In questo tempo di riforme politiche, economiche e fiscali, è chiaro al cittadino medio, pur non esperto in nessuno dei settori sopra citati, che l’obiettivo di risanamento della crisi passerà per ulteriori sacrifici e i risultati non potranno essere immediati. Questa percezione è stata negli ultimi giorni confermata da due fonti autorevoli nel settore, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e la Confindustria.
Le previsioni dell’OCSE sull’andamento dell’economia dei paesi occidentali nei prossimi due anni sono state rese note lo scorso 28 novembre. Il dato più significativo, in linea con quanto sopra accennato, è che il Pil in Italia si contrarrà nel 2012 (si stima un -0,5%) e farà registrare un andamento positivo solo nel 2013.
Siamo dunque alle porte di una nuova recessione. Questo termine viene spesso utilizzato in maniera generale nel linguaggio comune ma in realtà l'esatto significato economico andrebbe circoscritto.
Da questo punto di vista c’è anche chi ha apposto eccezioni alle previsioni dell’OCSE sottolineando che, se è vero che nel 2012 ci aspetta una nuova crisi, non si potrà però parlare propriamente di recessione perché la flessione del Pil è inferiore all’1%.
Ma anche i dati di Confindustria non sono certo più ottimistici e sembrano confermare le previsioni dell’Ocse. La situazione riguarderebbe tutta la Zona dell’euro, ma sarebbe particolarmente critica in Italia. Oltre alla crisi della produzione (il PMI manifatturiero nazionale a novembre ha fatto registrare i livelli più bassi mai raggiunti da metà 2009), anche la crisi del debito pubblico, con le conseguenze negative sul rendimento dei titoli di stato, contribuisce alla formulazione del verdetto allarmante. Si crea in questo modo una spirale autodistruttiva: i nuovi tagli riducono i consumi, le aziende dunque, vista la domanda debole, diminuiscono la produzione e questo alimenta ulteriormente la recessione. Ricordiamo in chiusura che le precedenti stime di Confindustria vedevano un Pil italiano per il 2012, positivo, seppur di poco (+0,2%).
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