuta estera dei cinesi ammontano a 2.847 miliardi di dollari. Equivalenti, giusto per dare un’idea, a circa il 150% dell’intero debito italiano.
Alla luce di questi numeri strabilianti (a cui si aggiungono le statistiche più che positive sulla crescita del Pil), la Cina è considerata da analisti e da operatori economici, persino dai governanti, come una specie di deus ex machina.
Ma la Cina è disposta veramente ad aiutarci e a che prezzo?
Le modalità dell’eventuale intervento cinese sono di tre tipi. Intervento attraverso acquisizione diretta di Titoli di Stato dei paesi europei, intervento attraverso il prestito di denaro al Meccanismo Europeo di Stabilità (l’ex Fondo Salva Stati), intervento indiretto con progetti industriali e di varia natura dentro gli stati europei. Ovviamente, la prima e la seconda opzione sarebbero le più auspicabili ma quelle meno appetibili per Pechino che avrebbe da guadagnarci solo una quota di interessi. La terza opzione, invece, piace molto ai cinesi perché permetterebbe ritorni ben più consistenti.
L’investimento in infrastrutture, l’acquisizione di partecipazioni in compagnie energetiche e società da monopolio per tutta Europa, è la strada che sembra voler seguire la China Investment Corporation (CIC), il Fondo sovrano cinese a cui è affidata buona parte (400 miliardi di dollari!) delle riserve liquide cinesi. Ma si parla anche di un intervento sul Meccanismo Europeo di Stabilità.
In verità, il pensiero cinese in materia di ‘salvataggi’ è diviso tra due esigenze: una è quella di trovare uno sbocco di guadagno nei suoi investimenti, l’altra è quella di salvaguardare l’integrità economica dell’Europa. Se il Vecchio Continente cadesse in profonda recessione, sarebbero grossi guai anche per Pechino, visto che l’Europa è il primo mercato (o quasi) per il Dragone, che ‘va avanti’ ancora ad esportazioni. Salvare l’Eurozona, dunque, sarebbe per la Cina un po’ salvare sé stessa. Ma è proprio questo il punto: alla Cina, dell’Europa, interessano i valori del Pil piuttosto che quelli sul bilancio. Crescita economica significa crescita di consumi e quindi uno sbocco garantito per le merci cinesi. E per far ripartire l’economia di Italia, Francia, Germania sono più utili gli investimenti nelle infrastrutture.
Per questo è molto più probabile che da Pechino insistano su questo tipo di intervento, piuttosto che sul Meccanismo Europeo di Stabilità.
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CREDIT
Rene Mensen
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