Sabato, 28 Marzo 2020

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TORINO GUIDA LA CLASSIFICA DEI COMUNI PIÙ INDEBITATI D'ITALIA, CALTANISSETTA LA CHIUDE


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Dopo aver visto quanto i Comuni Italiani potrebbero recuperare portando l'Addizionale Comunale Irpef all'aliquota massima (qualora venisse concessa questa possibilità), la Cgia di Mestre è andata ad indagare nei bilanci degli Enti locali per capire il livello di indebitamento. L'indagine ha riguardato tutti i 118 Comuni capoluogo di provincia italiani è ha preso in considerazione due parametri indicativi del livello di deficit di bilancio. Il primo parametro consiste nell'analisi dell’incidenza percentuale del debito sulle entrate correnti, considerando quest'ultime come la somma delle entrate tributarie, dei trasferimenti e delle entrate extratributarie. Il risultato incorona Torino come il comune più indebitato d'Italia, con un peso delle passività accumulate su un totale delle entrate pari al 252,2%. Al secondo posto troviamo Carrara con il 223,1%, seguita da Milano con il 209,9%, Teramo, con il 192,1% e Fermo, con il 181,5%. Dall'altra parte i Comuni più virtuosi sono risultati Caltanissetta (5,4%), Brescia (7%), Vibo Valentia (8,2%) e l'Aquila con il 9,1%.
Il secondo indicatore considerato è il debito pro-capite, ovvero la parte di debito che pesa sulla testa di ogni cittadino, residente nel comune. Anche in questo caso in testa troviamo Torino con un debito pro capite di 3149 euro, segue Milano con 2967 euro e Siena con con 2.515 euro a testa. Dall'altra parte i cittadini con un debito pubblico comunale più basso sono quelli di Caltanissetta con 42 euro a testa, seguiti dai residenti di Vibo Valentia (68 euro) e dagli aquilani con 84 euro cadauno. A livello italiano la media procapite del debito comunale è pari a 1211 euro, mentre l’incidenza media percentuale del debito sulle entrate correnti è del 92,9%.
Nel commentare i dati, il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, sottolinea come però l'alto indebitamento non sia indice di pessima gestione corrente da parte dei sindaci. Infatti, prendendo come esempio Torino, si evidenzia come buona parte del debito che grava sull’Amministrazione comunale, sia riconducibile al costo delle grandi opere che si sono rese necessarie per realizzare le Olimpiadi invernali tenutesi in città nel 2006.


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A livello generale, però Bortolussi, rileva come negli ultimi 15 anni, ai Comuni siano stati progressivamente tagliati i trasferimenti dallo Stato centrale che, solo in parte, sono stati compensati dalle compartecipazioni ai tributi erariali. Il contestuale 'aumento delle funzioni e delle competenze in capo ai Sindaci ha poi quasi obbligato i primi cittadini ad indebitarsi o ad aumentare le tasse e le tariffe locali, per poter mantenere la qualità e la quantità di questi servizi offerti ai cittadini. Un meccanismo, che secondo l'associazione va fermato con l'attuazione del federalismo municipale, in quanto altrimenti si rischia che tra lo sblocco delle addizionali comunali Irpef, l’applicazione della tassa di soggiorno o delle tasse di scopo, i Sindaci diventino dei nuovi gabellieri per conto dello Stato centrale.

[Via: CgiaCgia ]

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