Nel recente rapporto del comitato esecutivo, l'Abi ha sottolineato che nei primi sette mesi dell'anno sono cresciuti i finanziamenti bancari alle imprese, che dopo aver toccato il valore minimo di -3,1% a gennaio 2010, ora sono sui livelli di inizio 2009 (+5%). Nello specifico I finanziamenti a imprese (e famiglie) hanno raggiunto alla fine di luglio i 1.513 miliardi di euro, in crescita del 5,4% su base annua, sebbene in calo rispetto al tasso massimo del +6,4%, registrato a maggio. Dati sicuramente positivi che testimoniano la volontà del sistema bancario di sostenere il sistema imprenditoriale e i consumi delle famiglie, in un periodo di grave difficoltà economica.
Fin qui tutto bene se non fosse che i finanziamenti alle imprese si dirigono per lo più verso le grandi imprese, mentre quelle piccole faticano ad ottenere i prestiti. Questa dura accusa al sistema bancario italiano è stata lanciata dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che in un'elaborazione
effettuata su dati della Banca d'Italia ha calcolato che quasi l'80% dei prestiti erogati dalle banche prende la via delle grandi imprese.
Ma veniamo ai numeri.
E allora a cosa può essere dovuto questo atteggiamento paradossale che sembra premiare i soggetti con livelli di affidabilità più bassi, a discapito dei buoni pagatori?
A livello territoriale, la situazione rilevata dalla Cgia si dimostra più marcata nella provincia di Milano, dove il 92,2% dei finanziamenti erogati alle aziende della provincia, finisce nelle casse del primo 10% degli affidatari. Seguono in classifica Bologna con l'88% dei prestiti concesso al primo 10% degli affidatari, Roma (84,8%), Treviso (84,1%) e Brescia (83,7%).
Dall'altra parte questa tendenza è meno presente nelle provincie di Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Taranto dove le percentuali di finanziamenti erogati alle aziende della provincia, al primo 10% degli affidatari, sono rispettivamente del 44,6%, 52,9% e 53,6%.
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