Lunedi, 16 Dicembre 2019

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Ricerca: l’Italia Ne Fa Poca e Regala Fondi Agli Altri Paesi


Ricerca, Ministero Istruzione, Unione Europea

Che l’Italia investisse poco in ricerca lo si sapeva da molto tempo. Che addirittura finanziasse la ricerca degli altri Paesi, piuttosto che la propria, stupisce un po’ tutti. In verità, il finanziamento è indiretto, ma comunque molto concreto. Veicolo di questo paradosso sono i fondi europei per la ricerca. Tutti i paesi dell’Unione Europea contribuiscono a rimpinguarlo, per poi vedersene distribuita una parte. La ripartizione avviene secondo criteri quali gli investimenti nazionali nel settore R&S, i risultati conseguiti in termini di proprietà intellettuali etc.
Mettendo a confronto la cifra che l’Italia versa a questo gigantesco calderone europeo con la parte di fondi che riceve di conseguenza, il paradosso emerge chiaro e lampante. Il Bel Paese contribuisce per l’13,4% alla costruzione del fondo, ma la parte che gli spetta si attesta all’8,4%. Sosteniamo la ricerca degli altri paesi, dunque, ma non la nostra.

Peggio di noi fa solo la Francia. Ma non c’è motivo di esserne allegri: l’Unione Europea è piena di Paesi che, al contrario nostro, credono nella ricerca e cercano di sfruttare le risorse messe a disposizione da Bruxelles. Alcuni, come Olanda e Inghilterra, ‘ricevono più di quanto danno’.
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è intenzionato a porre fine a questa contraddizione in termini. La sua intenzione è quella di promuovere alcune misure che potenzino la ‘macchina della ricerca’, in vista di un grande obiettivo: la conquista dei fondi 2014-2020.

Essi rientrano nel più generale programma Horizon 2020, che prevede un deciso passo in avanti rispetto ai fondi stanziati nei sette anni precedenti. Si passerà da 50 miliardi a 80 miliardi.
La competizione per accaparrarsi più denaro possibile sarà molto ardua, ma dal Ministero fanno sapere che l’intenzione non è solo quella di risultare ‘adeguati’ ma addirittura quella di primeggiare. “Dobbiamo passare da una politica di inseguimento a una di anticipazione per questo stiamo già lavorando da mesi insieme a tutti i Ministeri sulle priorità della ricerca italiana da portare insieme a Bruxelles in modo che poi siano trasferite nei futuri bandi per farci così trovare già pronti a competere” ha dichiarato Mario Alì, direttore generale al Miur per l'internazionalizzazione della ricerca.
Gli sforzi annunciati dal ministro Profumo e dai suoi collaboratori rappresentano senz’altro un segnale positivo. La speranza è che non risultino essere segnali tardivi, perché la ricerca italiana rischia di subire il tracollo definitivo. I dati diffusi dal Web of Science, database curato da Thompson Reuters, indicano che tra il 2010 e il 2011 è stato registrato, in Italia, un calo del 20% nella produzione scientifica. Un tale decremento, considerata la sua entità, è praticamente inedito nella storia delle nazioni. Sul bilancio complessivo della ricerca italiana pesano, senza dubbi, i tagli alla ricerca operati in questi ultimi tre anni, in particolare il 2010, considerabile come una sorta di annus horribilis.
 
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