L’ultimo bollettino della Banca Centrale Europea disegna un quadro sconfortante dell’accesso al credito per famiglie e imprese. In buona sostanza, le banche non prestano denaro come dovrebbero. Ciò si traduce in un freno per l’intero sistema economico italiano: senza liquidità le imprese non possono sopravvivere e creare occupazione; senza denaro le famiglie non possono progettare e, di conseguenza, non possono spendere.
Per carità, ancora non si parla di decremento del volume di prestiti. Una simile notizia sarebbe alquanto disastrosa. Semplicemente – ma basta solo questo – è diminuito il tasso di crescita dei prestiti. Insomma, siamo in presenza non di una diminuzione ma di un rallentamento.
In particolare, il tasso di crescita è passato dal +1,7% di gennaio al +1,3% di febbraio. Questo dato è frutto di due statistiche diverse, ossia quelle relativi ai prestiti alle imprese e quelle relative ai prestiti alle famiglie.
A passarsela peggio sono le imprese (non finanziarie si intende): il primo mese dell’anno ha fatto segnare un +1,4% mentre il secondo mese ha fatto segnare +0,9%. Va leggermente meglio per le famiglie: da +3,1% si è passati infatti al +2,7%.
Da cosa è determinata questa difficoltà, o reticenza, ad erogare prestiti?
L’allarme liquidità per le banche, però, era stato lanciato già negli ultimi mesi dell’anno. L’appello era stato recepito dal Mario Draghi che aveva stanziato una cifra enorme, 500 miliardi, per ‘abbeverare’ l’apparentemente rinsecchita pianta delle banche. L’intenzione di fondo era agevolare l’accesso al credito per gli attori economici. Invece siamo ancora punto e a capo: con le banche che non erogano prestiti come dovrebbero.
La questione fa evincere un comportamento da ‘prendi i soldi e scappa’. Sarà vero? Probabile, come è altrettanto probabile che gli istituti con delle responsabilità su questo fronte prima o poi verranno allo scoperto. Anzi, lo stanno già facendo, involontariamente ovvio. Uno di questi è l’Unicredit, destinatario, come altri del resto, del generoso regalo della Bce. Secondo l’ Espresso, l’Unicredit sarebbe una di quelle banche abituate a “prendere in prestito a interesse basso e investire su titoli a tassi più alti, lucrando sulla differenza”.
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