Sabato, 18 Maggio 2013

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Studenti

MIGLIORA L'INTEGRAZIONE DEI DISABILI NELLA SCUOLA, DIFFICOLTÀ MAGGIORI SI REGISTRANO NEL MEZZOGIORNO

schooldisable1901.gifL'Istat ha diffuso i dati relativi all'inserimento degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, statali e non statali. L'indagine, relativa agli anni scolastici 2008-09 e 2009-2010, ha preso in considerazione nei due anni rispettivamente 20.426 e 23.451 scuole.
Dall'indagine emerge che, a oltre 30 anni dalla legge n. 577/77, che ha dato avvio al processo di integrazione dei ragazzi con disabilità nelle scuole pubbliche, i risultati mostrano un elevato livello di inserimento. Nell'ultimo ventennio il numero di studenti disabili è aumentato considerevolmente, sia nelle scuole statali che non. Concretamente si è passati dall'1,7% di alunni con disabilità (sul totale degli iscritti) del 1989/1990, al 2,6% del 2009/2010, nella scuola primaria, mentre nello stesso periodo nella scuola secondaria si è passati dall'1,9% al 3,3%.
Globalmente gli alunni con disabilità presenti nella scuola dell'obbligo sono circa 130mila (anno 2009-10), di cui circa 73mila nella scuola primaria e 59 mila in quella secondaria di primo grado. L'Istat, sottolinea come dall'analisi dell'età media degli alunni disabili, pari a 9,7 anni nella scuola primaria e a 13,5 anni in quella secondaria di primo grado, emerga un elevato tasso di ripetenza. Si tratta di un fenomeno negativo, in quanto in alcuni casi testimonia un semplice prolungamento nel tempo del progetto riabilitativo dell’alunno con disabilità, soprattutto in mancanza di servizi territoriali capaci di prendere in carico tali persone.
Poco più di un quarto degli alunni disabili delle scuole primarie (25,8%) ha problemi nello svolgere in modo autonomo almeno una attività come , spostarsi all’interno della scuola, mangiare e andare in bagno in modo autonomo. Nel Mezzogiorno si trova la più alta percentuale di alunni con disabilità con problemi di autonomia, pari al 30,7% contro il 21,6% degli alunni con disabilità del Nord e il 26,2% del centro. Nelle scuole secondarie di primo grado la percentuale di alunni non autonomi scende al 21,1%, ma anche in questo caso la distribuzione territoriale evidenzia una maggiore presenza di alunni con problemi di autonomia nel Mezzogiorno (26,3%, contro il 18,1% del Nord e il 18,2% del Centro). A livello nazionale ben il 26,4% degli alunni della scuola primaria ha difficoltà di apprendimento e il 26% ha difficoltà nell'attenzione, ma anche in questo caso nel Mezzogiorno si registrano valori più elevati con rispettivamente il 34,7% (contro il 18,3% del Nord) e il 34,6% (contro il 19,8% del Nord). Una situazione analoga si riscontra anche per la scuola secondaria di primo grado, dove a fronte di una media nazionale del 34,3% per quanto concerne le difficoltà di apprendimento e del 23,9% per quelle nell'attenzione, al Sud le percentuali sono rispettivamente del 40,9% (contro il 26,4% del Nord) e del 32,1% (contro il 17.5%).
Gli alunni con ritardo mentale della scuola primaria sono il 40,1% del totale di quelli con disabilità, una percentuale questa volta superiore alla media al Nord (43,1%). Secondo l'Istat questi dati evidenziano, per entrambi gli ordini scolastici, una maggiore complessità di bisogni negli studenti con disabilità del Mezzogiorno rispetto a quella del resto della penisola.


SPOSTAMENTI E BARRIERE ARCHITETTONICHE
Secondo l'indagine sono solo il 18% gli alunni con disabilità della scuola primaria e il 21% di quelli della scuola secondaria di primo grado che usufruiscono del trasporto pubblico messo a disposizione dai comuni. Il restante 5% degli alunni della scuola primaria e l’8% di quelli della scuola secondaria usufruisce di un trasporto casa-scuola fornito da altro ente locale o da privati.

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LE UNIVERSITÀ ITALIANE ATTRAGGONO SOLO IL 3,1% DEGLI STRANIERI, MENO DI UN TERZO DELLA MEDIA OCSE

laSapienzarome1701.gifQualche mese fa abbiamo pubblicato i risultati del rapporto Ocse “Education at Glance” in cui si sottolineava come l'Italia fosse l'ultimo tra i 35 Paesi Ocse , in termini di spesa pubblica nell'istruzione. Nel documento si metteva in luce anche come la scuola italiana sia poco attraente per gli stranieri, rispetto agli altri Paesi Europei di pari lignaggio economico. Sul tema è tornata anche la Fondazione Migrantes, durante la Giornata Mondiale delle Migrazioni ( 16 gennaio), evidenziando come a fronte di una media dei Paesi Ocse del 10%, gli atenei italiani ospitano solamente il 3,1% di studenti stranieri sul totale degli iscritti. Un dato poco lusinghiero soprattutto se paragonato ai risultati raggiunti da Francia, Germania e Regno Unito, nelle cui università risultano rispettivamente iscritti l'11,2%, l'11,4% e il 17,9% di studenti stranieri.
Diverse le cause di questo gap, messe in luce dalla Fondazione Migrantes: su tutte lo scarso numero di residenze universitarie a disposizione degli stranieri, pari al 2%, contro il 17% della Svezia, il 10% della Germania e il 7% della Francia. Alle ragioni di tipo logistico segue la mancanza di borse di studio,che in Italia risultano quasi esclusivamente messe a disposizione da enti privati. Infine, una grosso limite alla mobilità studentesca è rappresentato dalle barriere linguistiche, visto che i corsi in lingua inglese, fondamentali per l'internalizzazione degli studi, sono ancora limitati numericamente e presenti solo in alcune università.



I NUMERI
In concreto nell'anno accademico 2008/2009 il totale degli iscritti alle università italiane è risultato essere 1.758.039 studenti, di cui solamente 54.707 stranieri (il 3,1%). Di questi oltre il 20% sono albanesi (11380), oltre il 9% cinesi e greci ( più di 5mila), poco più del 7% romeni (circa 4mila) e il 5,5% camerunensi (circa 3mila). Rispetto all'anno precedente il maggior tasso di crescita tra gli utenti stranieri si è registrato tra i cinesi, con un aumento del 10,9%, grazie anche allo specifico programma di interscambio culturale “Marco Polo”.

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CLASS ACTION CONTRO IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE PER LE ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO REITERATE

classactioninsegna0801.gifUna class-action senza precedenti è quella che ha organizzato Codacons, mirata a tutelare gli insegnanti statali ripetutamente assunti attraverso contratti a tempo determinato.
Il precariato è un fenomeno diffusissimo anche in alcune occupazioni statali, quali ad esempio le docenze presso le scuole pubbliche, con migliaia di cittadini italiani che operano nel settore, anche da molto tempo, costretti a vivere una situazione di precarietà reiterata.
La nuova class-action di Codacons si muove proprio per cercare di dare una svolta a questa situazione, sulla scia di una giurisprudenza che sembra finalmente schierarsi in maniera netta dalla parte del lavoratore.
Precisamente, l’iniziativa è rivolta a tutti i docenti inseriti nella graduatoria ad esaurimento ed assunti con contratto di lavoro a tempo determinato stipulato con termine, dal 1 settembre al 30 giugno o al 31 agosto, ancora in corso di esecuzione, ovvero già concluso, ed illegittimamente reiterato anche una sola volta.
Sono tantissimi, infatti, i casi di insegnanti che dopo essere stati assunti a tempo determinato si sono visti “illegittimamente” rinnovare il contratto con la medesima formula, ovvero quella precaria. Questo nonostante la legge dichiari che le assunzioni a tempo determinato possono essere prorogate con il consenso del lavoratore solo nel caso in cui la durata iniziale del contratto sia inferiore ai 3 anni, ed in ogni caso mai per più di una volta. Inoltre vige anche la condizione che la proroga sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per cui è stato stipulato il contratto a tempo determinato.
Come accennato, la giurisprudenza sta iniziando a schierarsi spesso a favore del lavoratore. Significativa è a riguardo una sentenza del Tribunale di Siena, che ha decretato la trasformazione automatica di un contratto da tempo determinato a tempo indeterminato di una insegnante che per ben sei volte veniva licenziata al termine delle lezioni per poi essere nuovamente assunta, da precaria, con la ripresa dell’anno scolastico.

 

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MIUR: 915 MILIONI DI EURO DI FINANZIAMENTI PER LE REGIONI CONVERGENZA A FAVORE DI DISTRETTI HI-TECH

miurfinregconv2612.gifIl Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato dei finanziamenti a favore delle cosiddette “Regioni della Convergenza”, ovvero Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Ricerca e Competitività” 2007-2013 (PON R&C).
Le regioni in questione saranno agevolate per mezzo dei suddetti finanziamenti in due differenti azioni di sviluppo: “Distretti tecnologici e relative reti” e “Laboratori pubblico-privati e relative reti”, sia come sostegno delle realtà già esistenti che come start-up per l’avvio di nuove esperienze. Le risorse impegnate dal Ministero per questi due distinti progetti ammontano complessivamente a 915 Milioni di euro a carico del PON R&C, con copertura a valere su fondi comunitari e nazionali, precisamente il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) ed il Fondo Rotazione (FDR).
I finanziamenti saranno ripartiti in questo modo: 282 milioni di euro saranno destinati al potenziamento dei distretti, 107 milioni di euro al potenziamento dei lavoratori ed i restanti 526 milioni di euro saranno impiegati per la creazione di nuovi distretti e aggregazioni. Sul totale delle tre differenti finalità, alla Calabria spetteranno 160 milioni, alla Campania 290 milioni, alla Puglia 225 milioni ed alla Sicilia 240.
Quanto al primo progetto, quello riguardante lo sviluppo ed il potenziamento di distretti tecnologici, gli interventi economici saranno mirati a sostenere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale da applicare ai modelli di aggregazione pubblico-privata, anche attraverso percorsi di formazione.

 

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RILEVAZIONI OCSE SULLA CULTURA DEGLI STUDENTI: MIGLIORA L’ITALIA, MA RESTA AL DI SOTTO DELLA MEDIA

ocsestudentitaliani0712.gifMigliorano le competenze degli studenti italiani in Lettura, Matematica e Scienze, e sebbene non raggiungano l'eccellenza, fanno tirare una boccata d'aria alla scuola, Questo il responso emerso dai test “Programme for International Student Assessment” svolti nel 2009 ed elaborati dall’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
Come detto, la collocazione in graduatoria delle conoscenze degli studenti italiani non è certo prestigiosa: su 65 nazioni aderenti a queste rilevazioni statistiche, infatti, i nostri portacolori coprono oggi il 30° posto per quanto riguarda le competenze in lettura. Sei le posizioni recuperate, dopo circa un decennio in cui non si registravano miglioramenti in questo settore. D'altro canto però il punteggio dell'Italia si posizione ancora sotto la media, seppur di poco con 486 punti contro 493. Un risultato che fa comunque ben sperare, visto che solo tre anni fa i punti di distacco dalla media erano 23.
Lo stesso discorso è valido per le conoscenze matematiche degli studenti: l’Italia non riesce a raggiungere la media rilevata nei paesi censiti (496 punti), avendo un punteggio pari a 483 punti corrispondente al 36°posto in graduatoria. Però anche qui si registra un miglioramento rispetto alla rilevazione di 3 anni fa, in cui gli studenti italiani comparivano al 38° posto con 462 punti. Allora i punti di distacco dalla media erano ben 36.
Analoga situazione per le materie scientifiche, per le quali Ocse rileva un punteggio medio pari a 501 punti contro i 489 punti degli studenti italiani che valgono il 35° posto in graduatoria. Anche in questo caso si è registrato un lieve progresso, dato che la scuola italiana si collocava in questo settore ad una posizione in meno, con 475 punti. Tre anni fa, però il gap nei confronti della media Ocse era di 25 punti, per cui anche in questa materia sembra essere stata imboccata la via giusta.
Per l’Italia anno preso parte all’edizione 2009 del test “Programme for International Student Assessment” circa 31 mila studenti appartenenti a licei, istituti tecnici, istituti professionali e scuole medie di tutte le regioni italiane. Gli studenti dei licei hanno fatto registrare i risultati migliori, con risultati più apprezzabili al Nord piuttosto che al Sud, con la sola eccezione della Puglia mentre per quanto riguarda il genere, le ragazze hanno inoltre fatto registrare dei punteggi più alti rispetto ai loro compagni maschi.

 

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