Nei giorni scorsi abbiamo presentato i
risultati dell'Occasional Paper La
qualità dei servizi pubblici in Italia, della Banca d'Italia,
secondo cui è pesante il gap tra Nord e Sud in termini di qualità
ed efficienza dei servizi. Non è la prima volta che, nostro
malgrado, dobbiamo presentare rapporti o studi che presentano il
Mezzogiorno in pesante ritardo con il resto del Paese. Si sente
spesso parlare di ritardi strutturali del Sud che giustificano il gap
con il centro Nord e di cui si discute da quando è nata l'Italia
(Cd. Questione Meridionale), d'altra canto esistono degli elementi
quantomai attuali che anche oggi impediscono al Mezzogiorno di
riallacciarsi al resto del Paese. Uno di questi è indubbiamente la
presenza capillare della criminalità organizzata. Secondo il dossier della Banca d'Italia I
costi economici della criminalità organizzata, il peso delle
mafie sottrae all'economia del Mezzogiorno diversi punti percentuali
di Pil. L'indagine si è concentrata sulle cinque regioni del Sud al
alta densità mafiosa ( Campania. Calabria, Sicilia, Puglia e
Basilicata) che risultano essere anche quelle con il più basso Pil
pro capite italiano. Soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia
risulta essere concentrato il 75% del crimine organizzato, con le tre
regioni che raggiungono un valore del pil pro capite pari a circa la
metà di quello del Centro Nord. Nel rapporto con l'Europa le cinque
regioni presentano un Pil procapite decisamente più basso della
media (dati 2006): Calabria (67%), Campania (66,1%), Puglia (67,4%),
Sicilia (66,9%), Basilicata (74,3%).
Tornando al rapporto, la Banca d'Italia
evidenzia che la presenza della criminalità organizzata nel
Mezzogiorno, rispetto alle regioni del Nord, sottrae all'economia il
15% del pil pro capite. Le conseguenze di questa presenza si
intrecciano in modo complesso nell'economia del mezzogiorno
stravolgendo le regole del fare impresa, e scoraggiando gli
investimenti stranieri. Le mafie, infatti, non sono soggette né a
rischio di impresa né alle logiche delle concorrenza, che quando
esiste o viene acquistata o distrutta. In concreto su un campione di 800 imprenditori operanti nelle cinque regioni
analizzate, circa il 60% ha dichiarato di subire condizionamenti da
parte della criminalità, mentre il 40% ha denunciato ripercussioni
negative sul fatturato.
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Anche il tentativo di recupero economico delle imprese in odore di mafia risulta complesso, visto che solo il 6% delle aziende sequestrate alle mafie perviene nella disponibilità dello Stato con capacità operative. In più solo il 32,7% delle aziende confiscate trova destinazione, mentre nei restanti casi il procedimento di assegnazione si chiude con un nulla di fatto, per cause di forza maggiore. Le aziende che trovano una destinazione nella vendita o nell'affitto corrispondono solamente all'11% del totale, mentre il restante 89% vengono messe in liquidazione con danno economico per l'intera comunità.
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