Lunedi, 20 Gennaio 2020

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Crescono i Consumi Degli Italiani in Cultura e Spettacolo, ma Diminuiscono gli Investimenti


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Federculture, associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura e al tempo libero, ha presentato a Roma il Rapporto relativo all’anno 2010 sui consumi dei cittadini italiani per cultura e spettacolo.
La ricerca ha evidenziato una disparità tra investimenti statali nel settore e consumi da parte dei cittadini: mentre, infatti, lo Stato non dedica oltre lo 0,50% del Pil per lo sviluppo delle attività culturali, la popolazione continua a conferire grande importanza a questo genere di consumi, nonostante le disponibilità economiche siano sempre più limitate per via della crisi.
Precisamente, i cittadini italiani investono in media il 7% del loro reddito in cinema, teatri e musica, facendo così registrare un aumento dell’8,3% rispetto all’anno precedente, a dispetto dunque del generale calo dei consumi.
C’è inoltre da aggiungere che il ritorno delle attività culturali è di gran lunga superiore alla spesa pubblica, tanto da raggiungere il 2,3% del Pil, secondo il rapporto Creative Economy 2010 dell’Onu. L’Italia si colloca all’ultimo posto in Europa anche per quanto riguarda l’investimento in istruzione superiore, formazione universitaria e post-universitaria, dal momento che nel nostro Paese si spende per questi settori il 4,5% del Pil, a fronte di una media Ocse del 5,7%.
I consumi per quanto riguarda le diverse manifestazioni musicali differiscono notevolmente per tipologie: in crescita sono infatti il teatro, con il +13,49% rispetto all’anno precedente, gli spettacoli di musica classica con il +5,94%, i musei e le mostre con il +3,82%, il 2,28% per i monumenti ed i siti archeologici.


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Non si registrano variazioni per quanto riguarda il settore cinema, mentre calano le presenze presso discoteche e balere (-11,95%), e soprattutto per quanto riguarda gli spettacoli sportivi, con il -40,82%.
Il Presidente di Federculture, Roberto Grossi, ha espresso il suo disappunto per la pochezza degli investimenti statali nel settore, sebbene i cittadini dimostrino di apprezzare notevolmente le manifestazioni di spettacolo e di cultura.
L’intervento statale è infatti calato del 33% negli ultimi 5 anni, ed è oggi quantificabile in appena 20 euro pro capite, contro i 46 spesi dalla Francia. In diminuzione anche gli investimenti privati, per i quali si registra un calo di 181 milioni di euro rispetto al 2009.
Il quadro emerso dunque è chiaro: i cittadini italiani apprezzano ed investono in attività culturali a dispetto della crisi, ma lo Stato ed i privati sembrano dare bassa priorità al settore.

   


 

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