Giovedi, 14 Novembre 2019

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SITI DI INCONTRI: LE COSE DA SAPERE PER EVITARE RISCHI E BRUTTE SORPRESE


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La rete ha contribuito sicuramente ad accorciare le distanze tra le persone ed ad aumentare il livello di interazione e di relazioni sociali, soprattutto con l'arrivo dei social network. Ma internet è sempre stato il luogo della comunicazione per eccellenza anche nell'era ante 2.0, prima dei blog, di facebook, linkedin, twitter, myspace, foursquare e via discorrendo.
Una delle relazioni sociali che la rete favorisce (o può favorire) riguarda sicuramente la sfera affettiva, nelle varie declinazioni che riguardano la ricerca di un partner. Ma  c'è  qualche  cosa  da  sapere  prima di lanciarsi in questo universo di servizi  online? Altroconsumo ha provato ad indagare questo variopinto mondo, focalizzando l'attenzione sui servizi dedicati alla ricerca di un partner stabile, scoprendo che non è tutto oro quel che luccica. In concreto l'associazione ha passato in rassegna 12 siti di incontri, trovati dai motori di ricerca utilizzando la parola chiave “incontri”. Per meglio capire il funzionamento dei servizi, Altroconsumo ha poi effettuato per ogni sito una doppia iscrizione, una come uomo e una come donna. Vediamo allora qualche risultato dell'indagine.
Quasi tutti i siti analizzati sono gestiti da società, ma rileva Altroconsumo, al momento dell'iscrizione per gli utenti non sempre è possibile trovare agevolmente i dati societari. In tema di iscrizione l'associazione rileva che in tutti i siti questa avviene in una pagina non protetta, in cui viene richiesto di inserire  dati sensibili, tra cui il genere, la data di nascita (non sempre), l'indirizzo email, un nome utente e una password. Non viene invece mai chiesto di inserire il numero di telefono e il codice fiscale, facendo perciò dubitare sulle possibilità delle aziende di risalire agli utenti reali in caso di problemi. Altroconsumo mette in guardia sul fatto che non essendoci controlli rigorosi, sia possibile trovare anche minorenni, nonostante per questi l'iscrizione risulti vietata.
In quattro dei 12 siti, l'indicazione dell'azienda non compare da nessuna parte, se non all'interno delle condizioni di vendita, mentre dietro il sito Zonaincontri, pare non esserci una società ma una singola persona, alla quale vanno corrisposti i pagamenti. Nelle homepage del sito, non sono quasi mai presenti informazioni sui servizi offerti, ma compare quasi sempre un bottone con la scritta “Iscriviti gratis”, che secondo l'associazione fa pensare agli utenti che l’uso del sito sia gratuito. Invece a fronte dell'iscrizione gratuita, l'utente non può effettuare quasi nulla, visto che per contattare gli utenti, chattare e utilizzare i servizi "premium" del sito, è necessario sottoscrivere un abbonamento a pagamento.
Tra l'altro rileva l'associazione in nessun sito viene richiesta la corrispondenza tra i dati della carta di credito e quelli dell'utente iscritto. Sul fronte dei prezzi, è raro che vi sia un'esplicita indicazione dei prezzi, con l'eccezione di Parship, Cupid e Supereva.


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Per Altroconsumo inoltre risulta grave che questi servizi non forniscano all'utente che paga le informazioni di cui ha bisogno. L'abbonamento, ad esempio si rinnova in automatico, se non viene espressamente disdetto, potendo creare problemi ai consumatori.
Le società proprietarie di 8 dei 12 siti dell'inchiesta sono straniere e non hanno una sedi in Italia alla quale fare riferimento in caso di problemi. In più la legge applicata per quanto riguarda il diritto di recesso non è quella italiana, ma quella in cui ha sede l’azienda proprietaria del sito. Per cui ricorda Altroconsumo è molto importante fare attenzione a quello che si accetta, visto che ad esempio il diritto di recesso potrebbe essere inferiore ai 10 giorni previsti dalla legge italiana per i servizi di vendita fatti al di fuori dei locali commerciali. Qualora poi si presentassero problemi più seri bisogna stare in guardia perchè il foro competente per eventuali controversie non è quello del consumatore, ma in barba alle direttive europee, quello del luogo in cui a sede l'azienda. Si tratta, sottolinea Altroconsumo,  di una grave violazione al diritto del consumatore.

[Via: AltroconsumoAltroconsumo ]

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