Mercoledi, 17 Luglio 2019

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LAUREATI E CRISI: QUALI INDIRIZZI GARANTISCONO UNO STIPENDIO MAGGIORE E PIÙ POSSIBILITÀ DI LAVORO


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La crisi occupazionale non risparmia nessuno, nemmeno coloro, come i laureati, che dovrebbero possedere nel curriculum gli strumenti adeguati per poter affrontare al meglio un mercato del lavoro così complicato. A porre l'attenzione sul tema è il "XIII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati" , redatto da AlmaLaureaAlmaLaurea dopo aver elaborato i dati relativi a 370 mila laureati. Vediamo qualche dato significativo del rapporto.
Ad un anno dal conseguimento della laurea triennale, il 16,2% dei laureati è disoccupato, in crescita di oltre 5 punti percentuali dal dato del 2008. Non va meglio (anzi) a chi ha conseguito anche la laurea specialistica, visto che i disoccupati ad un anno dal raggiungimento del titolo di studio sono il 17,7%, quasi sette punti percentuali in più di tre anni fa (10,8%). A tre anni dalla laurea, il 75% dei laureati con in mano la “specialistica” ha un impiego, mentre il 13% è ancora alla ricerca del posto di lavoro.
Quello che comunque rimane costante nel tempo è il peso della laurea rispetto al diploma, visto che durante l'intera vita lavorativa, i laureati hanno un tasso di occupazione superiore di undici punti percentuali a quello dei diplomati. Comunque rispetto al passato risulta in diminuzione la quota di laureati che risultano impiegati a cinque anni dal conseguimento della laurea. In concreto dal 2005 al 2010, si è passati da un tasso di occupazione del 90,3% all'85,6%. Va anche detto che in questo breve lasso di tempo il mercato del lavoro è profondamente cambiato a causa della crisi e che comunque il tasso di occupazione rimane decisamente alto.
Secondo Almalaurea il ciclo di studi che garantisce maggiori ritorni sul mercato del lavoro è quello relativo alle professioni medico-sanitarie (98%), seguito dall'indirizzo economico-statistico e da architettura (entrambi all'86%), senza dimenticare i laureati in ingegneria (84,7%). Dall'altra parte sono pochi gli sbocchi per i laureati nell'indirizzo geo-biologico (47,1%), chimico-farmaceutico (48,5%), giuridico (50,2%) e scientifico (62,3%).
Ma anche per chi il lavoro lo trova non è detto che il tipo di inquadramento sia quello agognato. Il 40,9% dei laureati di primo livello e il 46,4% dei laureati specialistici lavorano con contratti atipici, in aumento rispettivamente dal 36,5% e dal 41,4% del 2008. Nello stesso arco di tempo i contratti di lavoro stabili sono passati per i laureati di primo livello dal 50,7% al 46,2% e per quelli specialistici dal 40,4% al 35,1%.
Ma come sempre c'è chi sta peggio, visto che il 5,9% dei laureati di primo livello e il 7,1% degli specialistici lavorano senza contratto (erano rispettivamente il 3,8% e il 3,5% nel 2008). Ciò significa che esiste un sempre più grande esercito di laureati che lavorano senza contributi e niente assicurazione.
Sul fronte dei guadagni, negli ultimi tre anni lo stipendio mensile netto dei laureati di primo livello è diminuito da 1210 euro a 1149 euro (-5%), mentre quello dei laureati specialistici da 1205 euro al 1078 euro (-10,5%).


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In ogni caso anche per chi ha conseguito la laurea qualche anno (5) fa la perdita di potere d'acquisto è stata rilevante e pari a circa al 10%. A guidare la classifica degli stipendi netti mensili a cinque anni dalla laurea, ci sono i Medici con 2341 euro per gli uomini e 2268 per le donne, seguiti dagli Ingegneri con 1713 euro per gli uomini e 1469 per le donne e dai Chimici-farmaceutici con 1640 euro per gli uomini e 1434 per le donne. Mentre i gruppi disciplinari con gli stipendi più bassi sono l'insegnamento con 1201 euro mensili per gli uomini e 1166 per le donne, quello letterario con 1283 euro per gli uomini e 1205 per le donne e quello psicologico con 1344 euro per gli uomini e 1228 per le donne.
La media rilevata da Almalaurea è di 1562 euro per gli uomini e di 1275 euro per le donne. A livello generale per ogni gruppo disciplinare le donne guadagnano meno degli uomini, anche se con ordini di grandezza diversa. A livello medio le donne guadagnano il 18,4% in meno degli uomini, un divario percentuale maggiore di quello registrato in Europa dall'Eurostat.

 

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