I recenti scandali che hanno coinvolto Renzo Bossi, il presidente ungherese Pal Schmitt, il ministro tedesco zu Guttenberg e il ceo di Yahoo Scott Thompson (solo per citarne alcuni), hanno riaperto il dibattito sui titoli di studio truccati: comprare la laurea sembra diventato sempre più facile, non solo per personaggi potenti o che rivestono ruoli pubblici.
Gli iter percorribili sono diversi: molti, che necessitano solo di una pergamena da appendere nello studio, ricorrono ad università non riconosciute. Il sito Instant degrees
(laurea istantanea) ad esempio, promette lauree in cinque giorni e a prezzi irrisori. Spesso peraltro questi istituti semi-sconosciuti puntano ad assumere nomi simili a quelli di università prestigiose giocando sull’equivoco: c’è la Standford confondibile con la più nota Stanford, la Sorbon che rievoca la Sorbonne etc.
Altri scelgono la via delle lauree false: in questo caso spesso ci si rivolge all’estero, proprio come ha fatto “Il Trota” o chi per lui. A dominare il mercato europeo del traffico di lauree taroccate è la Russia. Purtroppo in Italia (e non solo) sono in molti, e nei settori più disparati, a millantare titoli di studio inesistenti. Una vera e propria schiera di “professionisti” dai quali stare alla larga.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ha proposto di realizzare un’anagrafe telematica di lauree e diplomi (includendo in un secondo momento eventualmente anche i master). L’elenco sarebbe gestito dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e avrebbe l’obiettivo di rendere immediatamente visibile al pubblico quali sono i titoli validamente conseguiti e riconosciuti sul territorio nazionale.
Un’iniziativa che sicuramente servirà a tutelare maggiormente da questo tipo di frodi anche se è innegabilmente la mentalità con cui ci si approccia a questo tema che va mutata: negli altri Paesi infatti, i falsi dottori smascherati, non hanno altra via che dimettersi. Da noi invece, dopo lo stupore e l’ironia iniziali, si tende a dimenticare tutto, presi da altre notizie. E così anche chi ha vantato titoli di studio falsi continua ad essere riciclato in ruoli pubblici.
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