C’è una obiezione comune che si sente ripetere dai cittadini che aspettano la nuova stangata correttiva a breve attuata dal Governo Monti: perché non partire con la riduzione dei privilegi parlamentari? Perché non sono proprio i politici a dare il buon esempio?
E la frustrazione del cittadino medio al quale vengono chiesti ulteriori sacrifici a fronte delle contraddizioni che ancora permeano la situazione politica italiana è comprensibile. Mario Monti, dopo il giuramento ufficiale, ha garantito “aboliremo i privilegi”: e tutti i cittadini hanno respirato un’aria di rinnovata fiducia verso un esecutivo rispettato e rispettabile. Ma come sarebbe stata attuata questa abolizione?
Il primo passo è stato l’abolizione dei vitalizi futuri (proposta dal Governo e votata dal Senato), ovvero quelli a partire dalla prossima legislatura.
La prima perplessità riguarda senza dubbio il parere favorevole di politici che fino a quattro mesi fa si erano dichiarati contrari all’introduzione di questo punto nell’ordine del giorno. Era agosto quando i politici italiani, senza manifestare alcuna vergogna, avevano promosso dei tagli ai costi della politica pari allo 0,71 %. Eppure si potrebbe sempre sperare in una redenzione tardiva, comunque apprezzabile. Può la crisi aver risvegliato le coscienze dei parlamentari?
Una riforma che appare una mezza giustizia. E nel frattempo ai cittadini non resta che sperare che almeno questo governo resti sobrio e non impari presto ad agire da “politico”. A questo proposito il dubbio non riguarda solo lo stipendio mensile di 25mila euro al mese per il Presidente del Consiglio (che, se la crisi fosse superata sarebbero ben meritati) ma anche alcuni episodi che lasciano perplessi, come la notizia secondo cui il neo ministro Piero Giarda abbia usato un elicottero dei Vigili del fuoco per recarsi da Trento a Roma in occasione del giuramento.
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