Domenica, 15 Dicembre 2019

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Studenti: 4 Universitari su 10 Lavorano per Pagarsi gli Studi


studenti universitari, lavoro

L’Italia è il Paese dei bamboccioni e degli studenti universitari fuori corso: questo quadro è ormai ben radicato nelle nostre menti. Ma se fosse una visione distorta della realtà o quantomeno riduttiva?
L’indagine di Eurostudent, presentata a Milano dalla Fondazione Rui (Residenze universitarie internazionali) e condotta analizzando i dati di circa 4.500 ragazzi italiani iscritti ai campus universitari (pubblici e privati), ha messo in luce una situazione per molti versi inaspettata. Il 39% degli studenti che frequentano i corsi di laurea triennale lavora (tra questi il 23,2% fa lavoretti occasionali mentre il restante 15,8% è impiegato stabilmente). La percentuale sale ulteriormente, fino al 45,4% se si estende l’indagine ai corsi di laurea specialistici: quasi la metà, esattamente 4 universitari su 10 lavorano per mantenersi gli studi.

Significativo anche il dato secondo cui il 24% dei soggetti usciti dal liceo, rimandi di un anno l’iscrizione all’università proprio per tentare in via preventiva di entrare subito nel mondo del lavoro. I numeri variano sensibilmente di laurea in laurea e del resto è anche comprensibile che, chi frequenta facoltà particolarmente impegnative come medicina, o che richiedano un’assidua frequenza in aula, ad esempio architettura o ingegneria, abbia qualche difficoltà in più nel gestire contemporaneamente studio e lavoro.

E se trovare un impiego è soprattutto una necessità per sostenersi e mantenere gli studi, è facilmente intuibile che gli universitari lavoratori siano soprattutto quelli con difficoltà economiche (41,7%). Tuttavia anche una buona percentuale di figli di professionisti (29,8%) sceglie di lavorare per godere di una certa indipendenza economica. 
Se dunque la nuova generazione viene spesso accusata di essere poco autonoma, questi numeri mostrano in realtà un aumento notevole del numero di studenti lavoratori rispetto agli anni 90. Non si tratta solo di una tendenza italiana ma europea: il 40% dei giovani nel nostro continente studia e lavora. 
E peraltro il lavoro non pregiudica il rendimento scolastico: il 65,2% ammette di non poter materialmente seguire tutte le lezioni ma dedica allo studio circa trentuno ore a settimana. La media del tempo che gli studenti italiani dedica allo studio peraltro è tra le più alte d’Europa: 38 ore settimanali. Neppure i rigidi tedeschi fanno meglio di noi (37 ore). Seguono gli spagnoli con 36 ore e infine i francesi, fermi a 31. Se lavorare è spesso un’esigenza economica, si comprende quindi perché il 73% viva a casa con i genitori. Diminuisce anche il numero dei fuori sede: date le spese da sostenere molti preferiscono fare i pendolari. 
Appare chiaro che l’università diventa sempre più una scelta consapevole, che comporta sacrifici e che non può più essere una comoda scusa per rimandare l’entrata nel mondo del lavoro.  
 
RISORSE:
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