Martedi, 22 Ottobre 2019

Back Scuola ed Istruzione Università: Cresce il Divario di Costi tra Nord e Sud, Ma a Far La Differenza È l'Evasione Fiscale

Università: Cresce il Divario di Costi tra Nord e Sud, Ma a Far La Differenza È l'Evasione Fiscale


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Laurearsi al Nord si conferma più caro che nel resto d'Italia. É Questa la conclusione a cui giunge il secondo rapporto sui costi delle tasse universitarie negli atenei italiani, realizzato dall'Osservatorio Nazioanale Federconsumatori. Dalle rilevazioni effettuate sulle tasse universitarie, ottenute consultando le informazioni disponibili sulle guide e sui siti delle Università italiane, emerge, infatti, che gli atenei del Nord sono più cari del 13,5% rispetto alla media nazionale. Un valore in crescita rispetto al 13,13% rilevato lo scorso anno.  Il rapporto ha calcolato anche quanto le università del nord costino di più in termini di tasse, in relazione a 5 fasce di reddito, utilizzando come parametro di riferimento l'indicatore Isee.

Ecco che allora la forbice si allarga per gli studenti che rientrano nella fascia massima, per i quali le Università al Nord costano il 23,23% in più delle media nazionale, contro l'8,22% in più pagato dagli studenti della prima fascia e il 15,54% di quelli in terza fascia di reddito. Dal confronto tra gli Atenei del Sud e quelli del Nord emerge un differenza media in termini di costo del 28,3% a favore delle università del Nord. Valore che diventa massimo se si analizza la fascia di reddito massima, in quanto per i redditi più alti le Università del Nord risultano più care del 68% rispetto a quelle del Sud.

Sul tema delle fasce di reddito, il rapportorapporto ricorda come l'elemento che discrimina maggiormente gli studenti per quanto riguarda l'accesso allo studio, non è la collocazione geografica (sebbene abbiamo visto che esistono differenze significative tra Nord e Sud), quanto piuttosto il livello di evasione fiscale in Italia. Infatti, ricorda Federconsumatori, il reddito medio di quasi un terzo dei contribuenti è inferiore ai 15 mila euro annui e tra questi, secondo i dati del Ministero dell'Economia vi sono anche lavoratori autonomi, come ristoratori, gioiellieri e albergatori, che rientrano nella seconda fascia ISEE considerata, che quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 515,82 Euro.
Ora considerando il livello di evasione fiscale in Italia e la diminuzione degli investimenti nella pubblica istruzione, si ottiene una situazione in cui molti studenti appartengono a fasce di reddito inferiori rispetto a quelle reali di appartenenza, col risultato che parte delle agevolazioni allo studio andranno a costoro, piuttosto che agli studenti che ne hanno veramente bisogno.


LE UNIVERSITÀ PIÙ CARE
L'indagine dell'Osservatorio Federconsumatori, come già nel rapporto dello scorso anno, non ha preso in considerazione tutte le Università italiane, ma sono stati scelti due Atenei per regionedue Atenei per regione, sulla base della grandezza degli stessi, secondo il numero totale degli stessi. Per cui questa classifica delle Università più care non è da intendersi in termini assoluti, ma tenendo conto delle ipotesi di lavoro scelte. In ogni caso l'Università più cara, prendendo in considerazione la prima fascia, si conferma essere l'Università degli studi di Parma con una retta di 890,05 Euro annui per le facoltà umanistiche e di 1005,87 Euro per quelle scientifiche. Al secondo posto troviamo l’Università di Verona con una spesa media per la prima fascia di 642,20 euro, 613,18 euro per le facoltà umanistiche e 671,22 euro per quelle scientifiche. Chiude il podio la Statale di Milano con una retta media di 549 euro, 688 per le facoltà umanistiche e di 410 euro per quelle scientifiche.
A Milano le facoltà scientifiche hanno una retta inferiore rispetto a quelle umanistiche, tuttavia, sebbene questa distinzione non sia attiva in tutte le Università, di solito accade il contrario con le facoltà scientifiche che mostrano un costo maggiore che varia dal 2% per la prima fascia all'8,5% per la maggior parte delle fasce.

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