Venerdi, 19 Luglio 2019

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ISTAT: CALA IL REDDITO DISPONIBILE DELLE FAMIGLIE DEL 2,6% E CROLLANO I REDDITI DA CAPITALE


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Istat: Cala il Reddito Disponibile delle Famiglie del 2,6% e Crollano i Redditi da Capitale | Spesa Consumi | Risparmio |

L'Istat ha pubblicato i dati aggiornati sui risultati ottenuti nel 2009 dai settori delle società, finanziarie e non finanziarie e delle famiglie. Molto interessante l'analisiche riguarda le famiglie, soprattutto in relazione al reddito disponibile e al risparmio, grazie alla quale possiamo tratteggiare lo stato di tenuta economica delle famiglie rispetto alla crisi. Abbiamo visto nei giorni scorsi come la situazione delle famiglie nel Mezzogiorno risulti allarmante, vediamo ora quali sono i dati medi nazionali.


PRINCIPALI RISULTATI: REDDITO DISPONIBILE,  CONSUMI E  REDDITO PRIMARIO
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito del 2,6% rispetto all'anno precedente, considerando, però, la sottostante variazione dei prezzi, il potere d'acquisto ha subito una variazione negativa  del 2,5%. Un dato che prosegue il trend iniziato nel 2008, quando la variazione era stata dello 0,9%. Diminuisce anche la spesa per consumi finali delle famiglie dell'1,9% in termini nominali e dell'1,8% in quantità. Per un maggiore approfondimento di questi dati sui consumi consigliamo di leggere il rapporto dedicato sui consumi delle famiglie.
Se nel dato del reddito disponibile si considera anche il valore dei beni e dei servizi individuali che le famiglie ricevono dalle amministrazioni pubbliche come trasferimento gratuito, il valore segna una flessione più contenuta e pari all'1,8%. Il sostegno al reddito di questi trasferimenti sociali è aumentato del 2,6% nello scorso anno. Il calo del reddito disponibile trae origine dalla contrazione del reddito primario, che si è ridotto nel 2009 del 4,2%, dopo aver fatto registrare un incremento del 2,6% nel 2008. Scomponente il reddito primario nei vari elementi, si riscontra un forte calo della componente relativa ai redditi da capitale netti (-32%), derivante dal ridimensionamento degli interessi netti (-46%) e dalla dinamica negativa dei dividendi percepiti dalle famiglie (-30,3%). Il reddito primario è diminuito anche a causa della riduzione dei redditi da lavoro dipendente, che contribuiscono alla sua formazione per oltre il 57%. I redditi derivanti da lavoro autonomo e dalla gestione delle piccole imprese classificate nel settore delle famiglie sono diminuiti nel dello 0,7%, dopo il modesto aumento dello 0,3% registrato nel 2008.


PRESTAZIONI SOCIALI, IMPOSTE E PROPENSIONE AL RISPARMIO
L’andamento delle prestazioni sociali in denaro nel 2009 si è mantenuto in linea con quello dell’anno precedente, con una crescita del 4,9%. Si è assistito ad una crescita significativa delle risorse percepite dalle famiglie sotto forma di Cassa Integrazione Guadagni e di assegni di integrazione salariale, cresciute di oltre 3,5 miliardi di euro in più rispetto al 2008. Le imposte correnti a carico delle famiglie hanno subito una flessione del 3,1%, consentendo un lieve alleggerimento del carico fiscale corrente, sceso nel 2009 di un decimo di punto percentuale al 15,3%, dal 15,4% del 2008.
Una riduzione ottenuta grazie alla riduzione del 2,9% del reddito Irpef e alla riduzione del 5,8% delle imposte sui redditi da capitale, dovuta alla decisa flessione delle imposte sui capital gains (-36,5% ) e sul risparmio gestito (-70,3%). La riduzione delle retribuzioni nel 2009 ha iavuto come inevitabile conseguenza la contrazione di pari entità dei contributi sociali versati dalle famiglie agli Enti di Previdenza ed ai fondi pensione.


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La diminuzione del reddito disponibile, nonostante la contrazione dei consumi, ha avuto ripercussioni anche sulla propensione al risparmio che è diminuita dello 0,7%, arrivando al valore più basso registrato dall’inizio degli anni Novanta (11,1%). Il risparmio delle famiglie calcolato, considerando la componente accumulata nelle riserve dei fondi pensione e il trattamento di fine rapporto (TFR) maturato è diminuito dell'8,4% nel 2009, mentre nel 2008 era aumentato dello 0,7%. L'accreditamento del settore nel 2009 si è attestato su 46,9 miliardi di euro (3,1 per cento del Pil), in sensibile riduzione rispetto al livello di 55,9 miliardi dell’anno precedente (3,6 per cento del Pil).


REAZIONI DEI CONSUMATORI
Il CodaconsCodacons commentando i dati Istat ricorda che, pur essendo dati già di per sé drammatici, rappresentano delle medie che non danno l'idea della situazione reale in cui vive un terzo del Paese. Una riduzione media dei consumi pari all'1,8% significa, infatti, che i poveri, il 13,1% della popolazione (7 milioni 810 mila individui) non hanno i soldi per mangiare, mentre i quasi poveri (15,5 milioni di cittadini) devono indebitarsi anche per acquistare cibo. Una situazione definita dall'Associazione “Da Terzo Mondo”.
Anche Federconsumatori e AdusbefFederconsumatori
e  Adusbef rilevano la gravità dei dati presentati dall'Istat che testimoniano il disagio che le famiglie stanno attraversando.
Per questo le associazioni di chiedono come possa il governo pensare di mettere in atto una manovra economica che deprimerà ulteriormente le condizioni delle famiglie. Questa, infatti, secondo i calcoli dell'Osservatorio Federconsumatori comporterà una aumento della spesa delle famiglie di ben 886 Euro annui, pari ad una contrazione del 3% della capacità di acquisto.

[Via: Rapporto IstatRapporto Istat ]

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Si ringrazia l'utente NoHoDamon NoHoDamon
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