Venerdi, 22 Novembre 2019

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UNIVERSITÀ ITALIANE: PROF SEMPRE PIÙ VECCHI, ISCRIZIONI E LAUREATI IN CADUTA LIBERA


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In caduta libera l'appeal delle Università italiane che, oltre ad attrarre poco gli studenti stranieri (meno di un terzo della media Ocse) accolgono sempre meno studenti italiani. A fare il punto sulla situazione degli atenei italiani ci ha pensato il consueto Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario, redatto dal CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione dei Sistemi Universitari) e giunto all'undicesima edizione.
Nonostante il nostro sistema accademico risulti il quinto in Europa per qualità e il decimo al mondo, sul fronte delle iscrizioni il rapporto evidenzia un consistente calo di matricole negli ultimi anni. Si è passati, infatti, dal 74,5% di diplomati che nel 2003 si iscrivevano alle università, al 65,7% del 2008-2009. Se si considerano solo i 19enni, meno della metà (il 47,7%) nel 2009-2010 ha deciso di proseguire gli studi dopo il diploma, in calo di quasi dieci punti percentuali rispetto al 56% del 2006. Ad influire su questi dati ha sicuramente contribuito lo scenario economico che già prima della crisi economica, in Italia non era particolarmente brillante, ma dimostra anche come le varie riforme universitarie introdotte non abbiano portato i benefici sperati soprattutto in termini di iscrizioni. I giovani italiani non sembrano più considerare l'università come un volano per la propria carriera, optando sempre più spesso per un contratto se ne sorge la possibilità, soprattutto nei territori dove il mercato del lavoro è più vivace. Gli studenti migliori, d'altro canto, sembrano bocciare il sistema universitario pubblico, preferendo università private. Secondo il rapporto, alla Luiss il 68,1% delle matricole fa parte della rosa dei diplomati migliori, alla Bocconi la percentuale è del 58%, segue il Campus Biomedico di Roma (52,6%) e il San Raffaele di Milano (52,5%).
Il rapporto evidenzia che in Italia meno di un terzo degli iscritti porta a termine il corso di laurea (il 32,8% contro una media Ocse del 38%), sebbene il tasso di abbandoni tra il primo e il secondo anno risulti in calo (dal 17,5% al 16,7%).
Allo stesso tempo i laureati sono scesi da 338mila di otto anni fa a 293 mila dello scorso anno (-13,3%).


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Questa diminuzione di appeal può essere in parte spiegata anche dal taglio delle borse di studio, visto che nel 2010 sono calati i fondi per i sussidi del 60%. Oggi solo l’81% degli idonei riceve una borsa di studio e tra questi solo il 22% ha accesso agli alloggi universitari.
Un altro problema storico delle università italiane è l'avere a che fare con un corpo accademico piuttosto in là con gli anni. Un professore ordinario su due è over 60 e solo il 5% degli associati ha mendo di 41 anni. L'età media risulta in crescita dai 58 anni del 1998 ai 63 del 2010. Questo dato implica che nei prossimi cinque anni andranno in pensione oltre 14 mila docenti, soprattutto in alcune aree di studio che rischiano il collasso. A tal proposito il rapporto calcola che in facoltà come Architettura e Ingegneria Civile uscirà il 32% dei prof ordinari. Ma invecchiano anche i ricercatori, o almeno chi rimane a far ricerca, visto che nella prima decade del 2000, il 50% dei ricercatori usciti dalle università sono stati dimissionari.
L'unico dato positivo riguarda l'aumento del numero delle donne che hanno raggiunto la percentuale del 20% fra i professori i ordinari e del 45% fra i ricercatori.

 

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