Sono passati venti anni da quel 17 febbraio 1992 ma sembra che non sia cambiato nulla. Proprio quel giorno, infatti, iniziava il capitolo mani pulite, destinato a cambiare per sempre il panorama politico dell’Italia. Destinato, sulla carta, a spazzare via tangenti e corruttori.
Oggi, in pieno 2012, siamo punto e a capo. Lo si intuisce dal rapporto della Corte dei Conti, che presenta una situazione drammatica per quanto riguarda la corruzione. E’ un fenomeno diffusissimo e dilagante. Ci costa 60 miliardi di euro ogni anno, senza contare i danni ‘indiretti’. Uno di questi è la scarsa appetibilità dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri, impauriti proprio dall’imponenza del fenomeno corruzione in Italia. Perché la corruzione è un deterrente formidabile alla libertà d’impresa.
Lo stato delle cose è stato riassunto con incisività da Annamari Arganelli, procuratore generale aggiunto alla Corte dei Conti, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2012: “La corruzione mina la fiducia degli investitori stranieri nel mercato italiano e minaccia la libertà d’impresa con mezzi inaccettabili per uno Stato di diritto”.
E’ ovviamente anche una questione di percezione. Il nostro paese oltre a esserlo concretamente, è percepito come corrotto. Trasparence International ci ha inseriti al 62esimo posto (su 180) tra paesi considerati meno corrotti. Siamo davanti a colossi d’onestà come Grecia, Romania e Bulgaria.
Il dato, drammatico, dei 60 miliardi l’anno (quasi tre manovre Monti!) è invece fornito da Saet del dipartimento della Funzione Pubblica.
Un'altra cifra, se possibile ancora più preoccupante, proviene dalla Commissione dell’Unione Europa. Il giro della corruzione in Europa vale l’1% del Pil, ossia 120 miliardi di euro (sempre all’anno). Ciò vuol dire due cose: o il dato è sbagliato, o l’Italia ‘detiene’ il 50% della corruzione di tutto il continente. Un’immensità.
Il procuratore Arganelli ha collegato il problema della corruzione a un altro problema che affligge il sistema Italia: la pesantezza della burocrazia. Da questo punto di vista, la semplificazione normativa rappresenterebbe un’arma per sconfiggere la corruzione. In particolare: “L’elevato tasso di complicazioni amministrative del sistema italiano non solo ostacola la libertà d’impresa, ma alimenta esso stesso la corruzione, utilizzata dalle imprese e dai cittadini come strumento di semplificazione o aggiramento dei vincoli burocratici”.
Corruzione però fa anche rima con evasione. E proprio l’evasione fiscale rappresenta un’altra grande piaga che affligge l’Italia. Soprattutto quella che riguarda l’Iva: il 36% del volume totale di evasione proviene dall’aggiramento dell’Iva. Una percentuale superata solo dalla Spagna (che assomiglia sempre più a un alter ego degenerato).
Il rapporto della Corte dei Conti ha scosso il panorama politico italiano. La prima voce a levarsi è stata, com’era prevedibile, quella dell’Italia dei Valori. Che con Di Pietro ha dichiarato: “Condividiamo l’allarme della Corte, ma le nostre proposte sono rimaste lettera morta”.
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