Da gennaio 2011 è cambiato il modo in
cui gli indici dei prezzi al consumo vengono calcolati. Lo riferisce
l'istat, che spiega come da quest'anno sia stato introdotto un più
articolato schema di classificazione della spesa, che va a recepire
la proposta di revisione della classificazione COICOP definita a
livello europeo. Vediamo alcune delle principali modifiche.
Aumentano i segmenti di consumo
dell'indice dei prezzi al consumo, che passano da 204 voci di
prodotto a 319 e i comuni capoluogo di provincia che concorrono
all'indagine (da 83 a 85). Tra questi ultimi rientra l'Aquila dopo
due anni di interruzione a causa degli effetti del terremoto e
Salerno, fa la sua comparsa invece Messina, mentre scompare Pesaro.
La copertura della popolazione provinciale è pari all'86,7%. A livello regionale, in 10 regioni (Piemonte,
Valle dAosta,
Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli
Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria, Campania e
Basilicata) la partecipazione dei comuni capoluogo di
provincia è totale, mentre resta incompleta nelle altre, in
particolare in Puglia (40,6%), Sardegna (53,7%) e Marche (65,2%).
A livello di
ripartizioni geografiche la copertura è totale nel Nord-Est, pari al
93,6% nel Nord-
Ovest, all83,2% nel Centro, al 77,0% nel Sud e al
74,4% nelle regioni insulari.
Nei comuni capoluogo considerati sono
circa 42mila i punti vendita nei quali vengono rilevati i prezzi e
8400 le abitazioni oggetto di rilevazione dei
canoni di affitto.
Da Gennaio 2010, nella struttura di
ponderazione dellindice NIC
aumenta il peso relativo delle
divisioni Trasporti,
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili,
Servizi
sanitari e spese per la salute, Istruzione e Bevande alcoliche e tabacchi. Dall'altra parte
cala il peso in termini assoluti della divisione a Mobili, articoli e
servizi per la casa (-0,6 punti percentuali) e di quella relativa ad
Abbigliamento e Calzature (-0,15 punti percentuali).
Considerando la struttura di
ponderazione per tipologia di consumo, nel 2011 i pesi relativi ai
beni scendono dal 56,9% al 56,3% mentre quelli relativi ai servizi passano dal 43,1% al
43,7%
.
Cambia anche il paniere, che tra i 1377 prodotti che lo
compongono, aggregati in 591 posizioni (contro le 521 del 2010),
comprende ora anche Tablet PC, Ingresso ai parchi
nazionali, ai
giardini zoologici e botanici, Servizi di trasporto
extraurbano multimodale integrato, Fast food etnico e
Salmone
affumicato. Scompare, invece dall'elenco delle posizioni il Noleggio
DVD.
Queste variazioni riflettono i
cambiamenti dei consumi delle famiglie in relazione sia
allevoluzione
dei comportamenti (è il caso ad esempio
dellintroduzione del Fast food etnico) sia alle dinamiche
dellofferta, (è il caso ad esempio dellingresso
del Tablet PC
e delleliminazione del Noleggio DVD). Le nuove modifiche al paniere
permettono, secondo l'Istat, una maggiore capacità di
analisi delle dinamiche inflazionistiche in relazione a
mutamenti
del comportamento dei consumatori.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
I COMMENTI DEI CONSUMATORI
Ai presidenti di Federconsumatori e
Adusbef (Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti) il nuovo paniere Istat
fa sorgere molte perplessità. Le due associazioni si dichiarano
perplesse sull'inserimento di prodotti come il Kebab e criticano
l'introduzione nel paniere oggetti tecnologici molto costosi.
Quest'ultimi infatti sono soggetti a riduzioni di prezzo (dovute ad
obsolescenza tecnologica) che influenzeranno al ribasso il taso di
inflazione. Secondo le associazioni tali prodotti dovrebbero
rientrare nel paniere una volta superata una soglia minima di
diffusione di almeno il 20% per non falsare il calcolo relativo
allinflazione.
Il Codacons, invece, punta il dito
contro i pesi utilizzati dall'Istat nel paniere. Per l'associazione,
infatti, l'Istat non ha tenuto conto dell'evoluzione che la crisi ha
avuto nell'anno appena trascorso e che soprattutto ci si deve
attendere nel 2011, La conseguenze è per l'associazione un calcolo
sbagliato dell'inflazione per tutto il 2011.
Il Codacons fa riferimento soprattutto
alla riduzione dei pesi dell'RC auto (dall'1,3085% all'1,2991%) e
delle banche (Altri Servizi Finanziari, dallo 0,8595% allo 0,7351%).
Sbagliato è per l'associazione anche il calo del peso dei prodotti
alimentari, sceso dal 16,5324% al 16,2227%, perchè la diminuzione
dello scorso anno è imputabile solo alla crisi e non ad una calo
costante dei consumi.
[Via: Istat ] |
|
|
||
![]() |
||||
-
Istat: al 20% delle famiglie più ricche va il 37,5% del reddito, ampio il divario territoriale
- In Italia la distribuzione del reddito è poco equa, una famiglia su due vive con 2026 euro al mese
- Migliorano le condizioni delle famiglie, sale di poco la fiducia ma un italiano su tre è pessimista
- Istat: nei primi 9 mesi del 2010 il potere d'acquisto delle famiglie è calato dell'1,2%
- Dal 2005 al 2009 l'indebitamento privato è cresciuto di 14272 euro a famiglia, 5233 euro ad abitante
- Lavorare per vivere: le famiglie lavorano 27 giorni al mese per riuscire a pagare spese ed imposte
- Rapporto Svimez: analisi dello stato delle famiglie, dei giovani e del lavoro nel mezzogiorno
- Dall'Abi una guida alle iniziative di accesso al credito per famiglie e cittadini in difficoltà
- Gli italiani e il risparmio : aumentano le famiglie in crisi. drastica la riduzione dei consumi
- Consumi: la spesa media mensile delle famiglie cala di 516 euro annui a causa della crisi
| < Prec. | Succ. > |
|---|





