Col decreto
Milleproroghe approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni
scorsi se ne va in soffitta una delle leggi più discusse degli
ultimi anni: la legge Pisanu sugli hotspot wi-fi. Dal primo gennaio,
infatti, gli esercenti non dovranno più identificare gli utenti che
si connettono ad un hotspot pubblico, (niente più obbligo perciò di
presentare la carta di identità o di autenticarsi via sms). Rimane
solo in vigore per un ulteriore anno, l'obbligo di richiesta di
licenza al Questore per gli internet point (sia wi-fi che non) che
forniscono l'accesso ad internet come attività principale. Perciò
sono esclusi quelli che forniscono accesso in via accessoria, come
bar, ristoranti, hotel etc etc.
Si tratta di un passo indietro
importante del Governo che permetterà al Wi-fi di fare un enorme
passo avanti, visto che la burocrazia imposta dalla legge Pisanu era
per molti, il vero ostacolo alla diffusione di internet nei luoghi
pubblici in Italia. Del resto dal confronto con la vicina Francia
emerge che il numero di hotspot wi-fi in Italia è inferiore ad un
quarto di quelli francesi e la colpa di qualcuno sarà.
Su questo tema è intervenuta anche
l'associazione Altroconsumo che ha indagato sui costi della
navigazione nei luoghi pubblici.
Altroconsumo
esprime speranza sul fatto che questa liberalizzazione del wi-fi,
sollecitata dalla stessa associazione, possa consentire di sbloccare
la posizione sulla quale si sono arroccate le compagnie operanti nel
settore. Ovviamente c'è una bella differenza tra wi-fi libero e
wi-fi gratis, ma lo sviluppo di reti municipali wireless potrebbe
avere un effetto calmierante sui prezzi, rendono più nitido il sogno
di un accesso più democratico alla rete. Attualmente, infatti,
rimangono pochi gli esempi pubblici di reti wi-fi e collegarsi senza
fili ad internet può
trasformarsi in un salasso, perché le tariffe dei principali
operatori sul mercato dei wifi sono elevate, soprattutto se si
utilizza la rete degli hotspot.
Gli
operatori presenti sul mercato dei wi-fi con una propria rete di
hotspot sono tre: Telecom Italia, Vodafone e Linkem, a cui
Altroconsumo ha fatto i conti in tasca. Ad esempio Telecom utilizza
la soluzione delle carte prepagate in quattro formati: 1 ora (3
euro), 5 ore (5 euro), 24 ore (15 euro), 7 giorni (40 euro).
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
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CREDIT
Si ringrazia l'utente güneş
in wonderland
di flickr per l'immagine
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