La crisi occupazionale non risparmia
nessuno, nemmeno coloro, come i laureati, che dovrebbero possedere
nel curriculum gli strumenti adeguati per poter affrontare al meglio
un mercato del lavoro così complicato. A porre l'attenzione sul
tema è il "XIII Rapporto sulla condizione occupazionale dei
laureati"
, redatto da AlmaLaurea
dopo aver elaborato i dati relativi
a 370 mila laureati. Vediamo qualche dato significativo del rapporto.
Ad un anno dal conseguimento della
laurea triennale, il 16,2% dei laureati è disoccupato, in crescita
di oltre 5 punti percentuali dal dato del 2008. Non va meglio (anzi)
a chi ha conseguito anche la laurea specialistica, visto che i
disoccupati ad un anno dal raggiungimento del titolo di studio sono
il 17,7%, quasi sette punti percentuali in più di tre anni fa
(10,8%). A tre anni dalla laurea, il 75% dei laureati con in mano la
specialistica ha un impiego, mentre il 13% è ancora alla
ricerca del posto di lavoro.
Quello che comunque rimane costante
nel tempo è il peso della laurea rispetto al diploma, visto che
durante l'intera vita lavorativa, i laureati hanno un tasso di
occupazione superiore di undici punti percentuali a quello dei
diplomati. Comunque rispetto al passato risulta in diminuzione la
quota di laureati che risultano impiegati a cinque anni dal
conseguimento della laurea. In concreto dal 2005 al 2010, si è
passati da un tasso di occupazione del 90,3% all'85,6%. Va anche
detto che in questo breve lasso di tempo il mercato del lavoro è
profondamente cambiato a causa della crisi e che comunque il tasso di
occupazione rimane decisamente alto.
Secondo Almalaurea il ciclo di studi
che garantisce maggiori ritorni sul mercato del lavoro è quello
relativo alle professioni medico-sanitarie (98%), seguito
dall'indirizzo economico-statistico e da architettura (entrambi
all'86%), senza dimenticare i laureati in ingegneria (84,7%).
Dall'altra parte sono pochi gli sbocchi per i laureati nell'indirizzo
geo-biologico (47,1%), chimico-farmaceutico (48,5%), giuridico
(50,2%) e scientifico (62,3%).
Ma anche per chi il lavoro lo trova non
è detto che il tipo di inquadramento sia quello agognato. Il 40,9%
dei laureati di primo livello e il 46,4% dei laureati specialistici
lavorano con contratti atipici, in aumento rispettivamente dal 36,5%
e dal 41,4% del 2008. Nello stesso arco di tempo i contratti di
lavoro stabili sono passati per i laureati di primo livello dal 50,7%
al 46,2% e per quelli specialistici dal 40,4% al 35,1%.
Ma come sempre c'è chi sta peggio,
visto che il 5,9% dei laureati di primo livello e il 7,1% degli
specialistici lavorano senza contratto (erano rispettivamente il 3,8%
e il 3,5% nel 2008). Ciò significa che esiste un sempre più grande
esercito di laureati che lavorano senza contributi e niente
assicurazione.
Sul fronte dei guadagni, negli ultimi
tre anni lo stipendio mensile netto dei laureati di primo livello è
diminuito da 1210 euro a 1149 euro (-5%), mentre quello dei laureati
specialistici da 1205 euro al 1078 euro (-10,5%).
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
La media rilevata da Almalaurea è di 1562 euro per gli uomini e di 1275 euro per le donne. A livello generale per ogni gruppo disciplinare le donne guadagnano meno degli uomini, anche se con ordini di grandezza diversa. A livello medio le donne guadagnano il 18,4% in meno degli uomini, un divario percentuale maggiore di quello registrato in Europa dall'Eurostat.
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