L'avanzare della tecnologia determinata un aumento della domanda di lavoro qualificato e del livello di istruzione della forza lavoro. Secondo il Rapporto Isfol
, in Italia questo non avviene in modo sufficientemente dinamico. Infatti, il sistema produttivo italiano stenta ad assorbire il numero dei laureati con la conseguenza di un rallentamento nell'associazione dei premi retributivi ai livelli di istruzione più elevati. Nell'Unione Europea si è registrata, anche nell'ultimo quadriennio di crisi, una crescita del 2% delle professioni qualificate ed una flessione dell'1,3% delle occupazioni elementari. In Germania il numero di occupati con professioni qualificate è aumentato del 4,3%, in Francia del 2,8% e nel Regno Unito del 4%. Nel nostro Paese, invece, si è registrata una contrazione dell'1,8% delle professioni qualificate e un aumento dell'1,1% delle professioni elementari.
La tendenza italiana a competere sui costi piuttosto che sull'efficienza rischia, secondo l'Isfol, di deprimere produttività e innovazione, limitando la crescita del capitale umano.
Non per niente la produttività del lavoro in Italia, dal 1998 è cresciuta di poco sopra il 4% contro un incremento medio comunitario del 15,7%. Per quanto riguarda le retribuzioni, in Italia si rileva un maggior rendimento delle discipline scientifiche con i laureati in ingegneria e in medicina che percepiscono un reddito superiore al 10% rispetto alla media, mentre le lauree umanistiche e sociali e i laureati in lingue stanno il 10% sotto la media.
Coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni risultano essere i più penalizzati in termini di rendimento del titolo di studio universitario. Infatti, l'Italia tra i Paesi Ocse si caratterizza per un'elevata distanza tra le retribuzioni medie della componente più giovane e di quella più anziana. La progressione degli stipendi è determinata soprattutto dall'anzianità salariale e in misura minore dal livello di scolarizzazione. Un altro di quelli elementi che disincentiva l'investimento in istruzione da parte dei giovani. Insomma laurearsi paga in termini di reddito, ma meno che negli altri Paesi europei.
Infatti chi sceglie di investire nel proprio percorso formativo, conseguendo un titolo di studio universitario ha prospettive di reddito più elevate rispetto a chi entra nel mondo del lavoro con il diploma. Tuttavia il premio retributivo associato all'istruzione universitaria è sensibilmente minore in Italia rispetto agli altri paesi europei.
Altra peculiarità del mercato del lavoro riguarda il fatto che la maggior parte degli occupati in età centrale e avanzata è caratterizzata da forme di contratti standard e tutele elevate, mentre i più giovani sono soggetti ad elevati livelli di flessibilità contrattuale e ad un reddito sistematicamente inferiore.
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