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feb 06 2010

DA GREENPEACE UN'IPOTESI DI SISTEMA ELETTRICO ALIMENTATO DAL 90 PER CENTO DA FONTI RINNOVABILI

sabato 06 febbraio 2010
 
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Da GreenPeace un'Ipotesi di Sistema Elettrico Europeo Alimentato dal 90 per Cento da Fonti Rinnovabili
greanpeacesystem.gifIl futuro dell'energia si annuncia sempre più rinnovabile, a sostenerlo è Greenpeace che ha recentemente presentato un rapporto dettagliato in cui si teorizza la possibilità di avere energie rinnovabili in grado di fornire energia elettrica 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L'obiettivo, già raggiungibile nel 2050, prevede una modifica delle reti elettriche in grado di consentire alle fonti rinnovabili di arrivare a coprire il 90% del fabbisogno energetico. Tutt'altro che utopia se si pensa che già oggi, in Spagna, in alcune giornate è possibile coprire i 50% della richiesta di energia con le sole fonti rinnovabili presenti (é avvenuto il 7 novembre 2009). La modifica delle reti elettriche consiste nell'introduzione delle cosiddette smart grid, ovvero di infrastrutture elettriche che connettono impianti rinnovabili decentralizzati e che permettono di distribuire elettricità in maniera efficiente. A seconda dei bisogni delle utenze, la produzione elettrica viene monitorata e regolata di conseguenza grazie all'ausilio di tecnologie informatiche di controllo e comunicazione. Per rendere più efficiente e stabile il sistema andrebbero poi accorpate queste smart grid con delle super grid, ovvero delle connessioni che trasportano corrente continua in alta tensione a grandi distanze. L'idea è insomma quella di predisporre un sistema elettrico Europeo che si fondi su micro-reti (smart grids) per la fornitura di energia a livello locale di modo da bilanciare la domanda di una regione (o singolo stato) e super grids per trasferire rilevanti quantità di energia da una regione all'altra ( dal Nord al Sud Europa e viceversa). L'utilizzo di un mix rinnovabile in un sistema elettrico garantirebbe anche notevoli vantaggi dal punto di vista della modulabilità del sistema elettrico stesso in ragione del fabbisogno energetico. Il rovescio della medaglia è che la modulabilità del sistema deve far fronte anche alla variabilità di efficienza delle fonti rinnovabili, per questo motivo Greenpeace ha analizzato i dati meteo degli ultimi 30 anni per verificare se questa struttura sia in grado di resistere a eventi estremi, come la totale mancanza di vento in vaste regioni o l’imprevisto e forte aumento dei consumi elettrici da parte delle utenze.
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Il risultato di questa analisi è che allo stato attuale le reti potrebbero incorrere in deficit energetici, in caso di avversità climatiche prolungate (mancanza di vento e sole) per cui si rendono necessari alcune lavori di modifica e implementazione delle reti elettriche. La soluzione prospettata da Greenpeace è quella di rafforzare oltre 5.300 km di connessioni a corrente alternata e 5.100 km di connessioni a corrente continua entro i confini europei e di realizzare almeno 15 nuove connessioni super grid in Europa e tra l’Europa e l’Africa, per un totale di almeno 12.000 km. Il costo complessivo dell'operazione sarebbe di 209 miliardi di euro, ovvero circa 5,2 miliardi all’anno fino al 2050. Una cifra considerevole che però va analizzata in un contesto Europeo, per cui considerando i livelli di consumo di elettricità risulta che il il progetto sarebbe finanziabile con un aumento delle bollette elettriche europee di circa 0,15 centesimi di euro per kilowattora nei prossimi 40 anni. Una cifra assolutamente accessibile se si considerano gli enormi benefici ambientali che la soluzione prospettata da Greenpeace porterebbe (si avrebbe una riduzione drastica delle emissioni di co2). Il problema rimane la mancanza di un potere centrale effettivo che assecondi e promuova questo genere di soluzioni. L'Unione Europea così come è concepita oggi non ha la forza per superare gli interessi dei singoli stati, soprattutto per ciò che riguarda le enormi conseguenze economiche che una soluzione del genere avrebbe sulle singole società energetiche. L'unica soluzione potrebbe essere quella di creare un consorzio europeo in cui sono presenti tutte le società elettriche europee con un'identica quota di capitale sociale e, partendo da questo nuovo organismo, iniziare a pianificare e a predisporre gli investimenti necessari. In ogni caso il rapporto di Greenpeace rimane un lavoro di assoluto valore che vi invito a leggere, sostenere e condividere.


RISORSE:


CREDIT
Si ringrazia l'utente Paulo Brandão di flickr per l'immagine

 

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