Sul corso di laurea in Scienze della Comunicazione se ne sono dette tante, speculando soprattutto su alcuni pregiudizi che lo hanno reso, nel corso degli ultimi anni, uno dei corsi più screditati d’Italia. E’ troppo facile. I voti vengono regalati. Crea disoccupati. Non serve a nulla. Questo è solo un rapido excursus dei pregiudizi che interessano Scienze della Comunicazione.
Il problema è quando le critiche arrivano non dal senso comune ma dalle istituzioni. Allora sì che il pregiudizio diventa stigma, un’etichetta quasi indelebile che macchia i titoli di studio di decine di migliaia di studenti in tutta Italia.
Fu l’allora ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ad andare addosso al già bistrattato corso di laurea, affermando durante una celebre puntata di Ballarò del gennaio 2011 che “piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i (riuscì a sbagliare persino il nome ndr) o in altre amenità, servono profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro”.
Studenti
Scienze Della Comunicazione, i Miti da Sfatare e il Rapporto con gli Altri Corsi di Laurea
- 31 Gennaio 2012
- Giuseppe Briganti
Scuola Pubblica: Spesso la Maggior Parte Delle Spese È a Carico Delle Famiglie
- 22 Gennaio 2012
- Giuseppe Briganti
Che la scuola pubblica italiana versasse in una situazione economica misera è risaputo da tempo. Anni di tagli all’istruzione hanno trasformato un’istituzionale cruciale per il futuro della nazione in un coacervo di difficoltà e di criticità irrisolte.
Repubblica, grazie ad un’inchiesta realizzata trasversalmente in tutto il paese (e pubblicata nei giorni scorsi), ha offerto al pubblico la vera dimensione del problema. La conclusione è che i veri finanziatori della scuola pubblica non sono i ministeri ma le famiglie degli studenti. In alcune zone, infatti, i genitori ‘versano’ l’80% della cifra necessaria a far funzionare un istituto. Insomma, le scuole ricevono dalle famiglie più di quanto ricevano dallo Stato.
Fino ad un certo punto, la cosa potrebbe apparire normale. Anche perché nelle voci di spesa rientrano attività quali corsi sportivi, corsi generici pomeridiani, recite teatrali, gite, viaggi d’istruzione e così via.
Giovani Diplomati: Poco Meno Della Metà Tornando Indietro Rifarebbe la Stessa Scuola
- 16 Dicembre 2011
- Ale_Web
Maturi e pentiti: questo è il quadro che descrive la situazione dei giovani diplomati in Italia, o almeno della metà di questi L’indagine è stata commissionata dal consorzio universitario Almalaurea e ha coinvolto 30 mila diplomati nell’anno scolastico conclusosi a giugno 2011. I risultati invitano a riflettere: il 46% dei ragazzi, tornando indietro, non ripercorrerebbe la stessa carriera scolastica. La percentuale più alta di pentiti è tra gli studenti del liceo classico. Alla base di tale ripensamento emerge soprattutto la volontà di ricevere una preparazione più tecnica e mirata al mondo del lavoro e meno teorica (la pensa così ben il 25,3% dei ragazzi intervistati).
Più di 7 Italiani Su 10 Non Sono in Grado di Leggere e Capire Testi di Media Difficoltà
- 08 Dicembre 2011
- Ale_Web
Gli italiani sono ignoranti? Sembra proprio di si, almeno sulla base di quanto emerge dalla tesi del linguista Tullio De Mauro, presentata a Firenze nella Sala delle Feste di palazzo Bastogi, in occasione dell’incontro "Leggere e sapere: la scuola degli italiani". Ben il 71% degli italiani (più di sette su dieci) non sarebbe in grado di leggere e comprendere in maniera adeguata un testo scritto di difficoltà media.
Escludendo il 5% che rappresenta la fascia degli analfabeti nel nostro Paese, il 33% del campione considerato non riesce ad interpretare correttamente testi che non siano elementari, un altro 33% si ferma ad un livello di difficoltà pari a 2 in una scala da 1 a 5.
Università: l'Italia È la Seconda Meta Preferita Dagli Studenti Americani
- 07 Dicembre 2011
- Giuseppe Briganti
Secondo il rapporto “Open Source” dell’Istitute of Internation Education (IIE), l’Italia è la seconda meta preferita dagli studenti americani che vogliano fare un’esperienza all’estero. L’IIE è l’ente che si occupa degli scambi accademici (per quanto riguarda sia gli studenti che le professionalità) tra le università statunitensi e quelle del resto del mondo.
Il rapporto indica il Bel Paese come meta ambita, dietro solo alla Gran Bretagna. Al terzo posto c’è la Spagna. La Francia arranca a una posizione più in basso.
In particolare, gli studenti americani che l’ultimo anno hanno studiato in Italia sono stati 28mila, mentre quelli che hanno studiato in Gran Bretagna 33mila. La Spagna vanta ‘solo’ 25mila presenze, mentre Francia e Cina viaggiano intorno ai 10mila.




