Lunedi, 18 Novembre 2019

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UNIVERSITÀ: STUDIARE AL NORD COSTA IL 13% IN PIÙ. DIVERSE LE ANOMALIE NEL RAPPORTO REDDITI-TASSE


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L'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha presentato i risultati di un'interessante indagine sui costi delle tasse universitarie degli atenei italiani. Dal punto di vista metodologico lo studio ha suddiviso le regioni italiane nelle tre classiche aree geografiche (Nord, Centro e Sud) e per ognuna di queste ha individuato le tre regioni con il maggior numero di studenti. Per il Nord le regioni selezionate sono state Lombardia, Piemonte e Veneto; per il Centro Lazio, Toscana e Emilia-Romagna, e per al Sud, Campania, Puglia e Sicilia. In ognuna delle regioni, infine, sono stati individuati due atenei in base sia al numero degli iscritti sia secondo la classifica presentata dal Censis relativa allo scorso anno. Dal punto di vista delle fasce di reddito sono state individuate 5 fasce di reddito sulla base dei valori ISEE.
Federconsumatori ha poi derivato i costi degli atenei, sulla base delle informazioni reperite sui siti e sulle guide delle Università.


PRINCIPALI RISULTATI
A livello territoriale lo studio sottolinea che gli atenei del Nord sono più cari del 13,13% della media nazionale se si considera la prima fascia (la più bassa), mentre la differenza rispetto alla media risulta superiore di quasi un terzo (31,92%) per la fascia più alta. Le tasse al Centro e al Sud risultano invece quasi sempre inferiori alla media. Il divario tra i costi registrati al Nord e quelli del Sud è molto ampio, si passa dal 25,57% per la prima fascia a ben l'88,87% per la fascia massima.
Gli atenei del Sud sono quelli con le tasse più basse, con in testa l’Università Aldo Moro di Bari, anche se l'importo della retta varia in funzione del merito degli studenti. Al secondo posto tra le università meno care troviamo l'Alma Mater di Bologna che considera come fascia base quella che arriva a circa 20 mila euro di ISEE, soglia al di sotto della quale gli studenti pagano il 55% in meno rispetto alla media nazionale.
Dall'altra parte l'ateneo più caro risulta, per la prima fascia, l’Università degli studi di Parma con una retta di 865,52 Euro annui per le facoltà scientifiche e di 740 Euro per quelle umanistiche, pari al 71% in più rispetto alla media nazionale. Al secondo posto si piazza l'Università degli studi di Milano con una retta annuale di 685 Euro per le facoltà umanistiche e 789 Euro per le facoltà scientifiche.
Federconsumatori rivela che generalmente le facoltà scientifiche hanno un costo maggiore dell'8% nella maggior parte delle fasce rispetto alle facoltà umanistiche


RAPPORTO TASSE UNIVERSITARIE E REDDITI
Federconsumatori ha anche analizzato il rapporto tra dichiarazioni dei redditi e tasse universitarie. Da questo studio emerge che la maggior parte delle famiglie monoreddito di lavoratori autonomi stando ai dati del Ministero dell’Economia del 2009, rientrano nella seconda fascia ISEE considerata, e quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 535,34 Euro. Lo stesso importo pagato da una famiglia (sempre monoreddito) di un operaio non specializzato.

 


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Un dato che la stessa associazione definisce curioso, ma che rispecchia il quadro della distribuzione dei redditi delineato dall'Istat. Secondo il rapporto Istat il 35,4% dei lavoratori autonomi percepisce un reddito al di sotto dei 10mila euro annui, corrispondente ad un Isee di circa 5.000 Euro, che li colloca nella prima fascia di contribuzione per quanto riguarda le rate universitarie. Il 49.7% dei lavoratori dipendenti percepisce un reddito compreso tra 15.001 e 30.000 Euro annui, rientrando quindi, o nella seconda o nella terza fascia contributiva. Rientrano invece nella fascia di contribuzione più alta, che ha un costo medio di 1746,79 Euro i farmacisti ed i notai, con un ISEE, rispettivamente, di circa 55.000 e 160.000 Euro annui.
Questa ultima analisi rilancia il problema dell'evasione fiscale anche per quanto riguarda il diritto allo studio e i contributi universitari. Un tema che abbiamo trattato anche negli ultimi tempi segnalando che l'Italia, risulta il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 50,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato.

[Via: FederconsumatoriFederconsumatori ]

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Si ringrazia l'utente GeomangioGeomangio di flickr per l'immagine


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