Giovedi, 23 Maggio 2013

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Studenti

REGIONE TOSCANA: UN MILIONE E MEZZO DI EURO PER IL FINANZIAMENTO DI MASTER E DOTTORATI DEI LAUREATI

mastertoscana2003.gifLa Regione Toscana avvierà nei prossimi giorni un’iniziativa mirata a finanziare la formazione dei giovani laureati con delle apposite borse di studio.
I voucher forniti dalla Regione ammonteranno ad un massimo di 4.000 euro per singolo beneficiario, e potranno essere adoperati per sostenere le spese di iscrizione a dei master post-lauream o a dei dottorati.
I finanziamenti che la Regione Toscana metterà a disposizione dei laureati per il perfezionamento della propria formazione ammonteranno complessivamente ad un milione e mezzo di euro, e si tratterà di risorse fornite dal Fondo sociale europeo.
Il bando ufficiale sarà pubblicato il prossimo mercoledi; a decorrere da questa data, ovvero il 23 marzo, sarà possibile presentare la domanda di partecipazione alla Regione secondo le modalità che saranno specificate entro e non oltre il 15 aprile 2011.
Per poter usufruire dei finanziamenti, i requisiti fondamentali sono l’età inferiore ai 35 anni, domicilio o residenza in Toscana ed ovviamente aver conseguito una laurea. Sono previste inoltre delle differenti opportunità per i cittadini con domicilio e con residenza in regione: i residenti potranno usufruire dei voucher anche per l’iscrizione a master o dottorati promossi da università appartenenti ad altre regioni d’Italia o anche straniere, mentre i domiciliati potranno aderire all’iniziativa solo per seguire degli analoghi percorsi formativi post-lauream promossi esclusivamente da università ed enti privati della Toscana.
L’assessore alle attività produttive, lavoro e formazione, Gianfranco Simoncini, ha comunicato che sulla base dei fondi a disposizione, la Regione conta di finanziare circa 750 domande, in considerazione del fatto che l’ammontare medio della singola borsa di studio sarà di circa 2.500 euro per candidato.

 

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LAUREATI E CRISI: QUALI INDIRIZZI GARANTISCONO UNO STIPENDIO MAGGIORE E PIÙ POSSIBILITÀ DI LAVORO

tunnelverde0703.gifLa crisi occupazionale non risparmia nessuno, nemmeno coloro, come i laureati, che dovrebbero possedere nel curriculum gli strumenti adeguati per poter affrontare al meglio un mercato del lavoro così complicato. A porre l'attenzione sul tema è il "XIII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati" , redatto da AlmaLaureaAlmaLaurea dopo aver elaborato i dati relativi a 370 mila laureati. Vediamo qualche dato significativo del rapporto.
Ad un anno dal conseguimento della laurea triennale, il 16,2% dei laureati è disoccupato, in crescita di oltre 5 punti percentuali dal dato del 2008. Non va meglio (anzi) a chi ha conseguito anche la laurea specialistica, visto che i disoccupati ad un anno dal raggiungimento del titolo di studio sono il 17,7%, quasi sette punti percentuali in più di tre anni fa (10,8%). A tre anni dalla laurea, il 75% dei laureati con in mano la “specialistica” ha un impiego, mentre il 13% è ancora alla ricerca del posto di lavoro.
Quello che comunque rimane costante nel tempo è il peso della laurea rispetto al diploma, visto che durante l'intera vita lavorativa, i laureati hanno un tasso di occupazione superiore di undici punti percentuali a quello dei diplomati. Comunque rispetto al passato risulta in diminuzione la quota di laureati che risultano impiegati a cinque anni dal conseguimento della laurea. In concreto dal 2005 al 2010, si è passati da un tasso di occupazione del 90,3% all'85,6%. Va anche detto che in questo breve lasso di tempo il mercato del lavoro è profondamente cambiato a causa della crisi e che comunque il tasso di occupazione rimane decisamente alto.
Secondo Almalaurea il ciclo di studi che garantisce maggiori ritorni sul mercato del lavoro è quello relativo alle professioni medico-sanitarie (98%), seguito dall'indirizzo economico-statistico e da architettura (entrambi all'86%), senza dimenticare i laureati in ingegneria (84,7%). Dall'altra parte sono pochi gli sbocchi per i laureati nell'indirizzo geo-biologico (47,1%), chimico-farmaceutico (48,5%), giuridico (50,2%) e scientifico (62,3%).
Ma anche per chi il lavoro lo trova non è detto che il tipo di inquadramento sia quello agognato. Il 40,9% dei laureati di primo livello e il 46,4% dei laureati specialistici lavorano con contratti atipici, in aumento rispettivamente dal 36,5% e dal 41,4% del 2008. Nello stesso arco di tempo i contratti di lavoro stabili sono passati per i laureati di primo livello dal 50,7% al 46,2% e per quelli specialistici dal 40,4% al 35,1%.
Ma come sempre c'è chi sta peggio, visto che il 5,9% dei laureati di primo livello e il 7,1% degli specialistici lavorano senza contratto (erano rispettivamente il 3,8% e il 3,5% nel 2008). Ciò significa che esiste un sempre più grande esercito di laureati che lavorano senza contributi e niente assicurazione.
Sul fronte dei guadagni, negli ultimi tre anni lo stipendio mensile netto dei laureati di primo livello è diminuito da 1210 euro a 1149 euro (-5%), mentre quello dei laureati specialistici da 1205 euro al 1078 euro (-10,5%).

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STUDENTI: LE PERFORMANCE MIGLIORI SI REGISTRANO AL NORD E NEI LICEI

letturabiblioteca1202.gifQualche mese fa l'Ocse ha presentato il rapporto “Programme for International Student Assessment”, in cui venivano analizzate le competenze degli studenti quindicenni nella Lettura, in Matematica e Scienze. Come abbiamo visto le performance fatte registrare dagli studenti italiani sono migliorate anche se si collocano ancora al di sotto della media. Oggi vogliamo approfondire il discorso , analizzando i dati del Rapporto Nazionale OCSE PISA 2009, pubblicato sul sito dell'Invalsisito
dell'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione).
Dal punto di vista territoriale a fronte di una media italiana di 488 (valore di benchmark), si riscontra una media superiore a quella Ocse (493) da parte degli studenti del Nord Ovest (511) e del Nord Est (504). Il Centro (488) risulta in linea con la media italiana ma sotto la media OCSE, mentre Sud e Sud Isole si collocano significativamente al di sotto delle due medie di riferimento con un punteggio medio di 468 e 456 rispettivamente. A livello regionale i risultati migliori sono stati ottenuti dagli studenti della Lombardia con una media di 522, seguiti da quelli della Valle d’Aosta (514), del Friuli Venezia Giulia (513) e del Veneto (505). Per quanto riguarda il Mezzogiorno, invece, i punteggi medi di tutte le regioni meridionali, con l’eccezione dell’Abruzzo (480) e della Puglia (489), sono significativamente al di sotto della media nazionale. I risultati più bassi sono stati rilevati in Sicilia (453), Campania (451) e Calabria (448).
Esiste poi una profonda differenza delle performance raggiunte in base al tipo di scuola. Gli studenti dei Licei, infatti, si collocano ad un livello piuttosto elevato con un punteggio medio di 541, seguiti dagli studenti degli Istituti tecnici con una media di 476. Gli studenti degli Istituti professionali e della Formazione professionale si pongono nella fascia bassa della distribuzione, rispettivamente con 417 e 399 punti.


ANALISI DEI LIVELLI DI PERFORMANCE
Considerando i livelli più alti raggiunti dagli studenti (livello 5 e livello 6, secondo la classificazione Ocse), si nota che il nostro Paese presenta una percentuale di questi studenti significativamente sotto la media OCSE (0,6% contro 0,8% per il livello 6 e 5,8% contro 8% considerando livello 5+6) e, in generale, si caratterizza per una distribuzione delle percentuali di studenti ai vari livelli spostata verso il basso. Considerando anche il livello 4 si ha una media OCSE del 28%, con l’Italia che presenta una percentuale leggermente inferiore (26%). Si può affermare che questi risultati raggiunti dall'Italia sono in linea con i dati medi del nostro Paese, visto che esiste una correlazione positiva tra punteggi medi elevati e percentuali di top performers.
Al livello 3, gli studenti sono in grado di svolgere compiti di complessità moderata, tra quelli più comuni che gli adulti, giovani e meno giovani, incontrano nella vita quotidiana. Includendo questi studenti nell’analisi, si arriva a una media OCSE del 57%, contro una media italiana del 55%.
Il livello 2 corrisponde ad un livello base, che consente agli studenti di partecipare efficacemente e produttivamente al mondo reale. In media, nei paesi OCSE, l'81% degli studenti possiede competenze a questo livello, mentre in Italia tale percentuale ammonta al 79%, con il 24% di studenti per i quali il Livello 2 è il più alto raggiunto.

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IN ITALIA QUASI UN GIOVANE SU CINQUE ABBANDONA IN ANTICIPO GLI STUDI CON LA SOLA LICENZA MEDIA

abbandonoscuola0302.gifIn Italia il rapporto tra giovani, lavoro ed istruzione è piuttosto complicato. Gli ultimi dati Istat certificano, infatti, un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 30%, mentre il 21,2% dei giovani nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora (dati 2009).
Anche sul fronte scolastico i dati sono tutt'altro che positivi, visto che nonostante una leggera riduzione, la percentuale di giovani che interrompe precocemente gli studi è pari al 19,2% (dati 2009). Fanno parte di questo gruppo i giovani fra i 18 e i 24 anni che dopo aver conseguito la licenza media (scuola secondaria di primo grado), non hanno concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e non frequentano corsi scolastici o altre attività formative.
Il dato italiano risulta quasi doppio rispetto agli obiettivi europei stabiliti nei trattati di Lisbona, da raggiungersi entro il 2010, ovvero la riduzione al 10% della quota di giovani che lasciano la scuola senza essere in possesso di un adeguato titolo di studio. Va detto che però questo obiettivo è stato raggiunto solamente da 8 Paesi sui 27 dell'Unione Europea, per cui in sede comunitaria si è deciso di riproporlo nell’ambito della strategia di Europa 2020.
La media Europa di abbandono degli studi è pari al 14,4%, con circa sei milioni di studenti che ogni anno lasciano la scuola, di cui la maggioranza di sesso maschile (la percentuale di abbandono maschile è del 16,3% , contro il 12,5% delle femmine).
Nel confronto europeo l'Italia risulta essere il quarto Paese per numero di giovani (sul totale) che abbandonano prematuramente la scuola. Ci precedono solamente Malta con una quota di abbandono del 36,8% e Portogallo e Spagna con il 31,2%. I tre Paesi con il tasso di abbandono più basso sono la Slovacchia (4,9%), la Polonia e la Slovenia, entrambe con una quota del 5,3%.
I Big Europei presentano tutti un tasso di abbandono inferiore alla media europea, tranne il Regno Unito (15,7%), in Francia e Germania invece gli abbandoni scolastici raggiungono rispettivamente il 12,3% e l'11,1%.


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UNIVERSITÀ ITALIANE: PROF SEMPRE PIÙ VECCHI, ISCRIZIONI E LAUREATI IN CADUTA LIBERA

aulauniversitavuota0102.gifIn caduta libera l'appeal delle Università italiane che, oltre ad attrarre poco gli studenti stranieri (meno di un terzo della media Ocse) accolgono sempre meno studenti italiani. A fare il punto sulla situazione degli atenei italiani ci ha pensato il consueto Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario, redatto dal CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione dei Sistemi Universitari) e giunto all'undicesima edizione.
Nonostante il nostro sistema accademico risulti il quinto in Europa per qualità e il decimo al mondo, sul fronte delle iscrizioni il rapporto evidenzia un consistente calo di matricole negli ultimi anni. Si è passati, infatti, dal 74,5% di diplomati che nel 2003 si iscrivevano alle università, al 65,7% del 2008-2009. Se si considerano solo i 19enni, meno della metà (il 47,7%) nel 2009-2010 ha deciso di proseguire gli studi dopo il diploma, in calo di quasi dieci punti percentuali rispetto al 56% del 2006. Ad influire su questi dati ha sicuramente contribuito lo scenario economico che già prima della crisi economica, in Italia non era particolarmente brillante, ma dimostra anche come le varie riforme universitarie introdotte non abbiano portato i benefici sperati soprattutto in termini di iscrizioni. I giovani italiani non sembrano più considerare l'università come un volano per la propria carriera, optando sempre più spesso per un contratto se ne sorge la possibilità, soprattutto nei territori dove il mercato del lavoro è più vivace. Gli studenti migliori, d'altro canto, sembrano bocciare il sistema universitario pubblico, preferendo università private. Secondo il rapporto, alla Luiss il 68,1% delle matricole fa parte della rosa dei diplomati migliori, alla Bocconi la percentuale è del 58%, segue il Campus Biomedico di Roma (52,6%) e il San Raffaele di Milano (52,5%).
Il rapporto evidenzia che in Italia meno di un terzo degli iscritti porta a termine il corso di laurea (il 32,8% contro una media Ocse del 38%), sebbene il tasso di abbandoni tra il primo e il secondo anno risulti in calo (dal 17,5% al 16,7%).
Allo stesso tempo i laureati sono scesi da 338mila di otto anni fa a 293 mila dello scorso anno (-13,3%).

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