Abbiamo visto nei giorni scorsi che in Italia i costi del trasporto privato sono 17 volte quelli del trasporto pubblico e che sarebbero necessari più investimenti nei trasporti pubblici, per aumentare la mobilità sostenibile delle nostre città. In più andando oltre la semplice analisi economia delle tipologie di trasporto, non è difficile capire che il trasporto privato è incentivato dalle molte inefficienze presenti nel trasporto su rotaia e dai tagli del trasporto pubblico.
Si è occupata del tema, come ogni anno Legambiente nel consueto rapporto Pendolaria, in cui si analizza la situazione che ogni giorno affrontano i pendolari, tra disservizi, disagi e tagli.
Cominciamo col dire che a fronte dei tagli minacciati ai treni regionali e in parte coperti dal rifinanziamento previsto nella Manovra salva Italia, (mancano ancora 600 milioni di euro) si osserva un aumento del numero dei pendolari nelle regioni italiane che negli ultimi due anni sono arrivati a quota 2,830 milioni (+7,8%). Ciò significa che il trasporto pubblico, soprattutto ferroviario risulta una necessità per sempre più persone che devono recarsi a scuola o al lavoro. Lo scenario che verrà, senza ulteriori interventi prevede comunque tagli del numero treni e aumenti dei prezzi dei biglietti, pratica già avviata in modo massiccio ad esempio in Lombardia (+23,4%) in Abruzzo (+ 25%) e in Liguria (+ 20%).
Il problema, fa notare Legambiente
è più politico (o strategico) che di effettiva mancanza di risorse, infatti, mentre da un lato il trasporto su rotaia continua a subire tagli e riduzioni quello su gomma beneficia di finanziamenti cospicui. Dal 2000 ad oggi sono stati stanziati 4,4 miliardi di euro per l'autotrasporto e il trend non sembra cambiare visto che l'esecutivo Monti ha deciso di recuperare un miliardo di euro all’anno per l’autotrasporto per rimborsare l’accisa sui carburanti, che sarà dunque pagata da tutti gli automobilisti (compresi i pendolari che usano l’auto).
Parlando di numeri, dal 2002 ad oggi, i finanziamenti concessi a strade, ferrovie e metropolitane mostrano una chiara strategia della mobilità nei confronti del trasporto privato e del trasporto su gomma. Nello specifico sul totale delle somme erogate il 72,1% è andato a strade e autostrade (circa 60 miliardi di euro), il 15,4% è andato agli investimenti per le reti metropolitane (12,7 miliardi) e il 12,5% dei fondi alla rete ferroviaria (10 miliardi di euro). Ma se lo Stato centrale ha optato per gli investimenti in infrastrutture stradali, lo stesso hanno fatto le Regioni dedicando a queste il 61% delle risorse. In questo senso la regione che nel 2011 si è dimostrata più “nemica dei pendolari” è stata il Veneto che ha investito solo lo 0,05% del proprio bilancio e contestualmente ha tagliato il 20% dei treni.
A questo fosco quadro si aggiunge un ritardo pesante rispetto alla media europea in termini di dotazioni infrastrutturali che raggiunge il sua apice nella rete metropolitana e nelle linee ferroviarie pendolari, dove fatta 100 la media europea, l'Italia raggiunge rispettivamente solo il 38,8 e il 45,9.
Senza dimenticare che il gap con i Paesi più industrializzati d'Europa non risulta solamente quantitativo, ma anche qualitativo, nel senso proprio di qualità complessiva del servizio offerto ai cittadini che dovrebbe prevedere treni moderni, veloci, puntuali,i e capienti. Caratteristiche che non si addicono molto ai treni italiani se non in rare eccezioni.
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CREDIT
josef.stuefer
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