Si parla spesso della necessità di una riforma dei programmi scolastici in Italia, che punti a “svecchiarli” e a renderli più attuali. Da questo punto di vista il nostro bagaglio culturale nazionale rappresenta certamente un “peso”: come dare il giusto spazio all’arte e alla letteratura moderna senza trascurare pietre miliari della nostra cultura? Una risposta, che ha fatto rabbrividire molti docenti di letteratura italiana e che probabilmente ha acceso le speranze di giovani e svogliati studenti, è quella proposta al Ministero della Pubblica Istruzione, dall’Associazione Gherush92 (che riunisce professionisti internazionali e opera come consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite): togliere dai programmi scolastici nientepopodimeno che La Divina Commedia di Dante.
Ma come è possibile avanzare l’ipotesi di non proporre nelle scuole quello che per secoli è stato considerato il testo su cui si fonda la nostra stessa lingua?
La critica riguarda i contenuti dell’opera Dantesca e in particolare l’eccessiva percentuale di riferimenti omofobici, antisemiti e razzisti. Sotto accusa soprattutto i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV dove il termine “giudeo” viene usato in accezione dispregiativa, i sodomiti sono condannati a correre sotto una pioggia di fuoco, Maometto subisce una violenta pena fisica etc.
Ma il criterio proposto da Gherush92 è molto pericoloso: le testimonianze artistico-letterarie infatti non possono essere giudicate in base all’idoneità dei valori in esse contenute in rapporto all’epoca moderna. E’ compito del docente/professore contestualizzarle nel momento storico in cui sono state realizzate e sottolinearne il valore artistico a prescindere da quello morale. Affidandosi a questa linea di censura anche Il mercante di Venezia di Shakespeare sarebbe proibito nelle scuole, così come le opere di Schonpenhauer, accusato di misoginia. Gli esempi di grandi dell’arte e della letteratura censurabili dal punto di vista morale sono pressoché infiniti. E anche volendo scegliere questa linea: a chi dare il potere di giudicare cosa può essere letto o studiato e cosa no?
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