In occasione della Giornata Mondiale
dell'Acqua, che si celebra ogni 22 marzo, l'Istat ha diffuso alcuni
interessanti dati su questa risorsa, partendo dalle indagini condotte
negli ultimi anni. Vediamone qualche elemento in dettaglio.
Nel 2008 il prelievo di acqua ad uso
potabile è stato pari a 9,1 miliardi di metri cubi, in crescita
dell'1,7% rispetto al 2005 e del 2,6% rispetto al 2009. A livello pro
capite l'acqua prelevata è stata pari a 152 metri cubi per abitante,
una quota sensibilmente maggiore a quella di (127 m3) Regno Unito
(113 m3) e Germania (62 m3). Di tutta l'acqua prelevata nel 2008,
circa un terzo (il 32,2%) è stato sottoposto ad interventi di
potabilizzazione, in misura diversa nella varie zone d'Italia, in
ragione delle caratteristiche idrogeologiche dei territori. Le
regioni in cui una quota maggiore di acqua viene potabilizzata sono
la Sardegna (89,2%) e la Basilicata (80,5%), mentre quelle con la
quota più bassa risultano essere il Lazio (2,9%) e il Molise (8,9%).
Quasi il 90% dell'acqua prelevata ad uso potabile (circa 8,1 milioni
di m3), viene effettivamente
immessa nelle reti comunali di
distribuzione, pari a circa 136 m3
di acqua per abitante. Le regioni
che immettono nelle rete comunali più acqua potabile per abitante
sono Valle dAosta e
Lazio (rispettivamente 182 e 172 m3 per
abitante), mentre Umbria e Marche sono quelle che ne immettono meno.
Per quanto riguarda la fornitura
effettiva di acqua potabile, nel 2008 risultano erogati 92,5 metri
cubi di acqua potabile per abitante, valore in calo dell'1,2% negli
ultimi dieci anni. In generale il dato è maggiore al Nord con circa
15, metri cubi in più rispetto al dato nazionale, mentre risulta
inferiore alla media nel Mezzogiorno (80,6 m3) e più o meno
allineato nel Centro (96,0 m3).
Nel confronto europeo (UE27) relativo
all'ultimo decennio, l'Italia mostra valori superiori alla media
(pari a 85 m3), ma inferiori a quelli di Paesi come Spagna (100 m3) e
Regno Unito (110 m3).
Il dato più impressionante riguarda
l'acqua potabile in Italia è sicuramente quello relativo alla
dispersione. Infatti, nel nostro Paese si registra una perdita del
47% di acqua potabile, dovuta alle
necessità di garantire una
continuità di afflusso nelle condutture, ma anche (e forse
soprattutto) alle effettive perdite
delle condutture stesse.
Considerando quanto l'acqua sia preziosa, fa veramente specie
conoscere che in regioni come Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo, la percentuale di dispersione
si attesta tra il 77% e l'87%.
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Nel 2010 il 10,8% delle famiglie ha lamentato irregolarità nell'erogazione dell'acqua, soprattutto nel Mezzogiorno tale quota ha riguardato il 18,7% delle famiglie, in particolare della Calabria (33,4%) e della Sicilia (28,3%). In generale circa un terzo delle famiglie (il 32,8%) ha al suo interno uno o più componenti che dichiarano di non fidarsi a bere l'acqua del rubinetto. Questo dato è maggiore specialmente al Sud con Sicilia (64,2%), Calabria (52%) e Sardegna (49,8%), in testa.
[Via: Istat ] |
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