Giovedi, 23 Maggio 2013

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Studenti

UNIVERSITÀ: STUDIARE FUORI SEDE PUÒ COSTARE FINO A 7 MILA EURO ALL'ANNO IN PIU'

universicostiallogfeder2109.gifDopo aver esaminato i costi delle tasse universitarie, l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori prosegue il suo viaggio analizzando, nella seconda parte del “Rapporto Federconsumatori sul Costo degli Atenei Italiani”, le varie voci di spesa degli studenti che frequentano l'università lontano da casa.
Secondo i dati Istat 2009, gli studenti che studiano fuori sede sono circa il 20,5% del totale e rileva, Federconsumatori, possono spendere fino a 6958 euro all'anno in più dei loro compagni che studiano in sede.
L'affitto come è facile immaginare è la voce di spesa più consistente che sommato alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), può raggiungere complessivamente una media di 4982 euro annui, se si sceglie di vivere in singola e 3756 euro, se si condivide una stanza con più studenti.
A livello territoriale è il Centro Italia la zona d'Italia in cui le spese per la casa (affitto+mantenimento) sono più alte, pari a 5544 euro annui, per una stanza singola e 4194 per una stanza condivisa. Il Mezzogiorno si contraddistingue per essere meno caro del Centro di circa il 31% per quanto riguarda la stanza doppia (3190 euro) e del 34% per la stanza singola (4152 euro). Ricordiamo che il Fisco agevola gli studenti universitari fuori sede permettendo di detrarre il 19% dell'importo del canone d'affitto se regolarmente registrato.
Per quanto concerne le spese per i libri, Federconsumatori rileva una differenza tra le facoltà umanistiche e quelle scientifiche, con le prime più care del 17% rispetto alla seconde (454 euro annui, contro 387 euro).
Ulteriori costi che devono affrontare gli studenti fuori sede riguardano i trasporti (180 euro annui) e la spesa alimentare (1976 euro annui). Nello studio di Federconsumatori queste voci di spesa sono identiche per ogni zona geografica e sia per le facoltà scientifiche che umanistiche.

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UNIVERSITÀ: STUDIARE AL NORD COSTA IL 13% IN PIÙ. DIVERSE LE ANOMALIE NEL RAPPORTO REDDITI-TASSE

universitafederconsu1509.gifL'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha presentato i risultati di un'interessante indagine sui costi delle tasse universitarie degli atenei italiani. Dal punto di vista metodologico lo studio ha suddiviso le regioni italiane nelle tre classiche aree geografiche (Nord, Centro e Sud) e per ognuna di queste ha individuato le tre regioni con il maggior numero di studenti. Per il Nord le regioni selezionate sono state Lombardia, Piemonte e Veneto; per il Centro Lazio, Toscana e Emilia-Romagna, e per al Sud, Campania, Puglia e Sicilia. In ognuna delle regioni, infine, sono stati individuati due atenei in base sia al numero degli iscritti sia secondo la classifica presentata dal Censis relativa allo scorso anno. Dal punto di vista delle fasce di reddito sono state individuate 5 fasce di reddito sulla base dei valori ISEE.
Federconsumatori ha poi derivato i costi degli atenei, sulla base delle informazioni reperite sui siti e sulle guide delle Università.


PRINCIPALI RISULTATI
A livello territoriale lo studio sottolinea che gli atenei del Nord sono più cari del 13,13% della media nazionale se si considera la prima fascia (la più bassa), mentre la differenza rispetto alla media risulta superiore di quasi un terzo (31,92%) per la fascia più alta. Le tasse al Centro e al Sud risultano invece quasi sempre inferiori alla media. Il divario tra i costi registrati al Nord e quelli del Sud è molto ampio, si passa dal 25,57% per la prima fascia a ben l'88,87% per la fascia massima.
Gli atenei del Sud sono quelli con le tasse più basse, con in testa l’Università Aldo Moro di Bari, anche se l'importo della retta varia in funzione del merito degli studenti. Al secondo posto tra le università meno care troviamo l'Alma Mater di Bologna che considera come fascia base quella che arriva a circa 20 mila euro di ISEE, soglia al di sotto della quale gli studenti pagano il 55% in meno rispetto alla media nazionale.
Dall'altra parte l'ateneo più caro risulta, per la prima fascia, l’Università degli studi di Parma con una retta di 865,52 Euro annui per le facoltà scientifiche e di 740 Euro per quelle umanistiche, pari al 71% in più rispetto alla media nazionale. Al secondo posto si piazza l'Università degli studi di Milano con una retta annuale di 685 Euro per le facoltà umanistiche e 789 Euro per le facoltà scientifiche.
Federconsumatori rivela che generalmente le facoltà scientifiche hanno un costo maggiore dell'8% nella maggior parte delle fasce rispetto alle facoltà umanistiche


RAPPORTO TASSE UNIVERSITARIE E REDDITI
Federconsumatori ha anche analizzato il rapporto tra dichiarazioni dei redditi e tasse universitarie. Da questo studio emerge che la maggior parte delle famiglie monoreddito di lavoratori autonomi stando ai dati del Ministero dell’Economia del 2009, rientrano nella seconda fascia ISEE considerata, e quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 535,34 Euro. Lo stesso importo pagato da una famiglia (sempre monoreddito) di un operaio non specializzato.

 

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OCSE: BOCCIATA LA SCUOLA ITALIANA. IL NOSTRO PAESE ULTIMO PER SPESA PUBBLICA NELL'ISTRUZIONE

studenti | Page 14

ocsescuolabocciata0809.gifOcse: Italia bocciata senza appello sul fronte Scuola, a causa di investimenti nell'istruzione troppo risicati, poco appeal internazionale, troppo tempo perso sui banchi di scuola e insegnanti sottopagati. A rivelarlo è il rapporto “Education at a Glance” dell’Ocse, in cui sono stati confrontati gli investimenti nell'istruzione con l'efficienza del sistema educativo. Secondo l'organizzazione la preparazione e l'adeguata formazione conseguita in ambito scolastico costituiscono gli elementi essenziali per uscire dalla crisi.
Stando alle rilevazioni dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo , l'Italia spende il 4,5% del Pil nelle istituzioni scolastiche contro una media dei Paesi Ocse del 5,7%. Solamente la Slovacchia spende di meno tra i Paesi industrializzati (4%), superata anche da Estonia (5%) e Brasile (5,2%). Ai vertici della classifica troviamo Islanda, Israele, Stati Uniti e Danimarca, con valori superiori al 7%.


SPESA PUBBLICA TRA LE PIÙ BASSE E PER L'80% IMPIEGATA PER STIPENDI
Il nostro Paese occupa l'ultimo posto sui 35 Paesi Ocse, per quanto riguarda la spesa pubblica nella scuola (inclusi sussidi alle famiglie e prestiti agli studenti) destinando solamente il 9% della spesa pubblica totale, contro il 13,3% della Media dei Paesi. L'80%assorbito dalle retribuzioni del personale della spesa pubblica italiana per l'istruzione è (corpo insegnati e collaboratori), contro una media Ocse del 70%. Ciò nonostante professori e maestri italiani risultano tra i meno pagati, sia ad inizio che a fine carriera. Ad inizio carriera un maestro guadagna poco più di 26mila dollari l'anno, contro una media Ocse di 29 mila, mentre a fine carriera lo stipendio è di circa 38381 dollari, circa 10mila dollari in meno all'anno della media Ocse. Un docente delle superiori italiano percepisce poco più di 28mila euro all'anno di stipendio e arriva a 44mila a fine carriera, contro rispettivamente 35mila e oltre 54 mila della media Ocse. In Germania un prof delle superiori prende uno stipendio iniziale superiore a quello che un omologo italiano percepisce dopo 35 anni di carriera (51mila), chiudendo, però, dopo 28 anni di lavoro a oltre 72mila dollari l'anno di stipendio


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FINANZIAMENTI AGLI STUDENTI DELLE FAMIGLIE A BASSO REDDITO PER FAVORIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO

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finscuolaministrufambasred010.gifIl Ministero dell’Istruzione ha stabilito e pubblicato le quote finanziarie che saranno messe a disposizione delle singole regioni per coprire le spese relative a borse di studio e libri di testo gratuiti o in comodato. I fondi ammonteranno nel loro complesso a 220 milioni di euro e saranno destinati alle famiglie italiane meno abbienti per finanziare gli studi dei propri figli.
La cifra messa a disposizione delle Regioni ai fini dell’obbligo scolastico e della frequenza delle scuole secondarie da parte dei giovani cittadini ammonta a poco più di 117 milioni di euro. Questa somma verrà ripartita tra le diverse regioni in proporzione al numero di alunni appartenenti alle famiglie che rientrano nei limiti di reddito entro cui è possibile avvalersi della sovvenzione statale. Nello specifico, possono usufruire di questa misura di aiuto finanziario le famiglie con un reddito disponibile netto inferiore ai 15.493,71 euro.
A ricevere i finanziamenti più consistenti sono state, ovviamente, le regioni più povere e più popolose; al primo posto si colloca la Campania, in cui saranno finanziati ben 216.250 alunni appartenenti a famiglie al di sotto del limite di reddito prefissato, per un ammontare complessivo di oltre 21 milioni di euro. A seguire, spicca l’elevato numero di studenti che saranno finanziati in Sicilia, precisamente 193.145, per un ammontare di oltre 19 milioni di euro a disposizione della famiglie.
Successivamente si collocano la Lombardia, con 129.173 giovani studenti da finanziare per quasi 13 milioni di euro totali, la Puglia, con 112.960 alunni per oltre 11 milioni di euro di finanziamento e la Calabria, che usufruirà di 8 milioni di euro da ripartire tra 81.334 allievi.
Il numero più basso di famiglie che saranno coperte dalla sovvenzione statale si registra infine in Valle d’Aosta, con appena 1.616 alunni appartenenti a famiglie con categorie di reddito inferiori a quanto stabilito, per un finanziamento totale pari a 160.371 euro.

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DOTE SCUOLA: PIOGGIA DI CONTRIBUTI PER GLI STUDENTI DELLA REGIONE LOMBARDIA

studenti | Page 14

Dotescuregionelom.gifDote Scuola è una misura di sostegno al diritto allo studio, che la Regione Lombardia assegna agli studenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado e a chi frequenta i percorsi triennali di formazione professionale. Il sistema dei contributi è stato pianificato per accompagnare gli studenti lungo tutto il percorso di studi e prevede anche dei contributi per premiare i meriti e alleviare i costi aggiuntivi sostenuti dagli studenti disabili.
Concretamente Dote Scuola prevede una serie di contributi quali: un sostegno per gli studenti meno abbienti, un bonus scuola, un riconoscimento assegnato agli studenti capaci, un aiuto per chi sceglie la formazione professionale  e un un sostegno per favorire una formazione personalizzata degli studenti disabili anche nella scuola paritaria.
Per accedere a ciascuno dei cinque contributi occorrono dei requisiti particolari, tra i quali la residenza degli studenti nella regione Lombardia, la frequenza di corsi presso scuole della Regione , oppure nelle regioni confinanti (ma con residenza comunque in Lombardia). Sono previsti anche dei requisiti reddituali per alcuni degli aiuti di Dote Scuola. Per il contributo di “permanenza nel sistema educativo” è previsto che il redditto ISEE sia inferiore o uguale a 15458 euro, per il Bonus Scuola il reddito familiare deve essere inferiore o uguale a 46597 euro. E ancora per il bonus di merito il requisito di reddito è pari ad un ISEE inferiore od uguale a 20mila euro. Non è previsto invece nessun requisito reddituale per il sostegno agli studenti portatori di handicap certificato, che si sostanzia in un contributo aggiuntivo rispetto alla Dote Scuola, pari a 3mila euro per le spese connesse al personale insegnante impegnato nelle attività didattiche di sostegno.
La Regione Lombardia ha stabilito un calendario che vedrà assegnati ai beneficiari, entro la fine di luglio, i relativi Buoni Servizi da spendere per l'acquisto di libri, materiale didattico, sostegno ai costi di trasporto e mensa scolastica entro la fine di luglio. Le famiglie dei 223mila studenti aventi diritto al buono (Componente sostegno al reddito) dovrebbero ricevere proprio in questi giorni un sms che li invita a prendere contatti con il proprio comune per il ritiro dei Buoni. La Regione fa sapere che gli studenti che potranno beneficiare degli aiuti saranno 31mila in più rispetto alla scorso anni, grazie ai maggiori fondi messi a disposizione (45 milioni di euro contro i 38 dello scorso anno). I Buoni, in più, potranno essere spesi fino al 30 settembre 2011, quindi anche durante tutto l'anno scolastico, ma solo presso gli esercizi commerciali convenzionati, che sono, in tutta la Lombardia, oltre 5.000.

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