Domenica, 15 Dicembre 2019

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Emergenza Abitativa: Negli Ultimi 10 Anni gli Affitti Sono Cresciuti Del 130% e gli Immobili Del 50%


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Abbiamo visto ieri come secondo l'Osservatorio Regionale sul Costo del Credito circa una famiglia su quattro di quelle che hanno sottoscritto un mutuo per l'acquisto di un appartamento non è più in grado di garantire il regolare pagamento della rata mensile concordata con la banca. Oggi sul tema dell'emergenza abitativa è intervenuta anche la Cgil che ha presentato lo studio “Bisogni abitativi e housing sociale nella trasformazione urbana”. Secondo l'organizzazione sindacale negli ultimi dieci anni l'innalzamento dei prezzi di vendita e dei canoni di affitto delle abitazioni è stato di gran lunga superiore alla crescita dei redditi delle famiglie. In concreto, secondo l'indagine di Cgil e Sunia i canoni dei contratti rinnovati sono cresciuti dal 2000 al 2010 mediamente del 130% con punte del 145% nei grandi centri urbani. Nello stesso tempo l'aumento medio dei costi degli immobili è stato pari al 50%, mentre ha sfiorato il 100% nei grandi centri abitativi. Il risultato di questa grande crescita è che oggi, secondo la Cgil, quasi 2,5 milioni di famiglie, pari al 10% del totale, sono in una situazione di grande disagio nel pagare tali spese, che pesano per oltre il 40% sul reddito.
Le famiglie più in difficoltà risultano essere quelle in affitto (31%), quelle con i redditi inferiori a 15 mila euro (27%), le famiglie monogenitori con figli minori (26%) e le famiglie di persone sole con meno di 35 anni (24%).
Tra le dinamiche che concorrono a creare il problema abitativo la Cgil segnala anche la modificazione dei nuclei familiari, che rispetto al passato sono aumentati nel numero ma  ridotti per dimensione Rispetto a 30 anni fa, infatti, le famiglie con un solo componente sono passate dall'8,5% al 27% del totale. Un effetto dell'aumento del numero di famiglie  e del peso  delle spese per la casa è stato lo spostamento di sempre più nuclei familiari dalla città verso l’esterno, nel tentativo di risparmiare. Allo stesso tempo negli anni, le politiche rivolte al settore dell'edilizia residenziale , per sé già esigua e pari 4% dello stock abitativo contro una media europea del 20%, sono ulteriormente diminuite. Infatti la produzione annua è passata dalle 34 mila abitazioni in edilizia sociale  del1984 alle circa 2 mila unità degli ultimi anni su un totale di circa 300 mila abitazioni costruite.


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Tutto questo a fronte di un progressivo aumento del fabbisogno stimabile in circa 600 mila domande di aventi diritto nelle graduatorie dei comuni. Il risultato è stato un aumento del disagio abitativo, nonostante, sottolinea la Cgil, in Italia vi siano più abitazioni che famiglie, (rispettivamente 32 milioni e 25 milioni) e nonostante vi siano, secondo le stime, ben 800 mila alloggi vuoti. E il futuro per l'organizzazione sindacale non prospetta niente di buono, visto che nei prossimi anni ci saranno nel nostro Paese tra le 13 e le 15 milioni di famiglie che potranno contare su un reddito mensile di 1.500 euro al mese o poco meno. Si tratta perlopiù di nuclei il cui capofamiglia è un pensionato, un operaio, un giovane precario o un lavoratore extracomunitario stabilizzatosi in Italia, che non potranno trovare nel mercato attuale una risposta alla propria esigenza abitativa. E' proprio questa fascia di popolazione che secondo la Cgil subirà il maggior disagio abitativo, visto che da un lato avrà “limitatissime opportunità” di accesso all’edilizia pubblica e dall'altro non dispone di un reddito tale da poter essere soddisfatto dal mercato degli affitti.

[Via: CgilCgil ]

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