Sabato, 7 Dicembre 2019

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Mezzogiorno: Aumenta il Divario con il Resto Del Paese per Quanto Riguarda PIL e Occupazione


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La crisi economica che ha interessato l'Europa e il Mondo nel biennio 2008-2009 ha avuto gravi ripercussioni anche in Italia, come abbiamo avuto modo di vedere, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Se, infatti, in questo biennio nero il Mezzogiorno ha perso una percentuale del proprio prodotto interno lordo inferiore rispetto a quella del Centro-Nord (-4,6% contro -5,4%) è anche vero che la ripresa economica al Sud è stata decisamente piatta, con una crescita nel 2010 dello 0,2% contro l'1,7 del Centro-Nord.
Per cui se si analizza i tassi di crescita del pil in termini reali , nel periodo 2008-2010 si scopre che a fronte di un dato medio italiano del -5,2%, il Centro Nord ha fatto registrare una perdita di valore del 4,9% contro il 6,1% del Mezzogiorno.

Sono questi alcuni dei dati pubblicati dallo Svimez, nella nota di presentazionenota di presentazione del rapporto 2011, dai quali è emerso che il Mezzogiorno ha subito più del Centro- Nord le conseguenze della crisi: con una caduta maggiore del prodotto ed una riduzione ancora più pesante dell’occupazione. Per quanto riguarda il Pil, il rapporto segnala che nel 2010 si è allargato ulteriormente il divario tra il Nord e il Sud del Paese, con il prodotto che a prezzi costanti è stato pari al 30,9% di quello del resto del Paese, rispetto al 31,3% del 2007. Passando all'analisi del Pil pro capite nel 2010 il valore del Mezzogiorno è pari al 58,8% di quello del Centro- Nord, 3 decimi di punto percentuale in più rispetto al dato del 2009 e 2 punti in più rispetto al 2000. In valori assoluti il Pil pro capite nazionale è stato nel 2010 di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno.

Sul fronte dell'occupazione il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2010 ha registrato una caduta dell'occupazione del 4,3% contro l'1,5% del Centro-Nord, con ben 281 mila unità perse su un totale di 533 mila posti di lavoro persi in Italia. Al Sud, fa sapere il rapporto pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si è concentrato quasi il 60% delle perdite dei posti di lavoro determinate dalla crisi.
Da una parte si è registra la diminuzione della base di occupazione stabile (-4,3%), dall'altra parte sono diminuiti i lavoratori atipici (-4,6%), mentre la caduta della componente autonoma è stata del 3,3%. Il tasso di occupazione del Mezzogiorno è passato dal 46,1% del 2008 al 43,9% del 2010, facendo segnare una contrazione percentuale più marcata che nel Centro-Nord (dal 65,7% al 64% nello stesso arco di tempo).
Il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno è invece cresciuto dal 12% del 2008 al 13,4% del 2010, risultando più che doppio di quello registrato nel Centro Nord (6,4%), ma fa notare lo Svimez il tasso di disoccupazione effettivo sfiora il 25% se si considera anche chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo. Valori drammaticamente bassi sono quelli registrati in Campania dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, ma non va molto meglio in Calabria (42,2%) e in Sicilia (42,6%).
Infine per quanto riguarda l'occupazione giovanile lo Svimez sottolinea che nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) ha raggiunto nel 2010 appena il 31,7%, in calo di 1,6 percentuali rispetto al 2009. Decisamente preoccupante il dato relativo al tasso di occupazione delle giovani donne, che raggiunge solo il 23,3% del totale, contro il 56,5% del Nord del Paese.
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