Lunedi, 18 Novembre 2019

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GIOVANI ED EMERGENZA ABITATIVA: NECESSARIO INTERVENIRE SUL MERCATO DEGLI AFFITTI


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Giovani ed Emergenza Abitativa: Necessario Intervenire sul Mercato degli Affitti | Accesso alla Casa | Cnel | canone |

Il Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) ha pubblicato un interessante studio sul tema dell'accesso alla casa dal titolo: “La crisi degli affitti e il Piano di edilizia abitativa”: L'indagine analizza i problemi attuali di ampie fasce della popolazione circa l'accesso alla casa e fornisce anche alcune proposte per migliorare la situazione. Il tema è di grande attualità, soprattutto perchè la crisi economica ha "aumentato" le fasce di popolazione che non sono in grado di sostenere i costi legati alla casa. Tra coloro che hanno difficoltà a sostenere l’impegno di un acquisto o di un affitto, vi sono sicuramente i giovani, che viste le scarse possibilità abitative del sistema sono costretti a continuare a vivere con le famiglie. Per maggiori approfondimenti sulle difficoltà di accesso alla casa, soprattutto dei giovani, consigliamo la relazione dell'Abi, sull'indice di abitabilità.
Allo stesso modo chi ha invece già in corso un mutuo, o vive in affitto, risulta sempre più in difficoltà a causa dei problemi lavorativi e del minor reddito disponibile. La conseguenza di queste difficoltà economiche si può riscontrare nel grande aumento della morosità da cui il notevole aumento degli sfratti che colpisce soprattutto i pensionati, le giovani famiglie e gli immigrati. Il Cnel rileva la mancanza di una rete di protezione efficace in grado di assorbire le difficoltà di una crisi economica come quella attuale. Positiva è sicuramente l'iniziativa dell'Abi di sospensione della rata del mutuo di 12 mesi per le famiglie in difficoltà, ma risulta di portata troppo limitata di fronte all'ampia emergenza abitativa. Per il Cnel è necessario attivare delle politiche di sostegno nei confronti di coloro che hanno redditi bassi.


REDDITI BASSI ED AFFITTO
Il Cnel, nella sua analisi, fissa come parametri di riferimento coloro che percepiscono un reddito fino a 14mila euro netti l'anno, o corrispondente indicatore ISEE. Per questi cittadini si concentra il massimo del disagio abitativo, in quanto sono costretti a destinare una porzione del proprio reddito che va dal 63% al 94% per le spese abitative. Secondo il Cnel occorre mettere in atto misure che riducano entro il 30% del reddito disponibile la percentuale di spesa da destinare alla casa. Ciò significa nel concreto portare la quota sostenibile del canone di affitto intorno alla soglia di 250-300 euro/mese. Cifra che risulta molto lontana dalla realtà attuale. Secondo le fonti citate nell'indagine il mercato libero degli affitti si attesta intorno a questi valori medi :

  • 740 Euro per i contratti in essere
  • 1100 euro per la stipula di un nuovo contratto

Valori inferiori del 10-20% si registrano per i canoni concordati che però rappresentano meno del 15% del mercato dell’affitto residenziale. Da ultimo troviamo i canoni di edilizia sociale che però riescono a coprire solo una piccolissima parte della richiesta.
Attualmente sono in cantiere delle misure connesse , in un certo qual modo, al fenomeno abitativo, come il Piano di sostegno all’edilizia, (Piano casa), che però, secondo il Cnel, difficilmente contribuirà a risolvere il problema abitativo del Paese. Un'altra misura politica in cantiere è il Piano di edilizia abitativa che si fonda essenzialmente su un sistema di Fondi di Investimento Immobiliare, nazionali e regionali che, stando alle aspettative del governo costituirà il pilastro portante dell’offerta sociale di abitazioni.
Secondo lo studio né le misure attuali, né quelle in cantiere potranno fornire in tempi brevi risposte adeguate alla crescente domanda. Soprattutto considerando anche il fatto che la manovra economica ha pianificato una riduzione dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali. Relativamente al Piano Casa il Cnel si domanda anche se la scelta di optare per un Sistema Integrato di Fondi di investimento (SIF), sia la scelta ottimale per risolvere la situazione. In base ad alcune elaborazioni “spannometriche” l'istituto stima che dovrebbe essere possibile in futuro immettere sul mercato dell’affitto abitazioni con canoni dell’ordine di 400 - 600 Euro mensili più le spese. Un dato sicuramente buono ma ancora lontano dall'obiettivo dell'affitto sostenibile, visto che i canoni del Piano casa avrebbero un'incidenza media del 50% del reddito, per la fascia presa a riferimento.


LE PROPOSTE DEL CNEL
Il Centro Studi ritiene che vista la situazione attuale, l'unica linea di azione efficace sia quella di intervenire sul mercato dell'affitto.
La prima proposta è quella di alimentare il Fondo Sociale all’affitto delle risorse necessarie per consentire ai Comuni di coprire le situazioni di disagio consolidato e di intervenire su quelle create da situazioni di difficoltà (ad esempio derivanti dalla crisi economica). Questo permetterebbe anche di offrire una garanzia di rientro in possesso dell’immobile ai proprietari. Le agenzie per l'affitto promosse da alcuni Comuni hanno dimostrato che una siffatta proposta potrebbe essere una soluzione valida. Allo stesso tempo sarebbe opportuno istituire un'Agenzia sociale per l'affitto, come proposto anche dall'Anci (Associazione Nazionale Comuni italiani).
Una seconda proposta è quella di ampliare l'estensione dei canoni di affitto concordato all'insieme del mercato dell’affitto e su tutto il territorio nazionale, intervenendo con opportune misure di carattere fiscale rivolte tanto alla proprietà quanto agli inquilini.
Il Cnel propone anche di riaprire il confronto sul ruolo dell’edilizia sociale pubblica: adeguando i finanziamenti, rivedendo attentamente il suo funzionamento, ridisegnando le tipologie edilizie in funzione dei mutamenti dei nuclei familiari, ecc., ecc..


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I fondi recentemente ripartiti (377 milioni) potranno tornare utili nell'immediato, ba bisogna pianificare anche il futuro. L'idea del Cnel è quella di valorizzare e recuperare il patrimonio immobiliare già esistente prima di procedere a nuove costruzioni. Una soluzione che ci sentiamo di sostenere totalmente e che è stata portata avanti anche da Legambiente, nel recente rapporto “Un'Altra Casa?”, in cui l'associazione ambientalista ha affrontato il tema delle difficoltà abitative, anche in relazione all'utilizzo di suolo per nuove costruzioni.
Un ulteriore proposta del Cnel è quella di offrire nuovi spazi “all’housing sociale”, cercando di favorire anche particolari collaborazioni tra pubblico e privato che possano assorbire almeno una parte delle 650mila domande giacenti per l'accesso all'edilizia sociale. Questo tipo di collaborazioni ha consentito ad altri Paesi europei di costruire nel tempo un ampio patrimonio di edilizia abitativa per il mercato sociale. La proposta del Cnel in questo senso è che si possa anche valorizzare mediante dotazioni infrastrutturali le periferie e le aree degradate.

L'ultima proposta riguarda la conferma del sistema di sostegno alle ristrutturazioni edilizie (36%) e al risparmio ed efficienza energetica (55%), due misure che hanno contribuito all’ammodernamento del patrimonio immobiliare ed al sostegno all’occupazione in particolare nell’edilizia, ma non solo. Il Cnel suggerisce a tal proposito che venga esteso un sistema di incentivi anche agli interventi sulla sicurezza nei cantieri e degli edifici. Per quanto riguarda la sicurezza degli edifici, potrebbero essere introdotti incentivi per interventi sia di carattere strutturale (costruzioni antisismiche o mirate all'efficienza energetica) sia per la sicurezza per gli anziani e persone con difficoltà

  [Via:Indagine CnelIndagine Cnel ]


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CREDIT
Si ringrazia l'utente AlexbipAlexbip di flickr per l'immagine


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