La riforma del Lavoro firmata da Monti e dal ministro Elsa Fornero (con il passaggio dal sistema pensionistico retributivo a quello contributivo) ha insidiato dei dubbi circa l’opportunità e la convenienza della scelta di riscattare la laurea per fini previdenziali. Molti contribuenti si chiedono se ha ancora senso sostenere un onere finanziario, a volte anche importante, a favore di una pensione che appare sempre meno una certezza.
ANNO DI LAUREA: COME INCIDE SUL RISCATTO DEL TITOLO
Il primo parametro da considerare per decidere se riscattare la laurea oppure no è il riferimento temporale. Lo spartiacque che segna la differenza da questo punto di vista è il 1996.
Novità in vista per chi sogna di fare l’insegnante. Fra qualche mese verranno aperti i concorsi per accedere al TFA (tirocinio formativo attivo), valevole per l’abilitazione all’insegnamento. Il provvedimento, reso noto a inizio maggio dal Ministero dell’Istruzione, intende colmare una lacuna nata nel lontano 2009. In quell’anno, infatti, venne soppresso il Sissis (la cosiddetta scuola per gli insegnanti), corso che garantiva l’abilitazione. Di conseguenza è da tre anni che il MIUR non produce abilitazione.
I dati del 2011 confermano il successo delle lauree online, considerate più “democratiche” dei classici percorsi di studio in ateneo per la possibilità di conseguire il titolo, offerta anche a lavoratori impegnati full time o residenti in zone prive di strutture ad hoc per frequentare le lezioni. E’ probabilmente questa la ragione che ne giustifica il successo costante dal 2003, anno di istituzione, ad oggi, a fronte di un calo di iscrizioni in alcune facoltà tradizionali. Basti pensare che nel 2010/2011 gli iscritti a corsi di laurea online sono aumentati del 41% rispetto all’anno accademico precedente, passando da 29mila del 2009/2010 a 42mila.
Il Ministero dell’Istruzione si appresta a tagliare ancora. Dopo gli anni bui dell’amministrazione Tremonti, la scuola e l’ università dovranno sopportare nuovi tagli. La novità – almeno stando agli annunci – è che questa volta i tagli non saranno lineari ma mirati e, soprattutto, non coinvolgeranno i posti di lavoro. Lo spettro da allontanare è quello ‘greco’ (ormai un classico della politica italiana) e dunque il timore di licenziamenti di massa nella pubblica amministrazione, di cui fa parte il corpo docente.
Ad appena una settimana dalla polemica nata in merito al riconoscimento della laurea ad honorem al ministro Annamaria Cancellieri, ex prefetto di Catania, il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha firmato una circolare che pare essere una risposta al dibattito e che interpreta in senso restrittivo i requisiti quantitativi e di merito relativi all’assegnazione delle onorificenze assegnate dagli atenei. L’obiettivo è quello di rispettare la ratio di questo istituto e non svilirne la natura meritocratica e il valore. Se è vero infatti che si tratta di un riconoscimento simbolico lo è altrettanto che chi ne viene insignito vanta comunque il titolo di “dottore” nella materia di competenza.





