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Lunedi, 22 Ottobre 2018

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Indice di Benessere Finanziario: Gli Italiani Soddisfatti Degli Investimenti, Scontenti Dei Debiti

buonifruttiferipostali0708.gifIn occasione della ricorrenza dei suoi primi dieci anni in Italia, Ing Direct ha presentato l'Indice di Benessere Finanziario (IBF), un indicatore sintetico che misura il livello di confort degli italiani in relazione alla finanza personale. Rispetto alle altre analisi sul rapporto tra Italiani e risparmio, questo indicatore ha il pregio di analizzare congiuntamente sei grandezze fondamentali, ovvero: risparmio, debito a breve termine, debito a lungo termine, reddito, asset e investimenti, bollette e pagamenti. l'IBF analizzerà queste sei variabili a cadenza trimestrale nell’ambito del più ampio “Osservatorio ING DIRECT sul risparmio e gli investimenti degli Italiani”, realizzato con Gfk-Eurisko . Vediamo di capirci qualcosa di più.
Ogni grandezza viene definita sulla base delle valutazioni espresse, su una scala da 1 a 7, da circa 1000 intervistati, rappresentativi dell'universo bancario. Le valutazioni che poi vengono indicizzate su una scala da 0 a 100, esprimono sinteticamente il livello di soddisfazione degli utenti, da molto insoddisfatto a molto soddisfatto.
A livello nazionale l'indice di benessere finanziario è pari a 46,5, che corrisponde ad livello medio di benessere finanziario. Sostanzialmente gli italiani non sono né soddisfatti, né insoddisfatti, il che significa complessivamente una mancanza di disagio ma anche di benessere. Se si analizzano le singole dimensioni, il maggior livello di comfort è rappresentato dall'area degli investimenti (55,5), mentre l'area del debito a lungo (mutui, prestiti personali) è quella dove si esprime una sostanziale insoddisfazione (punteggio (41,5). Tra i due estremi troviamo l'area delle bollette e dei pagamenti (48,2), quella del reddito (46,8), il debito a breve termine (46,3) e il risparmio (44,7).
A livello geografico l'indice di benessere finanziario assume valori molto diversi frutto delle diverse condizioni economico e finanziarie del territorio, ma anche delle differenti sfaccettature culturali. L'IBF maggiore si registra nel Centro Italia con un punteggio medio di 50,8, segue il Nord Ovest con il 49,1, il Nord Est (43,3) e il Mezzogiorno (42,8).

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Italiani e Borsa: Solo Due Famiglie su Dieci Investono in Azioni e Obbligazioni

prodottfinintesa.gifDiversi sono gli elementi che hanno permesso alle famiglie italiane di reggere l'impatto della crisi economica, tra questi sicuramente il basso livello di indebitamento e la scarsa propensione agli investimenti finanziari.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto si può dire che “l'immaturità finanziaria” delle famiglie, spesso tacciata come un limite alla crescita del mercato italiano, ha evitato conseguenze più gravi dal punto di vista economico e sociale. Per una volta insomma un sostanziale ritardo nei confronti di mercati più evoluti ha consentito di trarre vantaggi da una situazione di recessione acuta. Quello che è certo è comunque che il rapporto tra famiglie italiane e mercati finanziari non è mai sbocciato, nemmeno in periodi finanziariamente più sereni.
Per quanto riguarda il 2010, secondo la relazione annuale della Consob ( su dati Gfk Eurisko), la quota di investitori retail che detengono almeno un prodotto finanziario "rischioso" , ovvero azioni, obbligazioni, fondi di investimento, polizze vita etc è stata intorno al 20%. Un dato sostanzialmente in linea con quello dell'anno precedente e inferiore di circa cinque punti percentuali rispetto al 2007, cioè a prima della crisi economica.
Otto famiglie italiane su dieci perciò rimangono oggi molto diffidenti nei confronti dei mercati finanziari, preferendo impiegare i propri risparmi in titoli di Stato o in buoni postali.
Qualcosa però si è mosso, infatti rispetto al 2009 è cresciuta di 1,6 punti percentuali la quota di investitori retail che possiedono obbligazioni bancarie, raggiungendo il 10,5%, un livello superiore anche a quello raggiunto nel 2007 (9,3%). In crescita anche il numero di famiglie che investono in obbligazioni non bancarie, che è passata dal 3,1% del 2009 al 3,7% dello scorso anno.
Aumenta anche il grado di diffusione dei titoli di Stato che passa dal 11,9% del 2009 al 13,4% del 2010, mentre la percentuale che investe in fondi o Sicav è rimasta stabile intorno all'8%.
L'esposizione complessiva delle famiglie italiane verso i prodotti strutturati è però cresciuta del 10,2%, passando dai 199,3 miliardi del 2009 ai 212,8 miliardi di euro dello scorso anno. Perciò pur se è stabile la percentuale di famiglie che investono in prodotti strutturati, aumenta la quota di risparmio che le famiglie investitrici dedicano a questi strumenti finanziari.
In generale però la quota maggiore di ricchezza viene investita  sempre in depositi e risparmio postale, con una percentuale del 44% sul totale, in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2007. 

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Mutui: 2010 Anno Della Svolta, Crescono Dell'11,49% le Erogazioni Dei Finanziamenti Immobiliari

mutuoancona.gifNonostante un calo del 2,34% nelle erogazioni dei mutui nel IV trimestre del 2010, lo scorso anno può essere archiviato come quello della ripresa per quanto riguarda i finanziamenti per l'acquisto di abitazioni. Infatti, rispetto al 2009 si è registrata una crescita dell'11,49%, con il livello delle erogazioni che è tornato ai valori pre crisi. A riferirlo è un elaborazione dell'Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, sui dati statistici diffusi a fine aprile dalla Banca d'Italia.
Complessivamente nel 2010 sono stati erogati alle famiglie mutui per l’acquisto di abitazioni per un totale 56.914,32 milioni di euro, poco più dei 56.266,25 milioni di euro registrati nel 2005. La ripresa del mercato è stata sicuramente favorita dai bassi tassi di interesse che sono rimasti ai minimi storici per gran parte dell'anno. Va anche detto che il dato diffuso tiene conto anche i mutui erogati per sostituzione/surroga, ovvero quelli già esistenti ma trasferiti ad una nuova banca grazie alla portabilità . Un fenomeno quest'ultimo che seppur ancora "marginale" ha subito un'accelerazione proprio per i bassi tassi di interesse che hanno reso conveniente alle famiglie, spostare il proprio mutuo presso un altro istituto di credito per avere condizioni più favorevoli.
A livello territoriale il 2010 si è chiuso con un aumento delle erogazioni in tutte le Macroaree. L'incremento maggiore si è registrato nel Centro, dove la crescita rispetto al 2009 è stata del 17,35%, seguono il Sud e le Isole con aumenti rispettivamente pari al 15,73% e al 15,35%. Più modesto invece l'incremento al Nord che è stato pari al +8,27% per il Nord-Ovest e al +7,63% per il Nord-est.
Passando ad analizzare l'incidenza geografica delle varie aree sul totale delle erogazioni, si scopre che, nel 2010, il Centro ha superato il Nord-est del Paese. In testa rimane il Nord-ovest con il 35% delle erogazioni totali, pari ad un controvalore di 19, 676 miliardi di euro, segue il Centro con il 24% (13,547 miliardi di euro), il Nord-est con il 23% (12,905 miliardi di euro), il Sud con il 12% (7,166 miliardi di euro) e le isole con il 6% (3,669 miliardi di euro).
Anche a livello regionale il 2010 si è chiuso con il segno positivo per tutte le regioni italiane, anche se con significative differenze.

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Le Rimesse Degli Stranieri Superano i 6,4 Miliardi di Euro, Oltre un Quarto Diretto Verso la Cina

bancapopre.gifGli stranieri che vivono in Italia negli scorsi 12 mesi hanno fatto defluire oltre 6,4 miliardi di rimesse, una valore in calo del 5,4% rispetto al 2009 (è la prima volta dal 2005). È questo uno dei dati principali di uno studio della Fondazione Leone Moressa sui flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia da parte degli stranieri che vivono nel nostro Paese. Secondo lo studio è in calo anche il valore delle rimesse calcolate a livello pro capite che nel 2010 è stato pari a 1508 euro, contro i 1734 euro del 2009 (-13%).Così come il valore delle rimesse in rapporto al Pil che nel 2010 è stato pari allo 0,41% del prodotto interno lordo, contro lo 0,44% dell'anno precedente.
Questo enorme flusso di denaro si rivolge soprattutto verso oriente, dove la macroarea asiatica assorbe il 47,4% di tutti i flussi monetari, per un valore superiore ai tre miliardi di euro. Il 27,7% delle rimesse rimane all'interno dei confini europei, il 12,5% si muove in direzione Africa, mentre l'11,6% rimanente va verso l'America. La contrazione del volume totale delle rimesse ha provocato una riduzione dei flussi di denaro anche in quasi tutte le aree di destinazione. Nello specifico il continente asiatico ha ricevuto il 9,5% in meno di denaro e l'Africa il 4,5%, mentre le rimesse verso i Paesi Europei sono aumentate del 4,2%.
I Paesi che ricevono il maggior volume di denaro sono la Cina con 1,7 miliardi di euro, seguito dalla Romania (800 milioni di euro), dalle Filippine (712 milioni di euro) e dal Marocco (251 milioni di euro). Rispetto al 2009 questi valori risultano in calo del 10,2% per quanto riguarda la Cina, dell'11,1%, per le Filippine e del 3% per la Romania.
Secondo la Fondazione Leone Moressa ogni cinese residente in Italia invia in patria poco più di 9 mila euro, riuscendo così a mantenere 2,9 cinesi in patria. Questo significa che complessivamente la comunità cinese in Italia mantiene oltre mezzo milione di connazionali in Patria. Dietro i cinesi troviamo i filippini che con 5.761 euro di rimesse pro capite sostengono una comunità in patria di 468 mila concittadini, seguono i bengalesi che mantengono 400 mila soggetti e i senegalesi che provvedono a 308 mila connazionali.
Oltre un quarto delle rimesse che escono dall'Italia provengono da Roma, dove nel 2010 sono usciti 1,7 miliardi di euro. Seguono la capitale Milano (825,567 milioni di euro; 12,9% del totale), Napoli (212,608 milioni; 3,3%), Firenze (198,436 milioni; 3,1%) e Prato (179,141 milioni; 2,8%).

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Rimborsi Bancari: in Caso di Fallimento Della Banca, Fino a 100 Mila Euro Restituiti Entro 20 Giorni

depositibancari.gifCrescono ulteriormente le garanzie per i consumatori che scelgono di depositare i propri risparmi presso un istituto di credito: l’indicazione delle nuove disposizioni in materia è contenute nel decreto legislativo 24 marzo 2011, n.49 (provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.93 del 22 aprileGazzetta
Ufficiale n.93 del 22 aprile), il quale ha attuato la direttiva 2009/14/CE .
Precisamente, questa legge riguarda le modalità di rimborso al cittadino nel caso in cui si verifichi una liquidazione coatta amministrativa dell’istituto bancario presso cui sono stati depositati i capitali. Negli scorsi anni il fallimento di alcune banche ha infatti rappresentato un grosso problema per numerosi correntisti, che hanno visto minacciata la disponibilità e la fruibilità dei propri risparmi.
La legge è così intervenuta in maniera più precisa e più rigorosa da questo punto di vista, disponendo che in caso di fallimento, la banca debba garantire al correntista, dietro sua richiesta, il rimborso dei capitali depositati.
Inizialmente, la disposizione obbligava la banca a restituire i risparmi depositati al correntista entro tre mesi, per un ammontare massimo di 103.291,38 euro. L’ultimo aggiornamento ha invece garantito al consumatore tempi di rimborso molto più celeri, appena 20 giorni lavorativi (dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta), se pure il tetto massimo di capitale rimborsabile si sia leggermente diminuito fino a 100 mila euro.
Tale limite potrebbe essere aggiornato dalla Banca d'Italia per adeguarlo alle eventuali variazioni apportate dalla Commissione europea in funzione del tasso di inflazione.
La nuova disposizione sarà attiva dal prossimo 7 maggio, ed il rimborso potrà essere prorogato da Bankitalia di ulteriori 10 giorni, soltanto in circostanze eccezionali.

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Scelta Del Mutuo? Quando Internet Diventa il Tuo Migliore Amico

comunicaimprese.gifNelle scorse settimane abbiamo visto come la stretta monetaria decisa dalla Bce per contenere il tasso di Inflazione provocherà un aumento delle rate dei tassi variabili delle famiglie italiane tra i 12 e 24 euro mensili. Una misura che con tutta probabilità non rimarrà isolata, visto la tendenza al rialzo della dinamica dei prezzi e che rilancia l'annosa questione della scelta del mutuo più conveniente.
Nell'era 2.0 sono nati per le famiglie diversi strumenti di supporto alla scelta del mutuo più adatto alle proprie esigenze. Solitamente questi servizi permettono di comparare le offerte dei vari istituti di credito italiani, con la possibilità di simulare un piano d'ammortamento e quindi di conoscere quale potrà essere la rata del mutuo che si andrà a pagare. Alcuni di questi siti svolgono anche la funzione di mediatore creditizio, permettendo quindi alle famiglie di andare oltre la semplice comparazione e di ottenere un contatto “diretto” con la banca per ottenere il mutuo desiderato.
Questo nuovo orizzonte digitale di accesso al credito risulta molto interessante perchè permette ai consumatori di poter verificare online e nel tempo le offerte proposte, aumentando quindi il proprio bacino di informazioni, in un settore non sempre trasparente. In più la presenza di diversi operatori in concorrenza consente agli utenti di avere un quadro il più possibile completo, visto anche che non tutti i servizi coprono l'intera offerta degli istituti di credito.
Già ma chi paga? Solitamente questi Comparatori hanno accordi con gli istituti di credito, i quali garantiscono al servizio provvigioni in base ai mutui effettivamente stipulati con le banche oppure ai contatti ricevuti.
Tra i comparatori più famosi ed utilizzati possiamo citare: Mutuionline, Supermoney.eu, Telemutuo, 6sicuro, Mutui.it, CalcoloratamutuoCalcoloratamutuo e Mutuisupermarket.itMutuisupermarket.it .
Quest'ultimo è arrivato da poco ma non ha perso tempo facendo molto parlare di sé, soprattutto per la scelta di creare un sito mobile per smartphone e per aver messo a disposizione del web una serie di widget interessanti che permettono di visualizzare l'andamento dei tassi di interesse.

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Abi e Consumatori: Firmato l'Accordo per una Maggiore Trasparenza e Chiarezza dei Conti Correnti

carta1504.gifAbi e 15 associazioni dei consumatori hanno firmato al convegno Dimensione Cliente, un protocollo d’intesa nel quale sono contenute alcune proposte di modifica relative al Documento di Sintesi periodico e al Foglio Informativo. L'obiettivo è quello di rendere più semplici e trasparenti le informazioni relative a i conti correnti italiani, spesso (e da più parti) messi sotto accusa per l'onerosità dei costi annui. Ricordiamo ad esempi le recenti accuse di Adusbef e Federconsumatori (due delle 15 associazioni firmatarie) secondo cui i conti correnti italiani sono i più cari d'Europa e la critica della Commissione Europea, più o meno dello stesso tenore.
Ma se ancora non è possibile risparmiare sui conti correnti, con questo accordo i consumatori quantomeno potranno capire qualcosa di più sui costi di gestione dei propri rapporti bancari. Prima dell'entrata in vigore dell'accordo però, la proposta dell'Abi e delle associazioni dei consumatori dovrà essere sottoposta alla Banca d’Italia e alle altre Autorità competenti. Ma vediamo in sintesi cosa dovrebbe cambiare.
In primo luogo lo stile di comunicazione che sarà semplificato e costruito attraverso un linguaggio più chiaro ed immediato, tale da consentire una maggiore possibilità di comparazione dei prodotti e dei servizi offerti. Il Foglio informativo sarà poi reso più snello, tagliando di circa la metà il numero delle pagine ma senza tagliare le informazioni. Anzi verranno fornite informazioni attualmente non presenti, quali ad esempio la comparazione tra i costi del fido e dello sconfinamento, il dettaglio delle commissioni applicate nei due casi con le rispettive tabelle di confronto.
Per quanto riguarda il Documento di Sintesi Periodico (DDS), sia l'Abi che le associazioni dei consumatori condividono la necessità di limitarne l’invio solo nel caso di condizioni variate nel corso dell’anno, riducendo così la ridondanza delle comunicazioni. Si otterrebbe così anche l'effetto di una maggiore attenzione dei consumatori/clienti alle informazioni ricevute dalla banche, visto che l'elevato numero di comunicazioni tende a far diminuire l'interesse generale. Basti pensare in proposito che secondo la stessa Abi ogni titolare di conto corrente riceve in media dalla banca 60 comunicazioni l'anno per un totale di 2 miliardi di fogli in tutta Italia. Senza dimenticare che il risparmio di carta avrà anche ripercussioni positive sulla riduzione delle emissioni e sull'impatto ambientale.

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I Protesti Calano Del 7,2% in Numero e Del 14,7% in Valore

assegno1104.gifNei 12 mesi del 2010 il monte dei protesti è diminuito di circa 700 milioni di euro, passando dai 4,5 miliardi di euro del 2009 ai 3,8 miliardi dello scorso anno. A riferirlo è l'ultima indagine di Unioncamere in base ai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere, secondo cui nel 2010 i protesti levati nelle provincie italiane si sono ridotti del 7,2% nel numero e del 14,7% in valore. Questo calo ha riguardato tutti i tipi di impegni finanziari, dagli assegni alle cambiali alle tratte.
La diminuzione maggiore ha interessato gli assegni, calati del 16,5% nel numero e del 21,9% nell’importo, mentre il valore medio è sceso del 6,4%. Nel 2010 il controvalore complessivo è stato 1,942 miliardi di euro, contro i 2,485 miliardi del 2009.
Per quanto riguarda le cambiali a vuoto la diminuzione è stata più contenuta con un calo del 2,6% nel numero e del 3,5% nel valore medio, con il risultato che i pagherò rimasti non onorati sono diminuiti del 5,9% negli importi rispetto al 2009, per un controvalore di poco superiore a 1,85 miliardi rispetto ai 1,967 miliardi di due anni fa. Infine le tratte non incassate che sono diminuite del 15,7% nel numero e del 3,6% negli importi, mentre il valore medio è calato del 14,3%. Va detto che questo strumento di pagamento non è molto diffuso, infatti, il controvalore ha raggiunto i 36,8 milioni di euro nel 2010, in calo rispetto ai 38,2 del 2009.
In valore assoluto le regioni dove si sono concentrate maggiormente le mancate promesse di pagamento sono state il Lazio, la Lombardia e la Campania con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 748, 736 e 546 milioni di euro. Se si analizza invece il numero di effetti complessivamente protestati cambiano le posizioni della classifica ma non i protagonisti, con in testa la Lombardia con 230 mila effetti, seguita dal Lazio con 220 mila e dalla Campania con 198 mila. Mentre se si prende in considerazione il valore medio degli importi non pagati in testa si presenta il Trentino Alto Adige con protesti che valgono in media 3.980 euro contro una media nazionale di 2.774 euro. Al secondo posto troviamo il Veneto con un valore medio di 3.494 euro e al terzo il Lazio con 3.403 euro.

 

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Con l'Aumento del Tasso di Interesse Deciso Dalla Bce, Mutui Più Cari fra i 12 e i 24 Euro al Mese

doh0704.gifLa Banca Centrale Europea (Bce) ha deciso oggi l'aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli all'1,25%. Si tratta del primo aumento dalla metà del 2008 ed è stato varato per cercare di rispondere all'incremento del tasso di inflazione, quindi per cercare di mantenere stabili i prezzi. Contestualmente la Bce ha aumentato anche il tasso marginale, dall'1,75% al 2% e ha fissato quello sui depositi allo 0,5%. Ma con questa stretta monetaria cosa cambia per le famiglie italiane?
Secondo un'elaborazione della Cgia di MestreCgia
di Mestre il rialzo del costo del denaro interesserà 2,23 milioni di famiglie italiane titolari di un mutuo casa a tasso variabile, con un aumento medio della rata su base annua di 132,4 euro. A livello territoriale le famiglie più colpite saranno quelle del Centrosud, in particolare quelle residenti nella Provincia di Pescara (+207,7 euro), di Cagliari (+204,9 euro), di Roma (+203,4 euro), di Sassari (+ 201,6 euro) e di Napoli (+198,7 euro). Quelle meno investite dagli aumenti saranno quelle che risiedono nelle provincie di Carbonia- Iglesias (+29,7 euro), Medio Campidano (+23 euro) e Ogliastra (+15 euro).
Queste differenze si spiegano con il fatto che gli aumenti più consistenti si avranno nelle realtà territoriali dove sono maggiori i livelli di insolvenza e dove è maggiore la dimensione media del mutuo per l’acquisto dell’abitazione.
Si tratta di effetti che, come spiega il segretario dell'associazione, Giuseppe Bortolussi, non tengono conto di eventuali aumenti ulteriori del costo del denaro che: “potrebbero essere applicati a livello locale dagli istituti bancari”.
Il provvedimento, spiega la Cgia colpirà in sostanza circa due terzi delle 3,35 milioni di famiglie italiane che hanno un mutuo acceso. Attualmente la rata media a livello nazionale è pari a 713,8 euro, che con l’aumento medio di 132,4 euro, passerà a circa 724,8 euro mensili.
Secondo Adusbef e Federconsumatori l'aumento dei tassi di riferimento all'1,25% porterà ad una maggiorazione di 11 euro al mese (132 euro l'anno) per un mutuo decennale di 100 mila euro a tasso variabile che passa dal 2% al 2,25%, con la rata che passa da 920 a 931 euro. 

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DAL CODACONS UNA GUIDA SU COME DIFENDERSI DAI CRACK FINANZIARI, AGENDO CONTRO LE BANCHE

finance2303.gifNei mesi scorsi abbiamo visto come secondo un'indagine di Altroconsumo i consigli sugli investimenti finanziari non seguono gli interessi dei clienti ma piuttosto quelli delle banche. Un orientamento di fondo molto pericoloso che nel recente passato ha portato gravi conseguenze per le tasche dei consumatori. Si pensi a quanti hanno investito nell'ultimo decennio nelle tante società che venivano descritte (non solo da Banche, ma anche dalle agenzie di rating) come sicure e che invece si sono dimostrate insolventi o fallite (es Cirio, Parmalat, Enron, Lemhan Brothers per citare i casi più famosi).
Per questa ragione il Codacons ha messo a punto una breve guida che racchiude le risposte alle domande frequenti poste dai consumatori che si sono visti trasformare i propri titoli in carta straccia. Va detto che non si tratta di una guida finanziaria ma di un documento che spiega ai consumatori come è possibile agire per vie legali contro le singole banche che hanno venduto i titoli.
L'azione proposta dall'associazione, non è incompatibile con l'eventuale costituzione di parte civile nei processi penali intentati contro le società emittenti (es. Cirio, Parmalat ...). D'altra parte non è possibile agire con il Codacons nei casi di cause civili già promosse dagli stessi consumatori contro le banche ovvero in caso di accordi o conciliazioni intervenute con le stesse.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto ricordiamo che la materia finanziaria è una di quelle interessate dalle nuove procedure di conciliazione obbligatoria, per cui, sarà necessario passare prima dall'Arbitro bancario finanziario o dalla Consob (a seconda dei casi) per un tentativo di mediazione tra Banche e Consumatori. Vediamo ora qualche spunto interessante fornito dall'E-book del Codacons.
L'Associazione ricorda che prima di far sottoscrivere un investimento finanziario le banche avrebbero dovuto fornire al cliente un documento sui rischi finanziari e fornire informazioni dettagliate sulle caratteristiche del titolo. Se ciò non avviene, la banca non fa quanto richiede la legge e secondo il Codacons, deve rispondere dei danni provocati al risparmiatore.
In più l'associazione ricorda che già dal 1996 è in vigore una normativa che impone alle banche di effettuare una profilatura del cliente prima di ricevere ordini di acquisto. Gli istituti di credito devono cioè registrare le caratteristiche del cliente al fine di verificare l’adeguatezza dell’investimento. Se il risultato di questa profilatura è che il cliente non ha un profilo speculativo, ovvero non ha intenzione di rischiare, la banca non può vendere titoli rischiosi.

 

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INDAGINE ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI: I CONTI CORRENTI ITALIANI SONO I PIÙ COSTOSI D’EUROPA

calc1203.gifSecondo un’indagine svolta da Adusbef e da Federconsumatori relativa ai costi dei conti correnti nei vari Paesi europei, il dato relativo alla nostra nazione è decisamente preoccupante: il conto corrente di un cittadino italiano prevede infatti dei costi doppi rispetto alla media europea.
Precisamente, la media relativa ai costi dei conti correnti europei ammonta a 114 euro annui, mentre in Italia si registra una media pari a ben 292,98 euro.
Appartiene proprio all’Italia, dunque, il poco invidiabile primato dei costi più elevati dei conti correnti, dietro la quale si piazza la Spagna con 211,56 euro di costi annui, la Lettonia con 194,77 euro, la Francia con 152,14 euro, la Lituania con 117,29 euro, la Repubblica Ceca con 112,84 euro e la Grecia con 109,57 euro annui.
I conti correnti più convenienti sono invece quelli della Bulgaria, con appena 43,57 euro all’anno di costi di gestione, seguiti dai quelli dell’Olanda con 45,87 euro, del Portogallo con 58,41 euro, del Belgio con 62,41 euro e della Danimarca con 63,70 euro annui. La differenza tra questi paesi e l’Italia, dunque è veramente abissale.
La ricerca di Adusbef e Federconsumatori va detto ha considerato, per i nostro Paese, i costi di gestione di un conto corrente presso Poste Italiane (conto BancoPosta), Banca Intesa (Conto Facile), UniCredit (Genius Ricaricabile), MPS (mio Identikit) e BNL (Revolution), quindi non andando a coprire l'intera offerta degli istituti di credito italiani, ma solo fetta, sebbene abbastanza rappresentativa.
Le operazioni più costose riguardano il canone annuo, che grava sui conti correnti degli italiani con una media di 72,45 euro all’anno, seguito dall’imposta di bollo dovuta per legge, che corrisponde a dei costi medi pari a 34,20 euro annui e dal canone della carta di credito con 28,50 euro all’anno.

 

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BANKITALIA: LE BANCHE APPLICANO TASSI DI INTERESSI MAGGIORATI AGLI IMPRENDITORI IMMIGRATI

imprendistranie1003.gifNelle scorse settimane abbiamo visto come, secondo la camera di Commercio di Milano , senza l'imprenditoria straniera nell'ultimo decennio ci sarebbe il 62% di imprese in meno. Ma oltre alle difficoltà tipiche del fare impresa in Italia, gli stranieri hanno dovuto superare ostacoli superiori anche per quanto riguarda l'accesso al credito. Infatti, secondo una recente indagine della Banca d'Italia, condotta da Giorgio Albareto e Paolo Emilio Mistrulli, gli imprenditori immigrati pagano in media tassi di interesse più elevati di circa 70 punti base rispetto a quelli richiesti agli italiani. La scoperta, che di per sé ha dell'incredibile, emerge dal confronto dei prestiti (superiori a 75mila euro) erogati alle piccole imprese nel periodo 2004-2008. Ma non è l'unico aspetto a destare sorprese, visto che, a quanto pare, non tutti gli immigrati sono uguali davanti alle banche. Agli imprenditori dell'est Europa, infatti, sono stati chiesti interessi maggiorati dell'1,3%, mentre per quelli latino-americani lo spread era maggiorato solo dello 0,20% in più. E ancora quelli proveniente dall'Asia hanno subito una maggiorazione del tasso dello 0,4%, mentre quelli proveniente dall'Africa dello 0,85%. Ma nemmeno tutti gli extracomunitari sono uguali, visto che nessuna differenza è stata applicata ai prestiti richiesti dagli imprenditori del Nord America o dell'Oceania.
Ma non è solo il Paese d'origine a fare la differenza, visto che anche per gli immigrati di seconda generazione o per quelli nati all'estero, ma di origine italiana, l'interesse richiesto era maggiorato dello 0,20% in più. In più sul “pedigree” dell'imprenditore straniero intervengono anche fattori sociali quali la dimensione e le credenziali della comunità etnica locale a cui chi richiede il prestito appartiene. Maggiore è la reputazione e il peso della comunità, infatti, e minore è il differenziale richiesto (che comunque rimane).
Rispetto al periodo di riferimento dell'indagine, la situazione è migliorata, avendo le banche adattato le proprie offerte di finanziamento alle esigenze della clientela straniera. Tuttavia rileva Bankitalia, il differenziale non è stato eliminato ma si è semplicemente ridotto a circa 30 punti base.


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ADUSBEF: L'86% DEI CITTADINI HA POCA O NESSUNA FIDUCIA NELLE BANCHE, RITENUTE PER LO PIÙ SCORRETTE

isaefiduciaconsumagiu.gifNell'ultimo Rapporto Italia, l'Eurispes ha sottolineato come gli effetti della crisi si siano manifestati anche per quanto riguarda i giudizi dei consumatori sulle banche. Nello specifico, come abbiamo visto l'88,3% della popolazione attribuisce un giudizio negativo agli istituti di credito (molto negativo= 48,2% o abbastanza negativo= 40,1%). Un dato che è stato confermato anche dal consueto sondaggio Adusbef sulla fiducia verso le banche, secondo il quale l'affidabilità e credibilità delle banche raggiungono livelli molto bassi. Secondo l'associazione tale sfiducia deriva dal comportamento degli stessi istituti di credito che risulta “ostile” non solo di fronte alla richiesta di denaro (prestiti) ma anche nella gestione delle operazioni più semplice come quella di cambiare un assegno bancario o circolare.
Tornando al sondaggio, l'Adusbef non ha testato la fiducia dei cittadini solamente nei confronti delle banche, ma anche verso Poste a Assicurazioni. Pur tenendo a precisare che il sondaggio (effettuato 1.323 consumatori) non ha carattere di scientificità in base a campione rappresentativo, secondo l'associazione i risultati rappresentano comunque un serio indicatore degli orientamenti dei consumatori.


 

PRINCIPALI RISULTATI
Alla domanda : “Quanta fiducia ha nelle banche” ? Solamente il 4% del campione ha risposto molta, mentre il 10% “abbastanza”, il 33% “poca” e il 53% “nessuna”. In pratica quasi nove consumatori su dieci (l'86%) hanno poca o nessuna fiducia nelle banche. La stessa domanda riferita, però, alle Poste ha rivelato che il 71% dei consumatori ha poca (29%) o nessuna fiducia (43%), mentre solo l'11% ne ha molta e il 18% abbastanza.
Molto alta anche la sfiducia nei confronti delle assicurazioni con l'92% del campione che vi ripone poca (35%) o nessuna 847%) fiducia.
Alla domanda: “Quali delle figure professionali tra cassieri di banca o di posta, agenti di assicurazioni e promotori finanziari godono di maggior fiducia?” più di sette consumatori  su dieci (il 71%) hanno risposto di non avere alcuna fiducia in nessuna delle figure suggerite. L'11%, invece, segnala il cassiere postale, il 9% nel cassiere di banca, il 5% l’agente assicurativo, l’1% l promotore finanziario e il 2% le altre figure.

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AGEVOLAZIONI PRIMA CASA: IN ARRIVO IL FONDO DI GARANZIA PER LE GIOVANI COPPIE UNDER 35

mutuocasamoney1102.gifIl prossimo 18 febbraio entrerà in vigore il Fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie o dei nuclei familiari monogenitoriali, previsto dal decreto 256 dello scorso 17 dicembre.
Questo fondo la cui dotazione complessiva è pari a 4 milioni di euro per l'anno 2008 e di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010, si rivolge alle giovani coppie e alle famiglie monogenitoriali con figli minori, con priorità per quelli i cui componenti non risultano occupati con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Questa iniziativa che rientra nel progetto del Ministro della Gioventù “Diritto al Futuro”, dovrebbe aiutare le giovani coppie ad accedere alla casa, una delle imprese più ardue che le famiglie si trovano a dover affrontare nell'Italia di oggi. La presenza di un fondo di garanzia, dovrebbe spingere gli istituti di credito a concedere con più facilità i mutui alle giovani coppie, visto che in caso di insolvenza di quest'ultimi vedrebbero comunque coperto il proprio finanziamento dal fondo. Secondo alcune previsioni la presenza di questo fondo di garanzia dovrebbe facilitare l’acquisto di una casa per almeno 10mila coppie


MUTUI AMMISSIBILI E REQUISITI PER ACCEDERE AL FONDO
I mutui ammissibili alla garanzia del Fondo non devono superare i 200mila euro e saranno sottoscritti con un tasso di interesse massimo pari o equivalente all'Euribor + 150 punti base per mutui di durata superiore a venti anni ed a Euribor + 120 punti base per mutui di durata inferiore (nel caso di tasso variabile).

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ACCESSO AL CREDITO: UN'IMPRESA SU DUE HA DIFFICOLTÀ A FAR FRONTE AL PROPRIO FABBISOGNO FINANZIARIO

prodottfinintesa.gifNonostante il miglioramento registrato dall'Istat per quanto riguarda la produzione industriale, nel quarto trimestre del 2010 ancora un'impresa su due (il 48,9%) ha riscontrato difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno finanziario. A rilevarlo è l'ultima indagine dell'Osservatorio Confcommercio-Format sul credito per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi.
Nello specifico secondo il rapporto il 51,1% delle imprese ha dichiarato di essere riuscito a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario senza problemi, mentre il 39,7% vi è riuscito con qualche difficoltà e il 9,2% non vi è riuscito. A rivelarsi più in difficoltà sul fronte della gestione del proprio fabbisogno finanziario risultano essere le microimprese (quelle con meno di 10 addetti), operative nel settore del commercio e residenti nel Sud Italia. Dall'altra parte quelle che hanno manifestato un equilibrio finanziario più sereno sono risultate essere le medie e grandi imprese, del settore dei servizi, residenti nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est
Rispetto al terzo trimestre 2010 il numero di imprese che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere un finanziamento è aumentato di 3,2 punti percentuali, passando dal 22,5% al 25,7%. Si tratta del valore più alto registrato dal quarto trimestre 2009, segno anche di una maggiore fiducia nella ripresa economica da parte di imprese ed istituti di credito. Confcommerio rileva però una differenza territoriale nella richiesta dei finanziamenti, con le imprese del Nord maggiormente propense a rivolgersi alle banche, mentre quelle del Sud presentano valori al di sotto della media.
Il sistema bancario ha risposto positivamente a questa maggiore richiesta di finanziamenti, nella quasi totalità dei casi, anche se non sempre richiesta e offerta sono risultate coincidenti. Nello specifico il 58,5% delle imprese che hanno richiesto un finanziamento ha visto accogliere la propria domanda di credito con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto, il 20,6% delle imprese ha visto accogliere la propria domanda, ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto, mentre il 4,0% ha visto respingere la propria domanda di credito. Confcommercio, a tal proposito rileva un abbassamento della percentuale di imprese che hanno visto accordarsi il finanziamento con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto (area di di stabilità e/o allentamento) dal 59,4% (3° trimestre) al 58,5% (4° trimestre). Contestualmente è aumentata l'area di irrigidimento, costituita dalla somma delle percentuali di imprese che hanno visto accordarsi il credito ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto e di quella relativa alle imprese alle quali il credito non è stato concesso, che è passata dal 23,9% (3° trimestre) al 24,6% (4° trimestre)


 

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NEGLI ULTIMI 15 ANNI GLI INVESTIMENTI IN ARTE HANNO RESO DI PIÙ DI AZIONI ED IMMOBILI

contemporaryart0402.gifRecupera il mercato dell'arte moderna e contemporanea che nel 2010 in Italia ha fatto registrare un giro d'affari complessivo pari a 158 milioni, in crescita del 2,7% sul 2009. A rilevarlo è Nomisma nell'ultimo "Rapporto sul mercato dei beni artistici 2010", presentato nei giorni scorsi. L'indagine rileva come il mercato italiano risulti ancora sottile e frammentario, oltre che caratterizzato da una rilevante quota di scambi sommersi e da una scarsa attrazione esercitata verso nuovi investitori-collezionisti. Sono soprattutto queste ultime peculiarità a bloccare il mercato, che dopo aver perso nel 2009 circa il 60,6% del proprio fatturato, manterrà valori degli scambi pressochè costanti (o in lieve aumento) anche nel 2011, quantomeno secondo le stime della maggior parte dei galleristi. Tornando al 2010, Nomisma sottolinea come nel primo semestre dell'anno, oltre la metà delle opere (51,81%) sia stata acquistata nelle gallerie, ma con un incremento della quota intermediata dalla case d'asta. A livello geografico il mercato si concentra al Nord, con il 77,13% dell’intero valore degli scambi del primo semestre del 2010, intermediato in Lombardia, Veneto e Piemonte.
La recente crisi economica ha un po' riscritto le regole relative agli investimenti, intervenendo a modificare anche alcuni assunti ritenuti immutabili, come quello che considera l'arte come un bene rifugio. Nomisma, analizzando l'arco temporale compreso tra il 1995 e il 2010, arriva a concludere che solo gli indici di prezzo relativi al mercato internazionale dell’arte (NWA) e al comparto contemporaneo in Italia (NIC) evidenziano la loro capacità di tenuta rispetto all’indice generale dei prezzi. Analizzano gli indici nel periodo più duro della crisi (2006-2010), l'indagine rileva anche come né l’arte moderna (NIM) né quella contemporanea (NIC) manifestano il proprio carattere protettivo e di anticiclicità.


ARTE VS AZIONI
D'altra parte Nomisma sottolinea come l'investimento in arte mostri, in termini di rischio-rendimento, performance migliori rispetto all'investimento azionario. Vanno fatti però dei distinguo tra il ritorno ricavabile sul mercato internazionale rispetto a quello italiano, è tra l'andamento dei comparti moderno e contemporaneo.
In concreto l'investimento in opere d'arte riconosciute scambiate a livello internazionale ha restituito, dal 1995, un rendimento medio annuo dell'1,9% (NWA). Si tratta di un rendimento più basso di quello fatto registrare dalla Borsa americana ( S&P 5002,6%) e dall'oro (Gold Future 4%), tuttavia, risulta, secondo Nomisma, più positivo in virtù della protezione garantita rispetto all’inflazione lungo tutto il periodo. Venendo al confronto tra il mercato internazionale dell'arte e quello italiano, Nomisma sottolinea come negli ultimi cinque anni, il primo abbia garantito un ritorno medio annuale positivo dell'1,1% (NWA), contro una diminuzione del valore del 2,2% annuo, del secondo (NIM).

 

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PIÙ DI UN TERZO DI CHI SOTTOSCRIVE UN MUTUO PER ACQUISTARE LA PRIMA CASA È SINGLE, ECCO L'IDENTIKIT

mutuoroma.gifNegli ultimi anni si è osservato un tendenziale peggioramento del tasso di accessibilità alla casa da parte delle famiglie giovani, ovvero della possibilità di acquistare casa dato l'apporto del credito bancario. Tuttavia, a fronte di questo dato comunque indicativo, esiste una componente rilevanti di italiani mediamente giovani che decide di affrontare l'impegno economico dell'acquisto di un'abitazione da soli, o meglio da single. Ha approfondito questo universo l'osservatorio di Mutui.it, secondo cui più un terzo di chi sottoscrive un mutuo per acquistare la prima casa sceglie di farlo da solo, senza aspettare di avere un partner. L'indagine ha considerato come single tutti coloro che acquistano casa senza l'apporto della propria metà, ovvero celibi, nubili, ma anche separati e divorziati.
L'identikit del single tipo che vuole sottoscrivere un mutuo è il seguente:

  • trentacinque anni
  • finanziamento  medio richiesto di 134mila euro, pari a circa il 67% del valore dell'immobile
  • durata ammortamento 25 anni
  • nel 78% dei casi il mutuo riguarda l'acquisto della prima casa, preferendo il tasso variabile (54% del campione) al tasso fisso (35%).

 

A livello geografico gli importi più alti vengono richiesti dai single dal Lazio (150 mila euro in media), seguiti da quelli del Trentino Alto Adige (145 mila euro) e da quelli della Toscana (circa 140 mila euro). Dall'altra parte i finanziamenti più bassi vengono richiesti dai single della Calabria (108. 500 euro in media), da quelli dell'Umbria (111 mila euro) e della Basilicata (118 mila euro). Valori che risultano più o meno in linea con il reddito disponibile e con i prezzi degli immobili registrati nelle varie regioni.
Nel confronto tra chi è single o convivente, Mutui.it rileva una certa differenza nell'ammontare medio del finanziamento richiesto. Per chi convive o è sposato, infatti, il mutuo medio per la prima casa sale a 160 mila euro (il 18,5% in più di quanto richiesto dai single), segno che per acquistare immobili più grandi e costosi occorre essere in due. Inferiore è anche il valore medio dell'immobile che si intende acquistare, pare per i single a 186 mila euro contro i 200 mila per chi è sposato o convive ( il 17% in più). La percentuale del valore dell’immobile finanziata col mutuo è per i single inferiore a quella dei conviventi o sposati (66,6% contro 75%), a testimonianza della maggior disponibilità economica.

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