Spostarsi non è un problema. E’ questo quanto emerge da una ricerca dell’ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori). Ogni anno emigrano verso un’altra zona del Paese centinaia di migliaia di italiani, soprattutto neolaureati.
Eppure dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri di inizio febbraio era emerso un ritratto poco nobile e, a questo punto, anche poco veritiero dei giovani del Bel Paese. “Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale”.
I giovani italiani sono disposti a spostarsi di città, se c’è lavoro. La ricerca dell’ISFOL ha rivelato che la maggioranza dei giovani italiani dai 20 ai 34 anni è disposto a spostarsi lungo lo stivale per trovare lavoro, addirittura il 72%.
Anzi, il 17% ha dichiarato che sarebbe disposto a emigrare in un Paese europeo e il 10% circa sarebbe disposto persino a cambiare continente. Il rischio è che ci vadano per davvero.
L’accusa della Cancellieri sulla ‘struttura mentale’ non sussiste: la disponibilità ad allontanarsi da mamma e papà anche di centinaia di chilometri è generalizzata. Da nord a sud, giovani e meno giovani, ragazzi e ragazze. Solo è un po’ più forte in chi possiede un titolo di studio elevato.
Lontani da casa, quindi, e anche tanto. La distanza media dal luogo di lavoro e il comune di nascita è in media 214 km per i ragazzi del sud, 88 km per i ragazzi d’Italia in genere (una media è comunque alta).
Insomma, la smentita alle parole della Cancellieri, oltre che dalle migliaia di testimonianze che si sono rincorse sul web, arriva anche dai numeri. La stoccata finale è però di Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea: “Affermare che i giovani tendono all'immobilismo è un errore smentito dalle cifre. Non è poggiando su vecchi luoghi comuni che troveremo la strada per uscire dalla crisi”.
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