Che la scuola pubblica italiana versasse in una situazione economica misera è risaputo da tempo. Anni di tagli all’istruzione hanno trasformato un’istituzionale cruciale per il futuro della nazione in un coacervo di difficoltà e di criticità irrisolte.
Repubblica, grazie ad un’inchiesta realizzata trasversalmente in tutto il paese (e pubblicata nei giorni scorsi), ha offerto al pubblico la vera dimensione del problema. La conclusione è che i veri finanziatori della scuola pubblica non sono i ministeri ma le famiglie degli studenti. In alcune zone, infatti, i genitori ‘versano’ l’80% della cifra necessaria a far funzionare un istituto. Insomma, le scuole ricevono dalle famiglie più di quanto ricevano dallo Stato.
Fino ad un certo punto, la cosa potrebbe apparire normale. Anche perché nelle voci di spesa rientrano attività quali corsi sportivi, corsi generici pomeridiani, recite teatrali, gite, viaggi d’istruzione e così via.
Tutte attività che, sebbene importanti per la formazione di un ragazzo, non rappresentano una necessità stringente. La cosa si complica quando alle famiglie tocca spendere per ‘voci’ praticamente obbligatorie, per esempio i testi scolastici. La spesa per i libri è coperta solo in certi casi e solo parzialmente dai fondi statali. Anche l’istituto delle borse di studio è un concetto sempre più rarefatto e ‘parziale’.
La cosa, infine, non solo si complica ma assume i contorni dello scandalo quando le famiglie ci rimettono di tasca propria per servizi che dovrebbe essere essenziali. La Repubblica ha individuato criticità in alcuni licei d’Italia come assenza di cancellini, gessi, persino carta igienica e detersivo per mantenere pulite le strutture.
I dati indicano che il problema coinvolge in maniera simile tutti i licei (scientifico, classico, artistico, linguistico, musicale). Gli istituti tecnici e commerciali, invece, sono i meno colpiti dal fenomeno.
Da Nord a Sud le differenze si sentono. Gli istituti del settentrione hanno fatto registrare una percentuale più alta di contributi provenienti dalle famiglie rispetto agli istituti del meridione e del centro. In questo senso, le criticità più profonde emergono nei licei classici milanesi Beccaria e Manzoni dove si supera la quota dell’80% di fondi ‘familiari’. Mediamente, a Milano, la percentuale si attesta al 60%. A Napoli e a Palermo è invece molto più bassa (rispettivamente 28% e 18%).
Tutto, ovviamente, è dovuto alla scuregelminiana (definizione de La Repubblica) che nel 2011 ha limitato i fondi per la scuola a solo 79 milioni di euro, contro i 269 milioni di dieci anni prima.
Ricordiamo in chiusura che secondo il IX Rapporto “Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici” di Cittadinanzattiva una scuola su tre è fuorilegge perché priva delle certificazioni di sicurezza e che secondo Legambiente più del 40% degli edifici scolastici sorgono in Comuni a rischio sismico.
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