Venerdi, 21 Giugno 2019

Back ECONOMIA Categorie Consumatori AGROALIMENTARE: AUTUNNO PIOGGIA DI RINCARI

AGROALIMENTARE: AUTUNNO PIOGGIA DI RINCARI


Toto, pastaOggi voglio parlarvi del "Vizietto italiano" . No niente a che vedere con le tematiche del film interpretato dal grande Tognazzi,  Il "vizietto" italiano a cui mi riferisco è quello dei "rincari a settembre", ormai un'abitudine per gli italiani che, rasserenati nell'animo dalle vacanze e dal gossip "Bellavita" di agosto, possono anche accettare un aumento qua e là  . Il fenomeno non è localizzato, in quanto similitudini potrebbero essere trovate anche negli aumenti tattici dei carburanti, nei momenti di maggior traffico (vacanze estive, natalizie o ponti vari), in una strategia che mi piace definire con il termine tecnico "con un po' di zucchero la pillola va giù"  e aggiungerei, in barba alla canzone,  "e tutto girerà di più" . Pare però che quest'anno qualcosa stia andando storto (ed era ora), che il meccanismo si sia un po' incrinato, con già le prime avvisaglie ad agosto, quando il richiamo ad un tavolo formale, da parte del ministero dello sviluppo economico nei confronti dei petrolieri, aveva prodotto subito un ribasso dei carburanti, che già aspettavano i vacanzieri sulle più alte vette estive. Già allora la domanda spontanea fu: "Ma come i prezzi che erano al limite della redditività economica, con un niente son scesi di due centesimi? ", e tra lo stupore generale ci si chiedeva se ciò si trattasse di un regalo delle sempre magn'nime compagnie petrolifere, oppure... Tornando a noi e lasciando da parte gli immancabili rincari del settore energetico, che a dire il vero non hanno tempo, settembre infatti "val bene" marzo, mi voglio soffermare sul comparto agroalimentare.

 

Collegamenti Sponsorizzati

Questo settore che, in grande spolvero già da qualche anno, sta raggiungendo in questo autunno 2007, ormai alle porte, l'apice del suo sviluppo, esibendo un preventivo talmente salato da far sobbalzare sulla sedia, associazioni dei consumatori e persino il ministero delle politiche agricole.Pane e Pasta Rincari d'autunno Dati precisi non se ne conoscono (resta il +2.5% su base annua rilevato dall'istat), ma secondo le stime delle associazioni dei consumatori, i rincari saranno dell'ordine  del 20% per i derivati dei cereali come  pasta, pane e dolci, + 20% anche per caffe ( da  80 centesii ad un euro) , e per non farci mancare nulla a tavola,  rincari anche per latte, acqua ed olio. La situazione è assolutamente inaccettabile,  in primo luogo da un punto di vista economico nel medio termine, in quanto il crollo dei consumi che può derivare da questa circostanza (primari e secondari), non farà altro che rallentare la crescita del paese, e secondariamente (ma di primaria importanza)  da un punto di vista sociale, visto che si va a colpire le famiglie su beni di prima necessità (anche storico-culturale),  con rincari inammissibili. Non esistono ragioni economiche valide che possano giustificare rincari di tale entità, nemmeno tenendo conto delle bizze climatiche, dell'aumento dei costi energetici e dei costi delle materie prime. Per ciò che riguarda quest'ultimo aspetto, si è effettivamente di fronte ad una forte speculazione su scala mondiale per ciò che riguarda le commodities cerealicole, che vuole far passare l'aumento della domanda di biocarburanti, come principale motivo dei rincari. Il "grano" insomma diventa peggio del petrolio. In realtà no, soprattutto perché la produzione di biocarburanti su scala globale non è aumentata in maniera così netta, Cereal, granorispetto agli anni passati ed in più, non fa riferimento ai cereali destinati ad alimentazione, se non in minima parte, solitamente di scarto.  Il caso italiano è poi emblematico perché, siamo anni luce indietro rispetto alle normative europee sui biocarburanti ed in più la produzione di frumento duro e grano tenero, secondo dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), fa sapere Coldiretti, è aumentata rispetto il 2006, rispettivamente dello 0,9  dello 0,6% . Non ci si può nemmeno appellare al fatto che l'Italia sia dipendente dalle importazioni di grano duro, in quanto l'aumento del costo delle commodities non può essere trasposto "pari pari" sul prezzo finale, primo perché questo costo variabile incide in maniera risibile sui costi totali e poi, perché la crescita dell'euro sul dollaro, ne avrebbe mitigato, comunque, il costo d'acquisto. Si insinua allora il dubbio che i produttori italiani di pasta stiano giocando al rialzo,  immagazzinando i cereali nostrani per poi riproporli in salsa made in Italy nelle esportazioni (con markup superiore rispetto alle vendite nazionali). Speriamo che anche questa volta la volontà del Ministro delle Politiche Agricole De Castro di convocare un tavolo agro-alimentare, per valutare la situazione dei costi e dei prezzi all'interno della filiera produttiva, porti ad un ragionevole assestamento dei prezzi verso il basso, come accaduto con la benzina. Del resto è nota la fine che fece colei che disse : "Se non hanno pane che mangino brioche"

APPROFONDIMENTI


blog comments powered by Disqusblog comments powered by Disqus
  • Ultime Lavoro

  • Fisco e Tasse

  • Scuola ed Istruzione

  • Politica e Società

Alimentari

alimentari

Energia

energia

Carburanti

benzina

Case ed Immobili 

immobili

Risparmio

moneybox
Facebook
Twitter
Rss
FriendFeed