Giovedi, 21 Giugno 2018

Eolico

Mini Eolico: Vantaggi e Limiti Degli Impianti

mini eolico, impianti, rinnovabiliTra gli impianti rinnovabili a cui viene data poca attenzione c'è sicuramente il mini eolico. A differenza dell'eolico tradizionale questi impianti di piccola taglia (in Italia rientrano in questa tipologia gli aerogeneratori con potenza fino a 200 kw) non hanno seguito il boom dei fratelli maggiori, ma sono rimasti un mercato di nicchia, tranne in alcuni Paesi come ad esempio quelli anglosassoni. Nonostante ciò, nel futuro potrebbero dire la loro anche in Italia, soprattutto perchè si adattano bene ad essere inseriti in alcune realtà urbane e in quelle rurali, ad esempio in abbinamento ad imprese agricole o agriturismi. Vanno però superate delle criticità. La prima riguarda il fatto che non esistono attualmente standard costruttivi certificati, aspetto che tiene lontano molti investitori spaventati dai possibili problemi che le turbine possono presentare in sede di manutenzione. Un secondo limite (o svantaggio) riguarda la rete elettrica italiana e i tempi tecnici di allacciamento.

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EOLICO: NEL 2010 LE INSTALLAZIONI SONO CALATE DEL 25% A CAUSA DEL CROLLO DEI CERTIFICATI VERDI

windfarm1901.gifIl 2010 è stato un anno nero per l'eolico con un crollo di circa un quarto delle istallazioni, un dato molto negativo che suono come un vero e proprio campanello d'allarme. A riportare la notizia è l'Anev, (Associazione Nazionale Energia del Vento) che sottolinea come lo scorso anno sia stato il primo anno in cui si sono registrate recessioni per l'eolico italiano. Anche il 2009, infatti, momento peggiore della crisi economica, aveva visto l'eolico italiano compiere grandi risultati, con una crescita dell'energia prodotta, certificata dal Gse nel rapporto statistico dedicato, del 35% sul dato 2008.
Nello specifico nel 2010 sono stati installati 948 MW con una corrispondente riduzione del 25% della potenza annua rispetto agli anni passati. Questo dato, rileva, l'Anev, riflette il diffuso malessere degli operatori e mette a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi comunitari al 2020, con conseguenti ricadute sull'occupazione. Uno studio congiunto ANEV-UIL, aveva ipotizzato, infatti, che proprio al 2020 il settore dell'eolico italiano avrebbe potuto raggiungere le 67mila nuove unità, visto anche il fatto che per ogni MW installato, l'eolico garantisce (secondo l'indagine) più posti di lavoro, rispetto all'equivalente prodotto con il nucleare o il carbone.
La motivazione del tracollo del 2010 va ricercata secondo l'Anev, principalmente nel crollo dei certificati verdi che nello scorso anno, il cui valore è sceso sotto il livello minimo necessario a consentire gli investimenti. La diminuzione del 40% del valore dei Certificati ha, infatti, generato sfiducia e apprensione negli investitori che si sono visti modificare un sistema incentivante funzionale, perdendo così il punto di riferimento fondamentale per poter pianificare il ritorno degli investimenti. Una riduzione di questo tipo, infatti, rende gli impianti non finanziabili perchè il valore di remunerazione degli incentivi che si è raggiunto non è sufficiente a ripagare gli investimenti.
Sul raggiungimento degli obiettivi comunitari l'associazione sottolinea come la potenza cumulativa raggiunta al 31 dicembre 2010 (5797 MW) potrebbe ancora consentire di raggiungere gli obiettivi comunitari, ma solo mediante un tempestivo adeguamento della normativa.

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GSE: NEL 2009 LE FONTI RINNOVABILI CRESCONO AL 20,8% DEL CONSUMO INTERNO LORDO DI ENERGIA

bilanciogse09ren0310.gifIl Gse (Gestore Servizi Energetici) ha pubblicato il Bilancio Elettrico italiano 2009, con riferimento alla quota di fonti rinnovabili che contribuiscono a soddisfare il fabbisogno nazionale.
Il documento del Gse sottolinea come la crisi economica abbia abbassato la richiesta di energia elettrica sulla rete italiana, pari in totale a 320,3 TW, di circa il 6% rispetto al 2008. la contrazione è stata particolarmente ampia per quanto riguarda i consumi del settore industriale che sono diminuiti del 14% (da 151,3 TWh a 130,5 Twh), soprattutto nel settore siderurgico che ha fatto registrare un -27%. Gli altri settori economici, invece, sono rimasti sostanzialmente stabili, in termini di consumi. Il comparto domestico ha un peso sui consumi totali di energia del 23%, il settore terziario del 32% e quello agricolo del 2%.
Nonostante il calo dei consumi si è registrato un aumento del ricorso alle importazioni nette del 12%, accompagnato ad una riduzione della produzione nazionale dell'8%. In termini di contributo delle varie forme di energie, il 2009 ha visto crescere l'apporto delle fonti rinnovabili del 19% ed una contestuale riduzione dei combustibili fossili pari al 14%. Le fonti fossili, tuttavia, continuano a fornire il contributo principale al soddisfacimento della domanda elettrica (65%), seguite dalle rinnovabili (21%) e dalle importazioni nette (14%).
In riferimento agli impianti alimentati da fonti rinnovabili, il Gse, rileva che alla fine del 2009, la potenza totale installata in Italia è pari a 26519 MW, l’11% in più rispetto al dato di fine 2008.


CONTRIBUTO DELLE RINNOVABILI
Il Gse comunica che la produzione lorda di energia elettrica da fonte rinnovabile nel 2009 è stata pari a 69330 GWh, in crescita del 19% rispetto all’anno precedente.
La fonte prevalente nel mix delle rinnovabili italiane risulta quella idroelettrica, a cui si può scrivere il 67% della crescita della produzione lorda registrata nel 2009 e che cresce del 18% rispetto ai dati 2008, raggiungendo i 49138 Gwh, grazie alle favorevoli condizioni di idraulicità registrate nell’ultimo anno.
La fonte che è cresciuta maggiormente è però quella eolica, che come abbiamo visto proprio recentemente, ha fatto registrare una variazione positiva del 35% nell'ultimo anno, con l'installazione di nuovi parchi che hanno permesso di raggiungere i 6543 Gwh.

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EOLICO: 67 MILA POSTI DI LAVORO AL 2020, MA OCCORRONO CERTEZZE SUGLI INCENTIVI E SEMPLIFICAZIONI

eolicozeroemirome1009.gifNei giorni scorsi abbiamo visto nel volume del Gse “L’eolico. Rapporto statistico 2009”, il buono stato di salute dell'energia eolica in Italia, con una crescita del 35% dell'energia prodotta nell'ultimo anno. Buone appaiono anche le prospettive per il futuro di questa fonte rinnovabile, quantomeno secondo i dati riportati nel congresso “Eolica Expo Mediterranean”, la più importante fiera italiana del settore, tenutasi nell'ambito della fiera ZeroEmission Rome.
Sul fronte lavorativo il segretario generale dell’Anev (associazione nazionale dell’energia del vento), Simone Togni, ha sottolineato che nel 2020 il totale degli impiegati nel settore, secondo alcune stime potrebbe raggiungere le 67mila nuove unità. Attualmente l'eolico in Italia da lavoro a 25mila persone, di cui 9mila direttamente impiegate nella produzione e 16mila nell'indotto.
Il vice presidente dell'Anev, Rainer Karan, ha, poi sottolineato come per ogni MW installato si creino più posti di lavoro nell'eolico, rispetto all'energia prodotta con il nucleare o il carbone. Dati confermati anche dal presidente di Ises Italia (International Solar Energy Society), Giovanni Battista Zorzoli, secondo cui nel 2009, nel mondo, il numero di occupati diretti nel settore eolico ha per la prima volta superato il numero totale dei lavoratori impiegati nelle miniere di carbone.
In più i nuovi posti di lavoro connessi al settore dell'eolico (e delle rinnovabili ) hanno il pregio di non dover avere legami con le grandi città o con il tessuto industriale, ma possono nascere anche in zone di provincia o non molto sviluppate economicamente come ad esempio il Mezzogiorno, che, come ha ricordato anche il rapporto Svimez, rappresenta una zona ideale per investire nelle rinnovabili.
Un settore, quello dell'eolico, florido che, nonostante le difficoltà normative, soprattutto a livello regionale e burocratiche, continua a crescere e nel 2010 aggiungerà poco meno di mille MW ai 5 mila già installati, in linea con il trend di crescita degli ultimi anni. Un trend che segue le linee definite nel Piano di Azione Nazionale per lo sviluppo delle rinnovabili, che, come abbiamo visto, appare sottostimato rispetto alle potenzialità del settore. Secondo il Piano il nostro Paese dovrebbe passare dal 2005 al 2020 ad una quota del 74% di energia prodotta da fonti non rinnovabili, rispetto all'84% attuale. In questa fase l'eolico passerà dall'attuale 1% sul mix energetico al 5% del 2020. Una crescita notevole, ma come sottolineato da Jacopo Moccia dell’Ewea, inferiore rispetto a quanto progettano di fare altri Paesi europei come la Spagna, la Francia, la Grecia o il Portogallo.
Per uno sviluppo migliore dell'eolico, andrebbero oltre che superati i limiti normativi anche risolvere i problemi tecnici legati agli allacciamenti e agli iter autorizzativi, che, come sottolinea Togni, l’Europa fissa in un massimo di 180 giorni, ma che in Italia durano invece fino a 4 anni.

 

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L’EOLICO CRESCE DEL 35% NELL'ULTIMO ANNO, L'ITALIA È AL TERZO POSTO PER POTENZA INSTALLATA IN EUROPA

eolico | Page 2

eolicovolumestatistico09.gifIl Gse (Gestore servizi elettrici) ha pubblicato il volume “L’eolico. Rapporto statistico 2009”, in cui viene rappresentato il quadro di riferimento delle principali caratteristiche il degli impianti eolici in esercizio in Italia della loro diffusione sul territorio nazionale, alla fine del 2009.
Nel rapporto emerge che l'energia prodotta in Italia lo scorso anno da impianti eolici è stata pari a 6.543 GWh, in crescita del 35% rispetto al dato del 2008.
Il Gse rileva che dal 2000 al 2009 vi è stato in Italia un forte sviluppo dei parchi eolici, soprattutto nell'ultimo triennio. Alla fine del 2006, infatti, gli impianti eolici installati erano 169 con una potenza pari a 1908 MW mentre al 31 dicembre 2009 risultano installati nel nostro Paese, 294 impianti eolici per un totale di 4898 MW. Si è assistito perciò ad una crescita del 75% per quanto riguarda il numero di impianti e del 157% per la potenza . Dal 2000 al 2009 è cresciuta anche la taglia media della potenza degli impianti, passata da 606 MW a 16,7 MW.


ANALISI TERRITORIALE
Nel volume viene ribadita l'importanza della componente territoriale quale caratteristica fondamentale per gli impianti eolici. Nello specifico l'insieme di ventosità, orografia e accessibilità dei siti sono, infatti, variabili discriminanti per l'installazione di un parco eolico. Per questa ragione nel Sud d'Italia risultano installati il 98% della potenza italiana e il 90% del numero degli impianti. Anche per questo motivo il rapporto Svimez sottolineava come il rilancio industriale del mezzogiorno debba passare anche per le energie rinnovabili (come l'eolico).
Le regione del Nord e del Centro hanno una dimensione degli impianti generalmente ridotta, in media pari a 4,3 MW, mentre nel Sud la media si attesta intorno ai 19 MW, con punte del 23MW per le Isole e del 34,1 MW della Calabria. Per quanto riguarda la numerosità degli impianti per regione, il Gse sottolinea come in Puglia, Campania e Sicilia si trovino il 60% del totale degli impianti. Cresce il numero di impianti anche in Calabria che passano dal 2,9% del 2008 al 4,4% del 2009. Tra le regioni del Nord è la Liguria a possedere il numero maggiore di impianti, con il 3,1% del totale. Sul fronte potenza installata invece è la Puglia a detenere il primato con il 23,5% del totale nazionale, seguita dalla Sicilia con il 23,4%. Sicilia e Sardegna assieme costituiscono il 36% del totale nazionale, mentre anche in questo campo la Calabria ha raddoppiato la propria potenza installata rispetto al 2008.


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